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Generali, nel 2018 svolta sulla crescita

Archiviato un 2016 con un risultato operativo record di 4,08 miliardi, rimesse per 2,4 miliardi e un conseguente dividendo in crescita dell’11% a 0,8 euro, Generali è pronta per la fase tre. Tappa che scatterà nel 2018 quando la compagnia metterà nero su bianco «un ambizioso piano di sviluppo». È questo, ha detto il ceo Philippe Donnet nel corso dell’assemblea dei soci tenuta ieri a Trieste, «il mio personale impegno». Un impegno che il manager intende assumere ora che la fase uno, quella della ristrutturazione, è stata completata, e la fase due, quella del rafforzamento industriale, è a metà strada. «Siamo ben posizionati per raggiungere i target al 2018», ha spiegato il ceo. Ad oggi, infatti sono stati prodotti 3,5 miliardi di cassa netta operativa rispetto ai 7 miliardi previsti per fine piano, sono state distribuite cedole per 2,4 miliardi contro i 5 miliardi stimati al 2018 e il Roe è al 13,5%, superiore al 13% scritto nella lista degli obiettivi. Una volta consolidati questi numeri, dunque, il Leone di Trieste è pronto a dare impulso allo sviluppo. Un primo assaggio arriverà il prossimo 11 maggio quando la compagnia, oltre ad approvare i risultati del primo trimestre, riguardo ai quali Donnet si è mostrato ottimista, presenterà i dettagli di una serie di iniziative che il gruppo intende metter in atto per fare dell’asset management «una fonte di profitto sostanziale e sempre più rilevante» per l’azienda. In che modo, allo stato, non è ancora dato saperlo. Ad oggi Generali ha 474 miliardi di asset in gestione e di questi circa 56 miliardi sono di parti terze. Il ceo non si è voluto sbilanciare sulla possibilità di avviare una campagna acquisti per aumentare il perimetro. L’asset management, va ricordato, era uno degli elementi chiave che qualche mese fa avevano spinto Intesa Sanpaolo a studiare il dossier Generali per valutare potenziali combinazioni industriali. Il presidente, Gabriele Galateri di Genola, in merito ha sottolineato che la compagnia «non ha mai ricevuto alcuna proposta» dalla banca. Da quella ipotetica mossa, però, la società si era difesa acquistando una pacchetto del 3% di Ca’ de Sass che, sommato alle azioni già in possesso, ha portato la presenza di Trieste nel capitale dell’istituto al 3,4%. Ieri Donnet ha voluto spiegare le ragioni di quell’operazione e la ratio dell’investimento: «Non è una partecipazione strategica è finanziaria e verrà gestita nel migliore interesse di tutti gli azionisti. L’acquisto di quel pacchetto era la cosa più ovvia da fare per evitare un’operazione di stakebuilding e quindi un accumulo di quote senza senza il pagamento di alcun premio». Nessuna indicazione precisa sulla possibile valorizzazione della partecipazione è stata data ma l’obiettivo è venderla «a breve». Va ricordato che l’investimento vale 1,1 miliardi.
Quanto all’andamento di Generali in Borsa, tema che da anni scalda i soci della compagnia, Donnet si è detto sicuro che il potenziale del gruppo «sia sottovalutato». Lo dimostrerebbe il fatto che il rapporto tra prezzo di Borsa e utili attesi è nettamente inferiore a quello dei principali competitor. «Dobbiamo colmare questa distanza», ha sottolineato il manager che ha quindi rimarcato il fatto che le azioni delle Generali sono cresciute del 30% dal giorno dell’Investor Day. Ai prezzi di ieri, Generali garantiva un rendimento del 5,5%, il doppio rispetto a un Btp decennale. Il dividendo, d’altra parte, è rotondo e la compagnia, ha spiegato Donnet, se l’è potuto permettere perché «è leader di mercato per quanto riguarda le performance tecniche e operative». Il combined ratio dello scorso esercizio è stato pari a 92,5% e la raccolta netta nel vita è stata di 12 miliardi, superiore a quella dei competitor, con margini sulla nuova produzione del 26%: cinque punti base in più rispetto al 2015. «Il nostro gruppo parte da una buona performance media ma noi puntiamo all’eccellenza, dobbiamo migliorare in modo sistematico in tutti i settori». Sono queste le «fondamenta solide» su cui la compagnia intende realizzare il piano di crescita. Nel mentre, proseguirà ottimizzando la presenza internazionale e uscendo da quei mercati che non soddisfano i requisiti di performance.
Sulla possibilità invece che nelle prossime settimane venga individuato un nuovo direttore generale dopo l’uscita di Alberto Minali, Donnet ha detto che al momento non è all’ordine del giorno. Francesco Gaetano Caltagirone, socio al 3,65%, a margine dell’assemblea ha ricordato che «la figura è prevista da statuto». In tema di azionisti, ieri era presente in assemblea il 52,24% del capitale, la soglia più alta mai registrata dal 2010 ad ora con i fondi esteri che hanno raggiunto il 24,4% del capitale contro il 19,87% dell’anno precedente.

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