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Generali, mossa anti-scalata su Intesa

Il Leone rileva il 3% delle azioni della banca, per impedirle di salire nel capitale di Trieste
Vera o presunta, è partita la battaglia sulle Generali. Con Intesa Sanpaolo da un lato e il Leone e Mediobanca dall’altro. Proprio le indiscrezioni di stampa uscite nel week end sul possibile interesse di Ca’ de Sass per un ingresso (e forse una scalata) nel capitale della compagnia assicurativa hanno spinto il ceo del gruppo, Philippe Donnet, a compiere una mossa difesiva d’altri tempi: nella serata di ieri Generali ha annunciato di aver opzionato tramite prestito titoli 505 milioni di azioni Intesa Sanpaolo, pari al 3,01% dell’istituto. Quanto basta per impedire alla banca, stante la normativa sulle partecipazioni incrociate, di salire oltre il 3% di Trieste, pena il congelamento dei diritti di voto.
Per ora i rumor hanno scaldato la Borsa: Generali ha chiuso in rialzo del 3,94% a 14,25 euro. Diversamente Intesa Sanpaolo è calata del 2,91% a 2,39 euro.
L’operazione del Leone, se tradotta nell’acquisto definitivo dei titoli, ai prezzi di ieri può valere fino a 1,2 miliardi di euro. Una cifra che la dice lunga sui timori di Generali e dei suoi principali soci di diventare oggetto di una scalata, timori che sarebbero stati condivisi in un vertice telefonico tenuto nel pomeriggio di domenica e al termine del quale si sarebbe deciso di procedere con la levata di scudi. In ogni caso si tratta in Mossa inattesa e per certi aspetti sorprendente, considerato che – alla luce anche dei recenti rumor di un potenziale interesse da parte di Axa e Allianz – Generali di fatto ha deciso di proteggersi da un piano ispirato anche dalla volontà di difendere l’italianità della compagnia.
Ma che cosa sta realmente progettando Intesa? Formalmente, nulla. «No comment», ha dichiarato ieri il presidente di Ca’ de Sass, Gian Maria Gros-Pietro. E secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, di eventuali progetti sull’asse Torino-Milano-Trieste non si è mai fatto cenno in consiglio: la prossima riunione è convocata per venerdì, ma all’ordine del giorno c’è l’esame del budget 2017, prima dei conti che saranno approvati il venerdì successivo.
Le novità emerse negli ultimi giorni, in particolare l’affondo delle Generali, potrebbero però aver cambiato le priorità. Anche perché a questo punto la banca ha poche opzioni sul tavolo se intende davvero muovere su Trieste: un’Opa o piuttosto un’Ops su oltre il 60% del capitale. In particolare, in un’ottica industriale sarebbe probabilmente più plausibile lo strumento dell’offerta pubblica di scambio per realizzare un conglomerato bancario-assicurativo. Sempreché l’istituto non sia riuscito a sfuggire al meccanismo delle partecipazioni incrociate grazie al fatto di aver già costruito l’eventuale posizione sul Leone. Cosa che potrebbe aver fatto nelle scorse settimane. Se così fosse, Intesa Sanpaolo si potrebbe proporre come blocco alternativo a quello di Mediobanca nel controllo della compagnia. Ultima e meno probabile opzione vista la reazione di Trieste è quella di sedersi attorno a un tavolo per costruire un progetto condiviso dalle compagini azionarie di entrambe le società, per quanto assai lontane. Intesa Sanpaolo vede come primo azionista Compagnia Sanpaolo con il 9,3%, seguito da Fondazione Cariplo al 4,8% e Fondazione Cariparo al 3,3%; mentre primo azionista di Generali è Mediobanca col 13%, seguito da Caltagirone al 3,56% e la Delfin di Del Vecchio al 3,16%.
Certo è che per Intesa Sanpaolo si tratta di un passaggio chiave. La banca guidata da Carlo Messina si trova al termine di un piano industriale avviato tre anni fa (con una razionalizzazione del portafoglio partecipativo che comprendeva peraltro la piccola quota detenuta nelle Generali) finora molto apprezzato dal mercato ma a questo punto chiamato alla prova più impegantiva: distribuire a valere sull’esercizio 2017 4 miliardi di dividendi agli azionisti. Un traguardo non facile visto il contesto di mercato, che potrebbe spingere la banca a costruire un nuovo business plan o a sparigliare con un’operazione straordinaria.
Proprio come quella che potrebbe prendere forma attorno a Generali e alla costruzione di un colosso della bancassicurazione. Cosa che avverrebbe unendo le attività del Leone a quelle di Intesa Sanpaolo Vita e potenzialmente valorizzando alcuni asset marginali con il supporto di Allianz o Axa. Nel caso l’operazione, in Italia, non dovrebbe incorrere in particolari problematiche antitrust. Questo perché assieme non supererebbero alcuna soglia rilevante nel settore danni mentre nel vita, comparto leggermente più problematico, potrebbero essere aiutati dal fatto che il segmento è frammentato e comprende un concorrente forte come Poste Vita. Al più, potrebbe essere considerata una cessione parziale delle attività di Alleanza.

Marco Ferrando
Laura Galvagni

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