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Generali, l’utile sale a 1,7 miliardi Migliorano ancora i Solvency ratio

Un terzo trimestre sotto le attese, complici delle partite finanziarie inaspettate (tra le quali 15 milioni di euro legate al dieselgate Volkswagen), e nove mesi, invece, dove Generali ha tenuto sul fronte della solidità patrimoniale, ha migliorato la redditività del danni e ha registrato un utile che garantisce, in sintonia con le aspettative, una chiusura 2015 in netta crescita rispetto al passato esercizio. Segnali positivi, come attestato da diversi analisti che hanno giudicato la buona qualità dei fondamentali, ma che non sono bastati per sostenere le quotazioni a Piazza Affari tanto che, in una seduta tendenzialmente debole per il settore assicurativo, il titolo del Leone ha chiuso in discesa dello 0,69% a 17,28 euro. Una performance che in parte si spiega con l’ascesa registrata dalle azioni dopo il minimo a 15,5 euro toccato il 24 settembre scorso.
Continua pagina 32 Laura GalvagniContinua da pagina 31 Da allora è stato un lento progresso spinto in parte dalle attese sui risultati del Leone che ha archiviato i primi nove mesi con 1,727 miliardi di utile netto, superiore al guadagno dell’intero 2014 (1,7 miliardi). Diversamente, nei tre mesi i profitti sono stati pari a 420 milioni, in calo dai 513 milioni registrati nello stesso periodo del 2014 e inferiori al consensus degli analisti (505 milioni). A pesare, come ha spiegato il group cfo Alberto Minali, sono state le «maggiori svalutazioni» legate alla volatilità registrata dalle Borse durante la scorsa estate. Un’altalena che è costata in tutto 126 milioni di impairment. In questo contesto, però, la «qualità della produzione vita è migliorata» tanto che il business margin è salito al 26% dal 25% del trimestre precedente e questo, ha aggiunto Minali, «si rifletterà sugli utili futuri» ed evidentemente sulla produzione di cassa, caposaldo per la definizione della cedola. Rispetto alla quale, Minali ha assicurato che la società potrà essere più generosa con i propri azionisti confermando la politica di dividendo che prevede la distribuzione di 5 miliardi di euro in quattro anni. Nei nove mesi, peraltro, la compagnia è riuscita anche a incrementare sensibilmente l’operating Roe che ha raggiunto quota 13,9%, ben oltre il target del 13%. La raccolta premi è salita del 5,1% a 54 miliardi, sulla spinta del segmento vita (+7% a 38,4 miliardi), dove le unit linked rappresentano ormai il 53% della raccolta netta, e grazie alla ripresa del danni (+0,8% a 15,7 miliardi). Il risultato operativo ha registrato una crescita del 4,7% a 3,8 miliardi, con un apporto di 2,3 miliardi (+3,9%) dal vita e di 1,6 miliardi dal danni (+4,8%). Nel vita, l’Italia vede un aumento del 15% dei premi, a 13.511 milioni. Positivo anche l’andamento di Francia (+4,7%), Germania (+4%) ed Europa Centro-Orientale (+8,6%). Mentre nel danni il combined ratio è migliorato di 0,8 punti al 92,7% nonostante i maggiori sinistri catastrofali del periodo. E soprattutto con un forte segnale dalla Francia, uno dei mercati chiave per le Generali, dove l’indicatore è finalmente sceso sotto quota 100 attestandosi a 99,3%. Sul fronte della solidità patrimoniale, quest’ultima è garantita da un economic Solvency pro forma internal model al 196% e da un Solvency I al 166%. Al 30 settembre 2015, gli asset in gestione del gruppo ammontano a 493,8 miliardi, in aumento del 2,9%.
L’outlook, dunque, è positivo: la compagnia confida «di poter terminare il 2015 con un utile netto significativamente superiore a quello del 2014, anche per effetto del buon contributo che la società si attende dall’ultimo trimestre dell’anno», ha garantito Minali. Peraltro, la decisione del Financial Stability Board di rimuovere le Generali dalla lista delle istituzioni finanziarie di rilevanza sistemica «conferma che la compagnia è un gruppo unicamente assicurativo».
In ragione di tutto ciò i report degli analisti sembrano essere sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda: utili sotto le stime ma fondamentali buoni. E così le ultime proiezioni vedono circa un 47% degli esperti orientati su raccomandazioni positive, poco più di un 40% su valutazioni neutrali e la quota restante ha un giudizio negativo. Il target price medio supera di poco i 19 euro a titolo con un potenziale di crescita rispetto alle quotazioni attuali del 10,5%.

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