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Generali, l’ultimo sprint di Intesa Trieste si affida a Goldman Sachs

Ore decisive per il progetto Generali cullato da Intesa Sanpaolo. L’ad Carlo Messina è ventre a terra con pochi manager e consulenti, per dare venerdì qualche tipo di segnale, contabile e verbale, agli investitori. «Oggi siamo fifty fifty come probabilità che l’offerta, affascinante ma di enorme complessità, sia lanciata – dice un banchiere d’affari al lavoro -. Comunque l’ora delle scelte è vicina». Venerdì la banca milanese ha in agenda il cda sui conti 2016, e successiva presentazione. Anche dalle politiche contabili più o meno conservative si capirà se c’è spazio per la scalata su Trieste. Una delle poste in discussione è la partecipazione nel fondo Atlante, da 845 milioni come per Unicredit, che l’ha «significativamente svalutata » (si dice quasi del tutto) nei conti che diffonderà il 9 febbraio. Intesa Sanpaolo farà lo stesso o lascerà più correre gli utili? Ieri Quaestio Sgr, che gestisce il fondo socio al 98% di Vicenza e Veneto Banca, ha scritto di avere mantenuto al costo storico le quote, pari a 3,48 miliardi. Quaestio aggiornerà il valore di Atlante «appena si renderanno disponibili nuove informazioni ufficiali», come i bilanci 2016 delle due banche o l’entità dell’aumento vitale per fonderle e rilanciarle.
A Piazza Affari, in una seduta pesante per il credito, Intesa Sanpaolo ha perso l’1,27%, Generali l’1,14%, Mediobanca il 2,69% e Unicredit il 3,97%. Gli operatori segnalano da una parte lo stabilizzarsi dei prezzi, e della forbice che a una settimana dall’uscita delle voci si è aperta tra Trieste (+8%) e Ca’ de Sass (-12%). D’altro canto interesse e volumi sembrano calanti. Credit Suisse, che ha un giudizio outperform su Intesa Sanpaolo, ieri ha scritto: «Perché la fusione crei valore servono sinergie post tasse di 900 milioni, un livello impegnativo ». Intanto, oggi Generali potrebbe nominare un advisor per le nuove prove: in pole position c’è Goldman Sachs.
Alla Ca’ de Sass tutto tace e i preparativi proseguono. Lo schema di cui Messina e i suoi verificano la percorribilità è un’offerta pubblica di acquisto e scambio su almeno il 60% del capitale di Generali, anche se le carte non sono ancora state inviate alle autorità competenti. Uno scoglio grosso è la concentrazione antitrust nel ramo Vita in Italia, che potrebbe costringere un polo Milano-Torino-Trieste a disfarsi di premi per 7,2 miliardi – quasi un terzo dei ricavi di Generali Italia – in caso il garante alla concorrenza ponesse un tetto al 30% delle quote di mercato settoriali. Tuttavia il dossier sarebbe di rilevanza comunitaria, e in questa fase l’antitrust Ue pare più favorevole alle concentrazioni, come visto dalle soglie di mercato anche al 40-50% poste su recenti operazioni. Poi c’è la Bce. Ieri a Roma c’è stata un’occasione di incontro presso la Banca d’Italia, dove la presidente della vigilanza Daniéle Nouy ha parlato ai banchieri italiani. Tra loro Messina e l’ad di Mediobanca Alberto Nagel, mentre Unicredit era rappresentata dalla manager Marina Natale. Nouy ha parlato principalmente di crediti deteriorati e del test macroprudenziale Srep appena concluso. Nessun cenno si sarebbe fatto all’operazione che può cambiare volto alla finanza italiana. Ne ha invece parlato Jean Pierre Mustier, ad di Unicredit ieri rimasto a Milano per incontrare un centinaio di investitori in vista del lancio dell’aumento da 13 miliardi, al via lunedì. A chi chiedeva perché Unicredit avesse ceduto – per far cassa e attenuare l’importo della ricapitalizzazione – Pekao, Pioneer e quote di Fineco, tenendosi in casa una minoranza di Mediobanca, Mustier avrebbe ribadito seccamente che Mediobanca è considerata il 15° istituto del gruppo, che non ha intenzione di venderne l’8,56% e che per questo non lo ha svalutato nel bilancio Unicredit, dov’è iscritto a 10,1 euro per azione (poco sopra il prezzo di Borsa). Ieri il vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona, storico ambasciatore dei rapporti con Mediobanca, è stato visto nella sede di Intesa: in cerca di mediazioni, possibili perché i canali del dialogo sono aperti.

Andrea Greco

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