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Generali, l’ipotesi ticket interno in alternativa al tris di Donnet

Generali riapre il cantiere governance. Archiviata la pausa agostana, è tornato sul tavolo del consiglio di amministrazione della compagnia una delle priorità dell’azienda per i prossimi mesi: definire il vertice della società, in scadenza con l’approvazione del bilancio 2021, così come i componenti del prossimo board, alla luce del fatto che molti degli attuali membri non potranno più essere considerati indipendenti.

Come è noto una parte degli azionisti forti del Leone, con Francesco Gaetano Caltagirone in testa, spinge per un deciso cambio di passo mentre esiste un fronte, riconducibile di fatto all’orbita di Mediobanca, meno incline al cambiamento e comunque più orientato a far emergere qualsiasi svolta come esito di un confronto interno al cda e agli organi deputati.

In virtù di questo il potenziale riassetto alla guida di Trieste sta seguendo due percorsi differenti: da un lato c’è chi già ipotizza e si interroga su quelle che potrebbero essere le possibili alternative alla riconferma del ceo Philippe Donnet e dall’altro c’è il canale ufficiale che ha iniziato a muoversi nell’ambito delle procedure stabilite dallo statuto.

Le mosse del board

Come definito dall’ultimo cda tenuto a inizio agosto «il consiglio ha deciso l’avvio di attività preparatorie della procedura per la definizione dell’eventuale lista di candidati» che dovrà predisporre il board stesso. In ragione di ciò il comitato nomine della compagnia è già operativo sul dossier al punto da aver calendarizzato alcune riunioni chiave. Il tutto con l’obiettivo di arrivare al cda del 27 con una proposta da sottoporre ai componenti del consiglio. A tal proposito uno dei passaggi chiave potrebbe essere un prossimo confronto con Donnet. È infatti previsto che il comitato nomine chieda al ceo se è disponibile o meno ad entrare a far parte della futura lista. Al riguardo Donnet, nelle poche occasioni ufficiali in cui ha dovuto affrontare il tema, ha sempre ribadito di essere concentrato sull’esecuzione dell’attuale piano industriale e già proiettato sulla preparazione delle future linee guida. Del comitato nomine, però, fanno parte tra gli altri, oltre a Clemente Rebecchini (Mediobanca), Caltagirone e Romolo Bardin, rappresentante di Leonardo Del Vecchio. Il confronto dunque non sarà certo una passeggiata. Tanto più perchè si inserirà a cavallo di un altro appuntamento centrale: le opzioni in mano a Caltagirone per salire al 5% di Mediobanca. I contratti scadono il 19 settembre e molto, rispetto all’esercizio o meno dei contratti, dipenderà dal prezzo che avrà in Borsa Piazzetta Cuccia (oggi viaggia leggermente al di sotto dei 10 euro a titolo). Tuttavia, come riferito da diversi osservatori, queste opzioni rappresentano uno strumento di pressione rilevante nella mani dell’imprenditore. Che come detto vuole un cambio radicale al vertice delle Generali. Ecco perchè non è scontato che alla fine prevalga l’ipotesi di una lista del consiglio di amministrazione. Potrebbe accadere, infatti, che al termine di questo percorso non si trovi la quadra e questa ipotesi venga accantonata a favore della presentazione di tre differenti liste che potrebbero nascere in seno ad altrettante cordate, una capeggiata da Mediobanca, l’altra da Caltagirone e la terza, potenzialmente, come espressione del mercato (Assogestioni).

Le opzioni esterne

In virtù dello scenario appena descritto ma anche in ragione di un possibile accordo tra le parti, si rincorrono numerose voci su quello che potrebbe essere il futuro assetto di comando delle Generali in assenza di una riconferma di Donnet. Più volte si è parlato di una possibile ascesa di manager interni ma nelle ultime ore si sarebbe aggiunto un ulteriore dettaglio: la definizione di un direttore generale. E così alcuni avrebbero immaginato un inedito ticket: Luciano Cirinà, alla guida di Austria, Cee & Russia, in qualità di nuovo ceo, e Sandro Panizza, group chief insurance & investment officer, come direttore generale. Una simile scelta richiederebbe l’individuazione di un presidente con forti riscontri sui mercati internazionali. Ciò non fa tuttavia tramontare altre opzioni già considerate, come l’approdo alla carica di ceo di Giovanni Liverani, numero uno in Germania. Oppure la scelta di una figura esterna. E in questo caso sono già stati fatti i nomi di Marco Morelli, ex Mps ora in Axa, di Matteo Del Fante, al timone di Poste Italiane, e di Mario Greco, già al vertice delle Generali e oggi alla guida di Zurich. Quest’ultimo ha però fatto sapere a più riprese di stare benissimo a Zurigo.

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