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Generali, l’anagrafe dei soci. La signora da 30 milioni di euro e quell’area «grigia» sul 10%

Come essere in sala d’attesa. I 233 mila azionisti Generali aspettano di capire se Intesa Sanpaolo passerà dai preliminari (studio di combinazioni industriali) alla sostanza (lancio di un’offerta). Poi se un’offerta arriverà, toccherà a loro decidere. A partire da Mediobanca, primo socio, che con il suo 13% (più pacchetti satelliti come Invag) da decenni governa a Trieste; e poi le migliaia di investitori istituzionali esteri; le famiglie che hanno investito i risparmi di generazioni perché le Generali si mettono nel cassetto e passano da nonno a nipote; la torinese che avrebbe in mano titoli per l’astronomica cifra di 30 milioni (non è una banca, né una sim o una fiduciaria ma una signora di 37 anni in carne, ossa ed euro); le due sorelle romane che hanno da parte «solo» 6 milioni e solo in azioni Generali. E poi l’area «grigia» dei grandi intermediari che raccoglie circa il 10% del capitale. Lo sterminato libro soci delle Generali, decine di migliaia di pagine, fotografa singolarmente chi è andato a incassare il dividendo 2016. Cioè tutti. Compresa questa zona oscura che vale oltre 2,2 miliardi di euro ai prezzi attuali di Borsa.

Una serie di intermediari, a partire dalla banca francese Société Genérale, Jp Morgan, Bnp Paribas e Goldman Sachs, sono andati a staccare dividendi per il 10% circa del capitale. Ma in realtà non sono, o non sono tutti, titoli di proprietà. Raccolgono vari portafogli (anche retail) che confluiscono, dopo un contorto percorso, nel soggetto che poi va a reclamare la cedola. Ma in questo palleggio tra intermediari secondari e primari alla fine si perde il codice e dunque il nome del beneficiario vero, generando così un’opacità tecnica che di fatto «nasconde» le generalità di molti soci. E qualcuno potrebbe anche crearsi posizioni di una certa rilevanza approfittando di questa nebbia.

Non è il caso dei cinesi della People’s Bank che sembravano in ritirata dopo la comunicazione della discesa sotto il 2%. Invece sono stabili all’1,99%, quarto socio dopo Mediobanca, gruppo Caltagirone (3,5%) e Leonardo Del Vecchio (3,1%). La posizione di SocGen (2,2% al dividendo) è infatti largamente gonfiata proprio da quello che si diceva prima.

Spicca tra i primi 20 azionisti la Cassa di previdenza degli avvocati che ha puntato 235 milioni del suo patrimonio sul Leone. Gli istituzionali italiani rappresentano il 14,3% del capitale. Tra essi una presenza simbolica, per ora, è quella del gruppo Intesa attraverso Banca Imi (0,4%) cui possiamo aggiungere un altro decimale in mano alla Compagnia di San Paolo, suo principale azionista. Unicredit più o meno è allo stesso livello. A proposito di Intesa, è interessante notare quanto pesino i fondi esteri: 65% del capitale contro il 39% di Generali. Dunque Intesa ha l’uomo-guida italiano (Carlo Messina) ma il 65% del capitale all’estero, Generali ha un francese (Philippe Donnet) ma il 60,5% del capitale italiano.

Ma occupiamoci adesso del caso della signora torinese. Se sono vere le cifre (molto attendibili) sul suo investimento, solo con il dividendo si è garantita quasi un milione e mezzo, vale a dire 4 mila euro al giorno per un anno. Questo vuol dire che ha un sacco di azioni Generali, più del fondo sovrano del Kuwait, di Commerzbank e della maggior parte degli istituzionali. Trenta milioni di euro, pare, solo in titoli del Leone. Vuol dire che «ballano» 300 mila euro ogni volta che il titolo sale o scende di un punto. Stressante. Abita in centro a Torino, sconosciuta e irrintracciabile. Ma esiste, è vera e si chiama Francesca.

Mario Gerevini

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