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Generali, la quota di Bankitalia alla Cdp

Oggi decide il consiglio superiore di Banca d’Italia, domani dovrebbe deliberare la Cdp. Si dovrebbe dunque definire così il passaggio della quota detenuta da Bankitalia in Generali, pari al 4,5%, al Fondo strategico italiano, controllato appunto dalla Cassa depositi, attraverso il conferimento della partecipazione, che vale circa 900 milioni, e l’ingresso nel capitale del Fsi da parte dell’istituto di vigilanza.
Un passaggio che in particolare il direttore generale di Via Nazionale Fabrizio Saccomanni vuole concludere per risolvere la questione del potenziale conflitto di interessi che si verrebbe a creare quando l’authority in gennaio assumerà attraverso l’Ivass (di cui Saccomanni sarà presidente) anche la supervisione sulle compagnie assicurative.
A «rassicurare» i soci del Leone che hanno espresso preoccupazioni per un ingresso della politica a Trieste, visto che Cdp è per il 70% del Tesoro e per il 30% delle fondazioni, è intervenuto domenica il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco: «Nessuno ha mai pensato di statalizzare alcunché» ha dichiarato, aggiungendo che «le linee guida» che l’istituto si è dato «sono di non alterare la dinamica di mercato e garantire che le modalità di gestione della partecipazione in Generali non deviino da quelle seguite dalla Banca d’Italia negli anni». Modalità tanto più necessarie se si considera che il gruppo assicurativo guidato oggi da Mario Greco è il terzo partecipante al capitale dell’istituto di vigilanza con il 6,3% dietro solo a Intesa Sanpaolo e Unicredit ed è una delle poche compagnie (con Fonsai e Allianz) socie di Bankitalia.
In pratica secondo indiscrezioni sarebbe stato studiato un «meccanismo idoneo» a garantire la continuità di prassi, probabilmente con l’adozione da parte del Fsi, per la specifica partecipazione, dello stesso regolamento che si è data Via Nazionale. Inoltre per la quota sarebbe prevista anche la cessione fino a due terzi nell’arco di circa 3 anni. Il gruppo Cdp-Fsi dunque, come Bankitalia, non interferirebbe nel governo societario della compagnia e quindi non avrebbe rappresentanti nel consiglio né presenterebbe liste e per il voto adotterebbe i criteri di «neutralità» che Via Nazionale ha fatto propri anche esprimendosi in assemblea a fianco di Assogestioni.

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