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Generali, inizia la conta su Donnet Soci in manovra

Nessuna delibera, nessuna decisione ma un confronto, che quasi sicuramente sarà molto acceso. La riunione dei consiglieri non esecutivi delle Generali, che comprende di fatto l’intero cda escluso il ceo Philippe Donnet, è chiamata oggi ad aprire il dibattito sulla governance futura del Leone, oggetto poi anche di un prossimo comitato nomine. Sul tavolo, però, ci sarà principalmente la lettera inviata da Donnet che conferma la disponibilità del manager a restare alla guida di Trieste. E questo piace a una parte del consiglio, compreso chi rappresenta Mediobanca (13%) mentre non trova il favore di quattro dei tredici membri del board, in particolare di Francesco Gaetano Caltagirone (già socio al 6%), di Romolo Bardin (espressione di Leonardo Del Vecchio azionista con il 5%), di Sabrina Pucci e di Paolo Di Benedetto.

I due fronti, spaccati, proveranno a mettere in chiaro le rispettive posizioni. Difficile immaginarne ora l’esito. Di certo la recente mossa di Del Vecchio e Caltagirone di stringere una patto di consultazione sull’11% della compagnia punta a realizzare il proposito di un radicale cambiamento strategico. Svolta che, nell’ottica dei due imprenditori, passa soprattutto da un nuovo assetto di vertice. Che, a parer loro, favorirebbe un differente approccio all’M&A. Non a caso il tema del futuro delle Generali viene citato anche nell’intesa appena siglata, che Radiocor ha visionato per intero, in cui si precisa che la «finalità condivisa» è quella della modernizzazione tecnologica dell’attività caratteristica per promuovere crescita e un migliore posizionamento strategico. E che proprio in virtù di questo il patto è aperto a chi condivide questa sorta di ”manifesto”, purché si stia ben lontani dalle soglie d’Opa.

Quella parte del consiglio che sostiene Donnet, ritiene, invece, che proprio le linee guida definite dal ceo sono la scelta giusta per il Leone. In questi anni il manager ha prodotto solidità, redditività e ha seguito una logica ”opportunistica” sul fronte delle acquisizioni che ha permesso uno sviluppo costante senza rischi eccessivi. Quest’ultimo punto, non trova però concorde l’altra parte del board. E in proposito si fa notare che la compagnia ha fatto “molto meno” dei suoi diretti competitor. Axa, che pure dal 2019 in poi ha solo venduto (per 7 miliardi), nel 2018 ha concluso la maxi acquisizione di XL negli Usa. Operazione da 12 miliardi che dopo un avvio complesso ha cominciato a dare i primi frutti. Allianz negli ultimi tre anni ha acquistato asset per oltre 5 miliardi di euro e Zurich per quasi 6 miliardi, ai cambi di ieri. Questo contro i 3,3 miliardi messi sul piatto da Generali, dei quali oltre 1 miliardo relativo all’operazione Cattolica. Insomma a parere di Caltagirone e Del Vecchio si è fatto davvero poco per la crescita internazionale. E ora il gap andrebbe sanato con un nuovo vertice (le ipotesi sono molteplici, sia sul fronte ceo che su quello del numero uno) e un nuovo indirizzo strategico. A sostenere quest’ipotesi ci sarebbe anche Fondazione Crt, azionista di Trieste e propensa a valutare possibili idee che diano slancio alla compagnia. Tanto che proprio oggi l’ente potrebbe considerare una possibile partecipazione al patto di consultazione. E con la Fondazione, in un prossimo futuro, anche i Benetton, soci con poco meno del 4%, potrebbero aprire una riflessione sull’adesione. Molto dipenderà da come evolverà il confronto tra i due fronti in cda. Una data chiave, a riguardo, è il 27 settembre ma nessuno esclude che si possa andare anche oltre.

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