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Generali, il cda fermo ai conti La governance va a settembre

Il tema non era all’ordine del giorno ma era il convitato di pietra a un consiglio di amministrazione chiamato ad approvare i conti del primo semestre 2021 della compagnia. E alla fine, dopo un confronto ancora una volta animato, i membri del cda Generali hanno deciso di fissare la discussione sull’opportunità o meno di presentare la lista del board per il rinnovo del consiglio al prossimo 27 settembre.

La data non è un dettaglio marginale. Vuol dire che le diplomazie hanno oltre un mese e mezzo di tempo per trovare una soluzione alla spinosa questione dell’amministratore delegato. Circa otto settimane per dirimere una vicenda che già ieri è stata al centro del dibattito: è opportuno o meno che la scelta del nuovo cda sia definita a suon di maggioranze o è meglio cercare un’intesa il più ampia possibile? È evidente, hanno concluso in molti, che per il futuro dell’azienda è auspicabile che le decisioni chiave vengano prese da un fronte compatto per evitare che si inneschi una lotta intestina che nuocerebbe solo alla compagnia. E proprio questo aspetto, ossia che la maggioranza in certi casi non può bastare, sarebbe uno dei punti messi in luce da una parte del consiglio, in particolare quella che fa riferimento ai grandi azionisti privati (Caltagirone e Del Vecchio). Non solo, anche una parte degli indipendenti avrebbe sollevato e condiviso questa tematica. Un aspetto che si intreccia con un altro tema chiave. La data scelta è successiva a un appuntamento cruciale che potrebbe influenzare l’agenda: il consiglio sulla governance è stato calendarizzato 10 giorni dopo la scadenza dell’opzione in mano a Francesco Gaetano Caltagirone per salire al 5% di Mediobanca. Il 17 settembre scatta infatti il potenziale esercizio per l’acquisto di un ulteriore 1,95% di Piazzetta Cuccia di cui l’imprenditore, già azionista forte delle Generali, è diventato socio rilevante con il 3%. Quell’opzione per certi aspetti potrebbe rivelarsi utile per alzare ulteriormente la pressione, in un senso o nell’altro, attorno alla scelta del futuro ceo. Che, va detto, non può essere rimandata troppo in là nel tempo. Non foss’altro perché l’attuale piano industriale del gruppo assicurativo è prossimo al compimento e ci sono da scrivere le nuove linee strategiche. Quelle vecchie, definite sotto la guida del ceo Philippe Donnet, sono di fatto già state raggiunte nonostante il freno generato dalla pandemia. E i conti del primo semestre, che verranno diffusi nella prima mattinata di oggi andranno a rafforzare questa tendenza. Secondo il consensus medio diffuso ieri dagli analisti la compagnia dovrebbe archiviare i primi sei mesi 2021 con un risultato operativo vicino ai 3 miliardi e una Solvency del 235%.

Più nel dettaglio i premi lordi dovrebbero attestarsi a 37,1 miliardi (dai 36,48 miliardi di un anno fa), il risultato operativo di 2,94 miliardi (da 2,71 miliardi) e un utile netto di 1,47 miliardi dai 774 milioni di un anno fa, su cui tuttavia avevano pesato rilevanti svalutazioni e stanziamenti legati al Covid. Il combined ratio è visto al 90% (valore medio) contro l’89,1% di fine 2020 mentre il Solvency Ratio dovrebbe essere migliorato al 235% dal 224% dello scorso 31 dicembre.

Come detto, il dibattito sulla governance è legato anche alla figura dell’ad Donnet, che sta completando il secondo mandato e, nel frattempo, avrebbe già iniziato a lavorare al nuovo piano industriale la cui presentazione è fissata per metà dicembre. Una parte dei soci, Caltagirone e Del Vecchio in primis, vorrebbero una forte discontinuità ma non tutti sono di questo avviso. A supporto di Donnet, in proposito, c’è chi ricorda i numeri del Total Shareholder Return garantito da Generali da novembre 2016, cioè da quando il manager, arrivato qualche mese prima a Trieste, ha annunciato il riposizionamento strategico dell’azienda. Da quel momento a fine luglio 2021, Generali ha realizzato un +93% contro il +75% di Allianz, il +82% di Zurich e il +27% di Axa. Proprio quest’ultima ieri ha diffuso conti in forte ascesa e soprattutto, a valle di questo, è stata annunciata con largo anticipo la conferma di Thomas Buberl alla guida della compagnia per altri quattro anni a partire da aprile 2022. Decisione che è stata commentata anche nel corso del cda Generali come esempio di governance positiva.

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