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Generali, il cda decide sul caso Perissinotto

L’ultima parola spetterà al consiglio di amministrazione delle Generali, convocato oggi. Ma da un primo esame dei pareri legali di Portale-Visconti e Maresca sugli investimenti «alternativi» di Trieste, sembrerebbe che il comitato di controllo e rischi della compagnia, in una riunione fiume che si è tenuta ieri a Milano per oltre sette ore, abbia ravvisato margini di manovra più ampi – rispetto alle precedenti relazioni di Bonelli Erede e Pappalardo e dell’avv. Mucciarelli – per procedere con una azione di responsabilità verso l’ex amministratore delegato Giovanni Perissinotto. Secondo indiscrezioni, sarebbero infatti stati ravvisati due differenti livelli di responsabilità tra Perissinotto e l’ex direttore finanziario Raffaele Agrusti, con quest’ultimo meno coinvolto. Nei confronti di Agrusti, così, secondo quanto si apprende, si dovrebbe procedere solo con una negoziazione della liquidazione di 6 milioni accordata al momento della sua uscita da Trieste, ma non ancora liquidata. A questo punto il comitato dovrà ora relazionare all’amministratore delegato Mario Greco che poi dovrà fare una proposta puntuale al consiglio di amministrazione nel corso della riunione che si terrà oggi.
Ieri il comitato di controllo e rischi, composto da Alberta Figari, Sabrina Pucci, Clemente Rebecchini e Paola Sapienza si è infatti limitato a esaminare tecnicamente nel merito il parere richiesto nelle scorse settimane agli avvocati Portale-Visconti e Maresca sulle operazioni, catalogate come «investimenti alternativi», costruite nel corso della gestione passata dalle Generali. Già alla vigilia, tuttavia, c’era stato un incontro informale tra i membri dell’organo di controllo per approfondire i diversi aspetti della questione. La materia è infatti complessa e il comitato tradizionalmente fornisce un orientamento che è determinante per la scelta finale che dovrà poi compiere il consiglio di amministrazione. Il verdetto definitivo su una eventuale azione di responsabilità tocca, però, al consiglio di amministrazione. Secondo quanto emerge negli ambienti vicini al gruppo assicurativo, il procedimento in corso contro la passata gestione avrebbe già messo alla prova la coesione all’interno del board. Tra gli azionisti ci sarebbe infatti qualcuno che non sarebbe convinto dell’opportunità di andare al contenzioso. Innanzitutto perché – si apprende – altri pareri richiesti a studi legali di spicco come Erede Bonelli e Pappalardo e Mucciarelli, interpellati a giugno scorso, non avevano ravvisato gli estremi per procedere in questa direzione. Si vedrà. Nell’attesa, sempre ieri, si è tenuta anche la riunione del comitato remunerazioni che che ha esaminato nello specifico il caso della liquidazione da 6 milioni concordata ad Agrusti.
Gli investimenti «alternativi» finiti nel mirino di Mario Greco sono sette operazioni effettuate dal 2000 al 2007 da Perissinotto. Si tratta di investimenti in private equity e fondi alternativi, decisi o gestiti direttamente dai due ex manager: la sottoscrizione tra il 2000 e il 2002 di notes emesse da un veicolo off-shore, Capital Appreciation ltd, per 52,2 milioni; della sottoscrizione di altri notes emessi nel 2003 da Cartooner Enterprises ltd per 70 milioni di dollari; del finanziamento di una società del gruppo Fin.Int, finanziaria riconducibile a Enrico Marchi e Andrea De Vido, nel 2007 per 40 milioni. Infine, sempre nella categoria degli investimenti alternativi, figurano gli investimenti effettuati da un veicolo off-shore creato nel 2002 e denominato World Global Opportunities. Infine, sempre nella categoria sotto esame, sarebbero di recente finiti l’investimento da 150 milioni nel fondo infrastrutturale Vei e una obbligazione Fin.Int. Proprio il presidente di Fin.Int, Enrico Marchi, interpellato ieri dall’AdnKronos, ha commentato che la possibile azione di responsabilità verso gli ex vertici denota un «accanimento degno di miglior causa». A suo avviso agli ex amministratori non verrebbero mosse contestazioni sul piano legale, ma solo «di opportunità». Il punto – aggiunge l’imprenditore – è che «in questo modo si blocca tutto: le banche, le compagnie di assicurazione. Chi si azzarderebbe a fare un investimento che non siano i Btp, con l’idea che qualcuno poi potrebbe mettere in discussione quegli investimenti dieci anni dopo? L’operato di qualsiasi Ceo deve essere valutato come una somma algebrica di più e di meno. Se il risultato complessivo è positivo, allora lo è anche la valutazione del lavoro di un top manager».

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