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Generali, Greco scioglie il nodo di Praga

Consiglio straordinario ieri per le Generali: sul tavolo il negoziato con l’imprenditore ceco Petr Kellner per la ridefinizione degli accordi sulla joint venture a Praga. Il board è durato circa un’ora e mezza e al termine non ci sono state comunicazioni ufficiali, che potrebbero arrivare questa mattina prima dell’apertura dei mercati.
Sulla base del risultato del negoziato, proseguito anche nell’intera giornata di ieri, il Leone, che oggi ha il 51% della società comune e dispone di un’opzione per rilevare il restante 49% nel 2014, anticipa l’esercizio per metà della quota e si avvia quindi a salire a Praga a circa il 76%. Per l’ultima tranche il timing è stato fissato per fine 2014. L’amministratore delegato Mario Greco potrà così presentare anche la chiusura di questo delicato dossier lunedì prossimo in occasione dell’investor day a Londra che prevede l’illustrazione del nuovo piano strategico alla comunità finanziaria internazionale.
Il tema della presenza a Praga, quartier generale del Leone per il mercato dell’Est Europa, Russia compresa, è tornato sul tavolo del vertice della compagnia dall’inizio di dicembre quando è stato sottoposto all’esame dal comitato esecutivo. Decisa la strada da percorrere sulla joint venture, che nei primi sei mesi del 2012 ha registrato un utile operativo in salita del 2,8% a 263 milioni grazie soprattutto al buon andamento dei rami danni (cresciuti dell’8,2%), cioè di anticipare l’acquisizione della quota di Kellner, è stato avviato il negoziato con il supporto di advisor finanziari e legali: per Trieste Goldman Sachs e lo studio Bonelli Erede Pappalardo, per l’imprenditore ceco White & Case.
Fra i punti sui quali si è concentrata l’attenzione c’è stato anzitutto quello relativo alla valorizzazione della quota. L’opzione prevedeva originariamente l’esercizio al luglio 2014 con un esborso da parte del Leone compreso fra 2,4 e 2,7 miliardi, mentre nel bilancio semestrale di Ppf il 49% della joint venture veniva valutato 2,65 miliardi. Per la tranche da esercitare oggi il prezzo sarebbe stato concordato intorno a 1,2-1,3 miliardi, e più o meno uguale valore sarebbe stato prefissato per la restante e ultima quota, il cui acquisto è realizzabile appunto a fine 2014. Il Leone ha sempre detto che in ogni caso il dossier ceco, considerato un investimento redditizio e in linea con la volontà di espansione sui mercati emergenti, sarebbe stato chiuso con mezzi propri, cioè senza il ricorso ad aumenti di capitale. Funzionale perciò a questa operazione per Generali può risultare la recente emissione di un bond subordinato da 1,25 miliardi collocato presso gli investitori istituzionali. Per l’acquisto eventuale dell’ultima tranche sarebbero invece disponibili fra l’altro i mezzi che dovrebbero derivare dalla cessione di asset non core, come la svizzera Bsi e le attività negli Usa.
Secondo indiscrezioni il negoziato avrebbe riguardato anche il fondo di private equity Beta (51% Kellner, 49% Generali) detentore della partecipazione, pari al 38,5%, nella compagnia russa Ingosstrakh, controllata dal magnate russo (oggi fortemente indebitato) Oleg Deripaska: Trieste rileverebbe la quota di Kellner nel fondo aprendosi in questo modo la strada per una espansione sul mercato di Mosca, considerato promettente anche se non esente da rischi.
In sostanza i rapporti con Kellner sembrano destinati a una chiusura anticipata. Ed è probabile che questo porti anche all’uscita dell’imprenditore ceco dal consiglio del Leone in occasione (o prima) del rinnovo in primavera. Una chiusura che del resto ha avuto come prologo anche la discesa nel capitale triestino da parte dello stesso Kellner che, dopo aver rilevato negli anni scorsi circa il 2%, è gradualmente sceso fino ad arrivare a detenere dallo scorso settembre poco meno dello 0,65% del capitale.

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