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Generali gioca la maxi cedola Via ai lavori sul nuovo piano

Il dato centrale dei risultati 2020 di Generali, diffusi ieri dalla compagnia, è certamente la cedola. A fronte di una solidità patrimoniale che resta stabile e su livelli rilevanti, di un andamento industriale positivo, con un combined ratio in discesa, e di utile in naturale contrazione per effetto delle partite “straordinarie” legate all’emergenza pandemica, la scelta del board di distribuire 1,47 euro ad azione nel corso del 2021 ha rappresentato l’aspetto cruciale. E infatti il titolo del gruppo assicurativo ha chiuso le contrattazioni di ieri in rialzo di poco meno dell’1%. E non poteva essere altrimenti: ai valori di Borsa di mercoledì si tratta di un dividend yeld dell’8,84% per un monte cedole complessivo massimo di 2,315 miliardi. Somma assai importante, stante anche il contesto generale che nei mesi scorsi ha spinto i regolatori a chiedere prudenza, ma frutto di una «generazione di capitale record» e pari a 4 miliardi. Complice quanto è stato restituito alla holding dalle varie società operative presenti nei paesi chiave, in primis l’Italia. Il dividendo verrà pagato in due parti: la prima, relativa al bilancio 2020, sarà di 1,01 euro (da 0,96 euro del 2019) e verrà liquidata a maggio; la seconda da 0,46 euro rappresenterà il recupero della seconda tranche del 2019, bloccata a suo tempo dalla Vigilanza.

«L’erogazione di questa seconda tranche», prevista per ottobre, «sarà soggetta alla verifica da parte del cda dell’insussistenza al tempo di disposizioni o raccomandazioni di vigilanza ostative», ha spiegato la società in una nota. A tal proposito il ceo Philippe Donnet ha aggiunto che è in atto «un dialogo positivo con l’Ivass» e che la società è molto «confidente» di poter staccare in autunno quanto promesso. Il che, evidentemente, farebbe felici i soci, innanzitutto quelli “storici”. Mediobanca, forte del suo 13%, incasserebbe quasi 300 milioni; Francesco Gaetano Caltagirone, che nelle ultime settimane ha ulteriormente arrotondato la propria quota al 5,65% oltre ad essere entrato in Mediobanca (mossa che giusto ieri ha ricevuto anche il gradimento di un altro azionista del Leone di Trieste, ossia la Fondazione Crt) quasi 131 milioni; Del Vecchio 112 milioni e i Benetton 92 milioni.

Tutto questo a fronte di un risultato operativo di 5,2 miliardi (+0,3%) e di un utile netto in discesa del 34,7% a 1,744 miliardi, per effetto di svalutazioni e iniziative on off (come il fondo Covid). La Solvency Ratio a fine anno era invece pari al 224% (in linea con fine 2019) mentre il combined ratio è calato di 3,5 punti percentuali all’89,1% con un totale dei premi in crescita dello 0,5% a 70,7 miliardi. Numeri che a questo punto permettono di confermare i target 2018-2021, tra i quali un utile per azione tra il 6 e l’8%, un RoE (che pure nel 2020 è sceso al 7,7%) atteso del 2021 maggiore del 11,5%, e un obiettivo di dividendi cumulati 2019-2021 tra 4,5 e 5 miliardi, «subordinatamente al contesto regolatorio».

Ed è sulla scorta di queste cifre che, come ha spiegato Donnet «Generali costruirà il nuovo ciclo strategico» che verrà presentato tra fine 2021 e inizio 2022. Un piano «concluso con successo» sarà dunque la base per le nuove sfide. Che sul fronte dell’M&A non registreranno particolari variazioni di approccio: ci sono 2,3 miliardi da spendere ma si utilizzeranno solo nel caso in cui si presentino le occasioni giuste. Nella consapevolezza che il Covid potrebbe far emergere diverse opportunità. Non certo, però, nel settore bancario, dal quale il Leone si terrà lontano. Nel mentre c’è «soddisfazione» per l’operazione Cattolica che sta procedendo come da tabella di marcia. Ma non c’è alcuna intenzione di «aprire alcuna discussione» con chi ha manifestato interesse, e tra questi c’è Finint, per rilevare poco più del 10% di Cattolica, ossia le azioni proprie rinvenienti dall’esercizio del diritto di recesso che il gruppo assicurativo deve cedere entro l’anno.

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