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Generali, Fsi avrà tre anni per rivendere la quota

La quota Generali di Banca d’Italia, il 4,5% circa del capitale, finirà tutta sul mercato entro tre anni. Questo il punto saliente dell’accordo che via Nazionale ha siglato con il Fondo Strategico Italiano, la società controllata dalla Cdp, alla quale la quota verrà conferita per risolvere il conflitto d’interesse derivante dalla nuova supervisione sulle assicurazioni, che spetterà all’Ivass dal primo gennaio 2012. Lo ha reso noto ieri sera un comunicato di via Nazionale, esplicitando con ciò i dettagli della decisione assunta dal direttorio martedì 18 dicembre. Il conferimento della quota avverrà entro aprile 2013. Al termine dell’operazione, Banca d’Italia deterrà una quota complessivamente dell’ordine del 20 per cento di Fsi (ma non esprimerà rappresentanti nè nel consiglio d’amministrazione nè nel collegio sindacale dell’Fsi). L’operazione è strutturata in modo da permettere la parziale uscita della Banca d’Italia dal capitale del Fondo, una volta che sia stata completata la vendita della quota di Generali; ma una quota minoritaria(tra il 5 e il 10%) resterà invece nel portafoglio di via Nazionale, come forma di investimento stabile. Dal canto suo, Fsi si impegna a votare secondo i criteri seguiti dalla Banca d’Italia per le sue partecipazioni. In una lettera indirizzata al Fondo e alla Cassa depositi e prestiti il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha messo nero su bianco le guidelines alle quali il nuovo azionista di Generali dovrà attenersi nell’esercizio del voto relativo a tali azioni:«Ai fini dell’elezione degli organi sociali, il voto è di norma espresso a favore della lista di minoranza presentata da qualificati gruppi di investitori istituzionali, con l’obiettivo di migliorare la governance societaria favorendo l’attività di controllo che questi soggetti possono esercitare. I candidati– prosegue Visco– debbono comunque rispondere ad adeguati criteri di indipendenza, onorabilità e professionalità». Nella missiva spedita a Milano e a via Goito, Visco si sofferma anche sulle politiche generali di remunerazione e compensi specifici per il management, che «si ispira a criteri di ragionevolezza degli emolumenti e della loro crescita nel tempo, con particolare attenzione al collegamento tra compensi e risultati effettivi».
L’acquisto del pacchetto Generali consente al Fondo strategico di portare a casa un risultato importante che andrà oltre l’operazione: la Banca d’Italia resterà comunque un azionista stabile di Fsi, con una partecipazione tra il 5% e il 10%, anche dopo che l’intera quota della compagnia del Leone sarà stata ceduta sul mercato. Si spiega anche in questo modo la decisione di articolare il passaggio di proprietà attraverso un aumento di capitale e non con una semplice compravendita soggetta a earn-out. Fsi che ha un patrimonio netto di un miliardo( corrispondente a 10,10 euro per azione) si prepara a varare un aumento di capitale con emissione di nuove azioni che porterà il capitale finale a 5 miliardi: 2,2 miliardi saranno versati dalla Cdp, per mantenere una quota di controllo non inferiore all’80%. L’istituto di vigilanza conferirà la quota Generali (che ha una quotazione di mercato poco inferiore al miliardo) a un valore di circa 766 milioni, ottenendo in cambio azioni privilegiate e ordinarie per un corrispettivo non superiore al 20 per cento di Fsi. Il fondo guidato da Maurizio Tamagnini procederà a vendere sul mercato il 4,5% di Generali nell’arco di 3 anni, entro il 31 dicembre 2015. Via via che venderà una quota, girerà l’eventuale plusvalenza alla Banca d’Italia sotto forma di dividendo delle azioni privilegiate. Una volta terminati tutti i collocamenti, le azioni privilegiate saranno rimborsate a Via Nazionale, che resterà socio con le azioni ordinarie.

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