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“Generali esca dal patto di Mediobanca”

Mediobanca chiude il suo primo bilancio in 57 anni in rosso, e senza dividendi. La colpa è delle partecipazioni azionarie, troppe e troppo cadute in Borsa, con un peso di 404 milioni di svalutazioni nel bilancio chiuso il 30 giugno ed esaminato dal cda ieri. Gli intrecci del salotto buono, eredità di Cuccia e Maranghi – Generali, Rcs e Telecom i principali – hanno comportato, negli ultimi cinque bilanci, stralci per un miliardo di euro. Ma l’istituto, come già annunciato, intende voltare pagina. Anzi, ieri l’ad Alberto Nagel ha invitato a farlo anche Generali, l’assicuratore triestino che ne è il partner storico: «L’uscita di Generali dal patto Mediobanca sarebbe più coerente con la strategia che hanno annunciato e con lo scioglimento delle partecipazioni incrociateche è un’eredità del passato. Ci sono modi migliori per allocare il capitale. La mia raccomandazione è uscire, ma la decisione è loro ». Il Leone, che vincola il 2% al patto di Piazzetta Cuccia, ha tempo fino a fine mese per decidere cosa fare; alla riunione del patto di ieri è pervenuta solamente la disdetta, come da impegni antitrust, del 3,83% in capo a Unipol Fonsai, pertanto le azioni vincolate scendono al 38,19%.
Il mestiere “antico”, quello il credito a medio-lungo termine che la merchant nacque per svolgere, regge la crisi e produce ancora utili: 161 milioni l’apporto delle attività di banca d’affari (-28%), con positivi spunti e soprale attese degli analisti finanziari (da qui la salita del titolo a 5,11 euro, +1,89% in un mercato debole). I segnali positivi arrivano dal margine di interesse che nel quarto trimestre inverte la tendenza e cresce dell’8%, dallecommissioni e dal calo dei costi (-4%). Ma anche l’impatto della crisi si vede nei conti: gli impieghi sono calati dell’8%, e hanno fatto salire a 145 punti base il costo del rischio, anche per aumentare i tassi di copertura.
Musica da requiem per il mestiere di holding che consegna agli archivi il primo esercizio in rosso da lungo tempo: 180 milioni persi e niente dividendo, «pur in presenza di indici robusti e in adesione alle raccomandazionidella Banca d’Italia». Negli ultimi cinque bilanci, ovvero dal 2008-2009 che ha sperimentato le rudezze della crisi finanziaria post Lehman, Mediobanca ha svalutato per un 1.003 milioni il portafoglio azionario. Solo quest’anno, e come anticipato nel piano 2014-2016 di giugno, il management ha dato un taglio netto, e trasferito tutte le partecipazioni (tranne Generali) nel comparto Afs, valorizzandole ai prezzi di Borsa. Un sacrificio costato 404 milioni, 320 solo per la quota in Telecom, tra le prime a essere in rampa di lancio. Tra le altre quote in vendita il 15% di Rcs – dal cui patto uscirà a breve – il 10% di Gemina, un parziale 3% di Generali, ma non il 5,90% di Sintonia. Chiuse le partite incrociate del passato – «che ci hanno fatto perdere molto tempo e guadagnare poco denaro», si dice ai piani alti di Piazzetta Cuccia – l’istituto guarda a un futuro in cui cercherà di sviluppare le attività all’estero (già ora un terzo dei ricavi), di raccogliere soldi a buon mercato tramite CheBanca! e di perderne il meno possibile sui prestiti.
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