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Generali, effetto tassi sui profitti

Il primo trimestre delle Generali si è chiuso in linea con le attese, seppure tendenzialmente debole. Il mercato, però, ha colpito duro il titolo del Leone di Trieste che ha archiviato le contrattazioni di ieri in ribasso del 3,97% a 12,59 euro dopo essere stato anche congelato al ribasso. Una reazione che gli analisti di Socgen hanno definito esagerata ma che, hanno spiegato alcuni operatori, potrebbe essere collegata alle perplessità di Piazza Affari rispetto al raggiungimento dei target di piano, se inseriti nel difficile contesto in cui il gruppo dovrà operare. Obiettivi che il vertice della società ieri ha nuovamente ribadito pur ammettendo che sarà necessaria un’analisi molto dettagliata su come recuperare redditività. Ciò potrebbe risultare più semplice grazie alla nuova organizzazione che il gruppo si è dato: «Con il nuovo assetto non cambiamo il focus della strategia, ma la miglioriamo, perché saremo più veloci ed efficienti nella sua attuazione», ha detto il Group ceo Philippe Donnet. Le premesse al momento non sembrano smentire le ambizioni del manager complice il fatto che dal punto di vista industriale i fondamentali si sono confermati su basi solide. Piuttosto è stata la componente finanziaria a mostrare qualche segno di debolezza poiché ha evidentemente risentito, come segnalato da più report, delle significative perdite dei mercati azionari, dai bassi tassi di interesse e dal contesto di mercato.
Diversi analisti hanno però messo in luce i «segnali molto positivi» che sono emersi dalla tenuta dei risultati operativi nel Danni (il combined ratio si è attestato al 92%) e dalla crescita nei margini della nuova produzione Vita nell’area euro.
Nel primo scorcio dell’anno la compagnia ha registrato un utile netto di 588 milioni, in calo del 13,8%, ma leggermente sopra le stime del mercato (576 milioni), e premi totali in ribasso dell’1,1% a 20 miliardi, poco sotto le attese. Risultati che, come ha sottolineato il direttore generale, Alberto Minali, hanno lasciato i vertici di Trieste «molto contenti». Per lo stesso presidente, Gabriele Galateri di Genola, i numeri «dimostrano la solidità della società e la validità dell’équipe del management» mentre la reazione di Borsa è stata spiegata con «la volatilità» che sta investendo le piazze finanziarie.
Minali ha quindi ricordato che la contrazione dei profitti va ricondotta anche alla scelta precisa di generare «minori plusvalenze sugli investimenti, diversamente da quanto fatto nel primo trimestre del 2015». In pratica, la compagnia ha ridotto l’attività di compravendita di titoli per garantire una «posizione di capitale solida» con un Econimic Solvency Ratio al 188% (era al 202% a fine anno). A riguardo va ricordato che se il dato dovesse scendere sotto il 160% verrebbero attivate delle politiche di de-risking. Tuttavia, la strategia di retention degli utili sul portafoglio obbligazionario potrebbe però rivelarsi un assist per i prossimi trimestri, come hanno fatto notare alcuni analisti, poiché quegli stessi profitti «potranno essere in parte rilasciati «nel corso dell’anno «assicurando una stabilizzazione/miglioramento dei risultati». Tanto più che, come detto dal vertice, Generali tiene fermo l’impegno di incrementare la remunerazione degli azionisti, come previsto dal piano presentato a maggio 2015 e, in quest’ottica, già ad aprile, «abbiamo avuto un risultato della gestione buono», ha spiegato Minali.
Quanto ai numeri della trimestrale, i 20 miliardi di premi sono suddivisi tra 13,4 miliardi nel vita (-1,3%) e 6,3 miliardi nel danni (-0,6%). Il risultato operativo si è fermato a 1,1 miliardi (-12,3%), leggermente sotto le stime, a causa, come detto, della performance finanziaria, ed è stato generato per 756 milioni (-8,2%) dal vita e per 498 milioni (-1,4%) dal danni. Positivi per altro gli andamenti tecnici. La raccolta netta vita ha superato i 4,5 miliardi (+6,4%). Nel danni, il combined ratio è sceso al 92% (-1,3 punti) grazie ai positivi andamenti osservati in Italia, Francia, Germania e Americas. In particolare, il miglioramento di 1,3 punti percentuali va integralmente ascritto alla contrazione della sinistralità (loss ratio) pari a 64% (65,3% nel primo trimestre del 2015); stabile l’expense ratio a 28%. Per quanto riguarda i principali paesi di operatività, in Italia il combined si è attestato a 88,7% mentre la Francia è finalmente scesa sotto quota 100 a 99,7% (-0,5 p.p.) beneficiando soprattutto degli effetti delle politiche di ristrutturazione del portafoglio. Positivo l’andamento anche in Germania, (90,4%) e nei Paesi CEE (89,7%) seppure in aumento di 6 punti percentuali.

Laura Galvagni

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