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Generali e Intesa chiedono l’uscita da Telco

Il consiglio di amministrazione delle Generali tenuto nel pomeriggio di ieri a Roma ha deciso di esercitare l’opzione di scissione da Telco e ha dato mandato al group ceo, Mario Greco, di definire le modalità specifiche per l’uscita.
Di fatto il patto che governa Telecom Italia resterà in vigore fino al 28 febbraio 2015, salvo che la scissione del veicolo non venga completata prima. Il che, evidentemente, libererebbe la compagnia di Trieste da ogni vincolo. Allo stato si ipotizza che le procedure possano durare almeno sei mesi e scatteranno quando verrà formalmente esercitata l’opzione: la finestra è prevista tra il 15 e il 30 giugno. Dopo sette anni, dunque, Generali si prepara a diventare azionista diretto del gruppo telefonico con una quota del 4,3% e debiti collegati per 475 milioni. La decisione, come spiegato in una nota diffusa dalla società, è coerente «con la strategia del gruppo di gestire i propri asset in maniera attiva». Avere a disposizione le azioni della compagnia telefonica, d’altra parte, permetterà a Generali «una maggiore facilità nella gestione dell’investimento stesso». Va segnalato, tra l’altro, che i patti siglati a settembre 2013 e che definivano il futuro di Telco stabilivano anche che se Telefonica non avesse sottoscritto l’aumento di capitale della holding da 117 milioni prima dell’esercizio della scissione, il gruppo iberico avrebbe dovuto corrispondere agli altri un compenso per la minor capitalizzazione della holding. Stando ad alcune stime la somma dovrebbe aggirarsi attorno ai 60 milioni da dividersi proporzionalmente tra i soci italiani del veicolo, ossia anche Mediobanca e Intesa Sanpaolo, potenzialmente vicine a compiere lo stesso passo delle Generali. Anzi, a quanto risulta al Sole 24 Ore, anche Intesa Sanpaolo nei giorni scorsi avrebbe dato mandato al Ceo Carlo Messina di valorizzare al meglio la quota nel gruppo telefonico chiedendo la scissione da Telco.
A questo punto, tracciata la strada per Telco, il faro è puntato su Bsi, cessione chiave per Trieste. La trattativa con Btg Pactual prosegue in vista della scadenza dell’esclusiva e i contatti sarebbero serrati.
Nell’attesa Generali porta a casa un’altra valorizzazione. Ieri è stato firmato l’accordo definitivo con Cattolica Assicurazioni per la vendita di Fata. La transazione si è chiusa a un prezzo di 194,7 milioni, superiore ai 179 milioni fissati a novembre scorso e questo perché, come da accordi, il valore ha incorporato alcune variazioni patrimoniali. Sul fronte del capitale, la dismissione ha permesso a Generali «di rafforzare ulteriormente il profilo di liquidità e solidità patrimoniale con un miglioramento di 0,7 punti percentuali dell’indice di Solvency I». Da parte sua Cattolica ha invece rafforzato «la propria presenza nel comparto agricolo e agroalimentare» che la porta ad essere «il quarto gruppo italiano nel ramo danni e leader nel segmento agricolo». Fata nel 2013 ha raccolto premi da lavoro diretto per 444 milioni, ha registrato un combined ratio del 92,1% e un coefficiente di solvibilità del 202%. Cattolica è stata assistita da Société Générale e da Mediobanca quali advisor finanziari.

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