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Generali, Donnet riorganizza Il dossier Cattolica in procura

Philippe Donnet, ceo di Generali, sta lavorando a una riorganizzazione del gruppo con particolare riferimento alle prime linee del management. Il tutto con l’obiettivo di rendere più efficaci le strategie, di recente aggiornate, a uno scenario mutato dal Covid. In particolare, potrebbero presto compiere un passo indietro, il general manager Frederic De Courtois e il cio Timothy Ryan. De Courtois, giusto un mese fa, era stato indicato tra i possibili candidati al vertice della compagnia transalpina Scor e lo stesso Ryan avrebbe ricevuto altre offerte da gruppi finanziari.

Donnet, dunque, si appresta a rimescolare le carte e lo fa mentre Generali Italia si trova a dover gestire il delicato dossier Cattolica. Nelle scorse ore, stando a quanto appreso, la relazione conclusiva dell’Ivass sulla compagnia di Verona, 36 pagine fitte di rilievi redatte a valle di una lunga ispezione condotta peraltro in tandem con Consob, sarebbe finita sul tavolo della Procura di Verona. L’atto, di per se non scontato, sarebbe maturato complice il fatto che negli uffici del tribunale veneto la scorsa estate era già stata recapitata la relazione firmata dalla Commissione che vigila sui mercati.

Di conseguenza, anche per completare il quadro di un’indagine condotta in maniera collaborativa dalle due autorità, il documento sarebbe stato inviato ai pubblici ministeri. Come è noto lo scorso agosto la Procura ha aperto un’inchiesta sulla gestione delle modalità di voto alle assemblee Cattolica.

E in tutto questo il Leone di Trieste, primo socio con il 24,4% del capitale, cosa intende fare? Per il momento osserva. Ossia aspetta di capire come l’azienda intende sciogliere quest’ultimo delicato nodo. E a riguardo il sentiero appare stretto. Ivass, nella relazione in cui ha chiesto profonda discontinuità con il passato, ha definito il consiglio della compagnia “acquiescente” rispetto alle proposte che venivano avanzate dal presidente Paolo Bedoni. In sostanza ha riscontrato scarsa dialettica all’interno del board per il quale ha auspicato una composizione ben differente, anche in termini di professionalità rappresentate.

Tutto ciò significa, nell’ipotesi più conservativa, che dovranno fare un passo indietro alcune delle cariche più rilevanti di Cattolica, ossia oltre al numero uno, anche i due vice presidenti e potenzialmente anche il segretario del board. Questo comporta che Generali vedrà cambiare radicalmente almeno una parte degli interlocutori con i quali è stata siglata e concordata la partnership industriale tra le due aziende.

E i nuovi riferimenti dovranno essere votati all’assemblea di aprile che dovrà mettere il sigillo anche al bilancio 2020. Ma chi stilerà la lista dei nuovi nomi? Potenzialmente potrebbe venir dato mandato a un cacciatore di teste di trovare i nomi adatti da sottoporre poi all’assise. Diversamente, se Generali dovesse decidere di muoversi proponendo un proprio elenco di candidati da votare in assemblea, è evidente che questo farebbe scattare la clausola di change of control.

Ossia il Leone diventerebbe “formalmente” l’azionista di controllo di Cattolica. Con quali implicazioni? Nessun obbligo d’Opa, scenario tuttavia che il mercato non esclude a priori.

Trieste, su base ovviamente volontaria, potrebbe sempre decidere di accelerare un riassetto che in molti ipotizzano. Come detto, però, al momento il Leone osserva. Una potenziale lista a firma Generali, tuttavia, avrebbe comunque un effetto immediato: Banco Bpm avrebbe la strada spianata per poter far valere la clausola che gli consente di procedere con il divorzio dal gruppo di Verona.

I due, come è noto, sono legati da un accordo di bancassurance che lo scorso dicembre l’istituto ha deciso di “chiudere” esercitando l’opzione di acquisto proprio del controllo di Vera Assicurazioni sulla scorta del fatto che l’intesa firmata con Trieste determina un cambio di controllo nella compagnia. Banco Bpm, però, per archiviare la partnership ha offerto un prezzo ben differente da quanto pagato dalla società : 335,77 milioni contro i 755 milioni ricevuti dall’istituto circa due anni fa.

Da che Generali ha concluso l’accordo con Cattolica le complicazioni non sono mancate. È scattata l’inchiesta della Procura di Verona, poi si è aperto il capitolo recesso, quindi Banco Bpm, e ora l’Ivass ha chiesto un radicale cambiamento in termini di governance. Il tutto in poco più di cinque mesi e mezzo.

La questione recesso, poi, che sembrava un capitolo chiuso, è tornata d’attualità perché l’Autorità di Vigilanza ha sollecitato la vendita dell’intero pacchetto di azioni proprie, circa 20 milioni di titoli, entro il 2021. La cessione, ai prezzi attuali potrebbe comportare una minusvalenza rotonda.

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