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Generali, Del Vecchio: no ad Axa o Zurich

Leonardo Del Vecchio vuole salire in Mediobanca, ma guarda a Generali. Ieri fonti vicine al patron di Luxottica hanno fatto sapere – così si legge sull’agenzia Reuters – che il suo intento è di riportare il Leone «nella posizione leader che aveva nel mercato assicurativo europeo e che poi ha perso», aggiungendo che è però troppo presto per fornire dettagli sulle strategie. Una cosa però ha voluto dirla in risposta ai timori che possa spostarsi all’estero il baricentro della multinazionale assicurativa, polmone finanziario su cui l’Italia – tanto più in questo momento – ha bisogno di poter contare. Dal fronte Del Vecchio, dunque, è arrivata la rassicurazione che l’imprenditore non spingerà il Leone nelle braccia di Axa o di Zurich. A parte il fatto che oggi non avrebbe titolo per indirizzare le operazioni di fusione di Trieste, il messaggio è che non ha intenzione di sostenere opzioni che compromettano l’italianità di Generali.

Del Vecchio però pensa che Generali sia rimasta indietro, dimensionalmente, rispetto ad Allianz e Axa – storiche concorrenti – anche perché non ha varato aumenti di capitale per sostenere la crescita, così come ha fatto il suo primo azionista Mediobanca, che non ha mai bussato ai suoi azionisti. Fonti vicine al dossier hanno replicato che in realtà Generali negli ultimi vent’anni ha realizzato operazioni di M&A per un controvalore di 30 miliardi: le maggiori – Ina-Assitalia e Toro – hanno portato a consolidare la leadership sul mercato domestico, più recentemente la ceca Ppf. E comunque che nè Del Vecchio prima (è stato nel board di Generali dal 2007 al 2011), nè l’ad di Delfin, Romolo Bardin, che è entrato in consiglio nel 2016 hanno mai votato contro le operazioni proposte nè ne hanno suggerite altre in alternativa. «Dal 2007 a oggi Del Vecchio ha sempre votato a favore di tutte le scelte presentate in consiglio dagli amministratori delegati su operazioni di M&A, strategia, piani industriali e non ha mai portato sue proposte di crescita, di sviluppo o di strategie differenti», hanno sottolineato fonti consultate da Reuters, che hanno aggiunto come – a fronte di una capitalizzazione di Borsa inferiore a quella dei principali concorrenti, Generali abbia comunque un solvency ratio del 190%, assolutamente in linea o migliore di quello di Allianz (190% a fine marzo) e Axa (182%).

Se su Generali, insomma, non c’è unità di vedute, tanto meno c’è per quanto riguarda Mediobanca. Il management di Piazzetta Cuccia ha letto come tutti le indiscrezioni riportate dalla stampa sulla richiesta inoltrata alla Bce da Delfin – la cassaforte lussemburghese di Del Vecchio – di poter salire fino al 20% del capitale di Piazzetta Cuccia, indiscrezioni poi confernate lunedì mattina su richiesta Consob.

Del Vecchio si è classificato come «investitore finanziario» senza pretese di governance (per il momento), come dimostrerebbe il fatto – ribadito ieri – che non abbia intenzione di presentare una lista alternativa per il rinnovo del board rispetto a quella che alla prossima assemblea di ottobre presenterà lo stesso consiglio uscente, per la prima volta. Si tratterebbe quindi, sempre secondo quanto riferito da fonti vicine all’imprenditore degli occhiali a Reuters, di una «mossa non ostile».

A oggi non risulta un dialogo in corso tra Del Vecchio e il management di Mediobanca, che non sembra avere intenzione di fare aperture sulla fiducia. Mediobanca considera come un’anomalia nel panorma europeo la presenza nel capitale di una banca di un imprenditore con una quota superiore al 10% e non ha intenzione di cambiare linea rispetto ai lavori già in corso per la presentazione della lista di maggioranza per il nuovo consiglio, dove ci sarà molto meno spazio di oggi per gli azionisti e invece una più ampia compagine di amministratori indipendenti. Mediobanca ha avuto un patto di sindacato che controllava anche più della metà del suo capitale, ma con una compagine di pesi e contrappesi e mai con un azionista predominante.

Nel cda di Mediobanca due posti sono riservati alle minoranze, ma parrebbe strano che il primo azionista – quale è già oggi Delfin con quasi il 10% del capitale – voglia ingaggiare una contesa col mercato per aggiudicarseli. Del Vecchio ha fatto sapere che non ha chiesto alcun posto in consiglio, ma probabilmente si aspetta che qualcuno lo inviti a bordo. Non si capirebbe altrimenti il senso di passare da Piazzetta Cuccia per contare di più in Generali di cui è già azionista con una quota vicina al 5%, mentre Mediobanca ha il 13% senza progetti immediati di ridimensionamento.

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