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Generali, Del Vecchio e Benetton in manovra dopo Caltagirone

Il giorno dopo lo strappo di Francesco Gaetano Caltagirone in Generali, anticipato da Repubblica , le grandi famiglie del capitalismo italiano socie della compagnia si muovono – anche se in ordine sparso – per avere più peso. E lo fanno con lo sguardo già rivolto al rinnovo del cda di Generali, in programma esattamente tra un anno.
Oggi, come scritto, l’imprenditore romano sarà presente all’assemblea di Generali solo come consigliere e vicepresidente, ma senza aver apportato il suo 5,6% del capitale all’assemblea: da azionista non voterà quindi per l’approvazione del bilancio. Una mossa di plateale dissenso che, secondo fonti a lui vicine è diretta principalmente a contestare il ruolo di Mediobanca e il potere – giudicato eccessivo – che l’istituto esercita sulla compagnia con il suo 13% scarso del capitale. Nella sfiducia che di fatto Caltagirone esprime finisce però anche l’amministratore delegato della compagnia, Philippe Donnet, sottoposto – nonostante i buoni risultati di bilancio che consegue da tempo – a una vera doccia scozzese da parte dell’impenditore romano: da consigliere ha approvato i due piani industriali presentati dall’ad e tutti i bilanci annuali ma poi – specie nell’ultimo anno – non ha mancato di manifestare il suo dissenso in cda.
Ma Caltagirone si muove da solo o può contare su un largo consenso tra altri grandi soci diversi da Mediobanca? Sondando tra gli azionisti affiorano alcune insoddisfazioni per l’andamento della compagnia, anche se il fronte non è compatto. Leonardo Del Vecchio, che con la sua Delfin ha poco meno del 5% di Generali, ma è anche il primo socio di Mediobanca con il 13% e la possibilità di salire fino al 20%, non pare condividere le modalità dello scontro. «Si possono avere a volte idee diverse – ha confidato ai suoi – ma non faccio mai mancare il mio supporto al management».
Resta il fatto che anche lui vorrebbe una compagnia diversa e più grande, anche perché ritiene il prossimo anno fondamentale non solo per Generali ma per l’intero sistema finanziario italiano: «Con questo in mente e confrontandomi con gli altri soci prenderò le mie decisioni. È il momento di fare squadra e non fomentare divisioni e contrasti, sia tra aziende sia come Paese. Le dimensioni diventeranno sempre più importanti e crescere per le aziende sarà l’unica opzione possibile».
Delfin oggi voterà comunque a favore del bilancio, così come farà la Edizione holding dei Benetton, che ha quasi il 4% del capitale. Anche in casa Benetton, però, si ragiona sugli sviluppi futuri: la famiglia, secondo fonti affidabili, sarebbe intenzionata a chiedere un posto nel consiglio del prossimo anno.
E Mediobanca che risponde? In piazzetta Cuccia si respingono al mittente tutte le critiche sulla eccessiva ingerenza in Generali e soprattutto si intende parlare con i fatti. Per la prima volta la lista di maggioranza per il cda che verrà portata all’assemblea dell’aprile 2022 non sarà infatti scelta dai grandi soci soci della compagnia, ma dallo stesso cda uscente.
Una garanzia di maggiore imparzialità del consiglio e di autonomia per il management, secondo Mediobanca , che ha già adottato questa innovazione e la sostiene convinta in Generali. Non è detto però che questa novità, che richiede un paziente lavoro collegiale in consiglio, basti a conciliare esigenze degli azionisti che oggi appaiono diverse. Per parlarne, e magari litigare, c’è del resto un anno a disposizione.
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