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Generali, dall’Italia una maxi cedola

L’Ivass autorizza la remunerazione della holding superiore ai 765,3 milioni di utili
Generali Italia ha staccato una cedola assai rotonda a favore della casa madre. Come nel passato esercizio anche nel 2016 l’assemblea della controllata del Leone tenuta a fine aprile ha deliberato di girare alla holding l’intero utile di esercizio prodotto nel 2015. Non solo, Generali Italia ha anche attinto alla “Riserva da sovrapprezzo di emissioni”. Il tutto per garantire un dividendo complessivo di 900 milioni di euro. Che è la base attorno alla quale la holding costruirà a sua volta il dividendo che verserà ai propri azionisti. Cifra che è la somma dei flussi di cassa prodotti in ciascun paese chiave e messi a disposizione del Leone, a sua volta depurati di spese e costi connessi all’attività di holding. Ciò produce un flusso di cassa netto dal quale la compagnia poi attinge per pagare la cedola. E fino ad oggi Generali Italia è la controllata che ha contribuito in maniera più sensibile allo scopo con un tasso di remittance superiore al 100% (considerato il contributo delle riserve), contro una media di gruppo che qualche tempo fa si aggirava al 73%.
Già nel 2015, infatti, Generali Italia aveva girato a Generali 900 milioni e quest’anno ha fatto altrettanto. Modificando tuttavia leggermente il contributo delle singole voci. La compagnia operativa nel paese ha chiuso infatti il passato bilancio con un utile di esercizio per 765,3 milioni di euro dei quali circa 107 milioni generati dal business danni e ben 658 milioni dal vita. L’anno precedente l’utile era stato di poco superiore, più o meno 776 milioni ai quali furono sommati più o meno 124 milioni rinvenienti dalle riserve contro i circa 135 milioni che sono stati deliberati nel 2016. Decisione quest’ultima che, per ovvie ragioni, ha dovuto anche passare al vaglio dell’Ivass. La variazione della riserva evidentemente comporta degli aggiustamenti numerici negli elementi che compongono le voci del patrimonio netto. Al riguardo l’Autorità lo scorso 25 maggio ha stabilito che «le modifiche statutarie non risultano in contrasto con il principio della sana e prudente gestione».
Il tutto evidentemente sembra essere funzionale a rispettare i target di piano che prevedono più di 7 miliardi di euro (cumulativi) di flusso di cassa netto totale nel periodo 2015-2018 e dividendi cumulati a oltre 5 miliardi di euro nello stesso arco temporale. Se si guardano gli ultimi dati disponibili, relativi evidentemente al bilancio 2014, la holding era riuscita a raccogliere dalle controllate circa 2 miliardi di euro, frutto dei 2,8 miliardi di gross expected free surplus. Di questa somma ben 900 milioni sono arrivati dall’Italia, 400 dalla Germania, 300 dall’Emea e altrettanti dalla Riassicurazione e 100 dalla Cee. In tutto, tolte le spese, sono rimaste nelle casse della compagnia 1,2 miliardi, denari poi serviti per staccare la cedola.
Il meccanismo, dunque, ruota tutto attorno alla capacità dei diversi paesi di produrre reddito. Un meccanismo tanto più valido quanto più Generali sarà in grado peraltro di tagliare i costi della holding che nel passato esercizio hanno rappresentanto una voce assai rilevante (800 milioni si si guardano i conti 2014) ma che stando a piano dovrebbero essere non superiori ai 2 miliardi complessivi .

Laura Galvagni

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