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Generali, consiglio spaccato Mediobanca difende Donnet

Dodici consiglieri presenti, tre membri contrari (Francesco Gaetano Caltagirone, Romolo Bardin e Paolo di Benedetto) e uno astenuto (Sabrina Pucci). È questo il bilancio del primo confronto allargato tenuto ieri in Generali sul delicato tema della conferma del ceo Philippe Donnet. Schierato, di fatto, c’era l’intero board, escluso solo l’amministratore delegato, e alla fine il mantenimento dello status quo ha prevalso a maggioranza.

«I consiglieri non esecutivi di Generali, riunitisi il 14 settembre 2021, – è scritto in una nota diffusa in serata dalla compagnia – hanno preso atto della disponibilità del group ceo, Philippe Donnet, a ricoprire la carica di amministratore delegato per un terzo mandato. Alla luce di ciò, i consiglieri non esecutivi a maggioranza hanno espresso apprezzamento per il lavoro svolto e i risultati conseguiti da Philippe Donnet, accogliendo favorevolmente tale disponibilità in vista, nel caso in cui il consiglio uscente proceda alla presentazione di una lista per il rinnovo del cda, di una sua inclusione nella citata lista con il ruolo di amministratore delegato anche per il prossimo mandato».

Ora la palla passa nel campo del consiglio di amministrazione del prossimo 27 settembre che, se gli equilibri non muteranno, voterà ancora una volta a maggioranza a favore della “lista del board”. Accezione, quest’ultima, assolutamente sgradita a Caltagirone e Leonardo Del Vecchio, promotori di un patto di consultazione sull’11% della compagnia realizzato per poter avere voce in capitolo sulla futura governance di Trieste. Il motivo è semplice: a parer loro non si può attribuire al board qualcosa che è condiviso solo da una parte del cda (eletto dall’ultima lista presentata da Mediobanca), sebbene sia la parte più numerosa.

Ragione per cui parlano di “spaccatura” all’interno delle Generali generata da questo muro contro muro sul nome di Donnet. Un muro contro muro che probabilmente porterà, in mancanza di un’intesa al momento difficile da immaginare, alla presentazione di un’altra lista a firma dei due imprenditori. Dunque due elenchi di candidati che si andranno a sfidare sul mercato cercando il favore dei grandi investitori, due opzioni differenti che non sarà però certo facile comporre.

Ciascuno con le proprie ragioni. Quelle di Piazzetta Cuccia coincidono con quelle lungamente espresse ieri dalla maggioranza dei consiglieri, a partire da Lorenzo Pellicioli. A turno i membri del cda hanno messo in luce il profilo di Donnet, i due piani portati a compimento, i dividendi distribuiti, la solidità raggiunta. Fatti e numeri elencati a più riprese ricordando peraltro il contesto difficile in cui sono stati raggiunti.

Fatti e numeri, però, non sufficienti per Caltagirone e Del Vecchio che ancora una volta si sono detti insoddisfatti di come è stata condotta la campagna di M&A, dell’andamento del titolo in Borsa e in generale della crescita della compagnia. Con loro, al momento, non si è apertamente schierata la Fondazione Crt che sulla conferma di Donnet si è astenuta e nel consiglio di ieri non ha ancora preso alcuna decisione sulla possibilità o meno di partecipare al patto di consultazione. Una valutazione in proposito verrà fatta nuovamente nelle prossime settimane.

Nel mentre le prossime tappe chiave sono due: il 19 settembre scadono le opzioni in capo a Caltagirone per salire al 5% di Mediobanca e tutto fa immaginare che l’imprenditore salirà; il 27 invece si terrà il consiglio di amministrazione per la lista “del consiglio”. Qualcuno considera questa tappa uno spartiacque per altri la strada da qui a marzo 2022, quando andranno presentate le liste, è ancora lunga. E, secondo fonti finanziarie, c’è ancora tempo, e possibilità, per ricomporre la frattura.

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