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Generali conferma i target 2021 «Altri 2,5 miliardi per l’M&A»

Dismissioni, selettive e nella medesima logica di “pulizia” del portafoglio da asset non profittevoli, ma anche acquisizioni per altri 2,5 miliardi di euro, con spirito prettamente opportunistico. Non cambiano le linee guida di Generali da qui alla fine del 2021, come confermato ieri nel corso dell’Investor Day del gruppo, con la compagnia che resta focalizzata sui target annunciati nonostante i rischi connessi alla pandemia da Covid-19. E così tornano in pista anche obiettivi ambiziosi, come quello di diventare una delle prime cinque multiboutique mondiali nell’asset management per risultato netto. Già quest’anno, d’altra parte, in questo segmento di business verrà tagliato il traguardo degli oltre 350 milioni di profitti con circa 910 milioni di ricavi. In questo quadro ben venga «la partecipazione in Banca Generali, che ci rende molto felici», ha commentato Timothy Ryan, chief investment officer di Trieste.

«A due anni dal lancio del piano stiamo mantenendo gli impegni con tutti gli stakeholder», ha commentato il ceo Philippe Donnet. Tra gli altri era prevista la produzione di oltre 10 miliardi di cassa. E così sarà. Di questi fino a 5 miliardi saranno destinati al pagamento delle cedole, «regolatore permettendo», come ha rimarcato il ceo, che ha poi auspicato che nel corso del 2021 la presa dell’Autorità italiana e di quella europea sul tema cedola possa allentarsi. Altri 1,5-2 miliardi di euro sono stati dirottati sulla riduzione del debito, obiettivo peraltro già centrato, con un calo dell’esposizione di 1,9 miliardi a cui si è abbinato un risparmio di circa 200 milioni in termini di interessi. Infine altri 3-4 miliardi erano riconducibili alla riallocazione del capitale, in sostanza all’M&A. Al riguardo circa 1,6 miliardi, come ha sottolineato Donnet, sono già stati spesi per acquisizioni di piccole e medie dimensioni e ora «restano altri 2,5 miliardi che Generali investirà secondo una logica opportunistica. Non guarderemo alle dimensioni dell’operazione ma piuttosto ci concentreremo sulla qualità degli asset da acquisire. Allo stato però non c’è nulla in agenda». Così come non c’è nulla di concreto, per ora, sul fronte dismissioni, sebbene ci siano alcuni «progetti in pipeline», ha commentato il general manager Frédéric de Courtois. «Siamo molto pragmatici, in ogni Paese non programmiamo ad anni di distanza se uscire o meno, dipende dalla profittabilità», ha aggiunto. Il riferimento, era anche alla Svizzera, dove per ripristinare la solidità patrimoniale del “portafoglio vita” la compagnia ha messo in cantiere un aumento di capitale da 400 milioni di franchi svizzeri, circa 370 milioni di euro. «Pensiamo sia la cosa giusta da fare. Siamo sicuri che ci sia un futuro sostenibile per Generali in Svizzera», ha aggiunto de Courtois. Tanti denari, in ogni caso, più di quelli che per il momento il Leone ha messo in campo per salire al 24,4% di Cattolica. A breve la compagnia dovrà decidere che ruolo avere sul recesso e sulla seconda tranche da 200 milioni dell’aumento di capitale della partecipata veronese. Donnet si è limitato a dire che ogni decisione verrà presa in prossimità della scadenza.

Intanto de Courtois, ha assicurato che «Generali uscirà dalla crisi legata al Covid sana e più forte». Il manager ha aggiunto che la compagnia ha dimostrato di essere particolarmente «resiliente», complice il fatto che è riuscita a restare focalizzata sul business «sia dal punto di vista geografico, sia sul piano della disciplina tecnica, che sul fronte della spinta al digitale». E i parametri di Solvency sembrano andare in questa direzione. Il cfo Cristiano Borean ha infatti spiegato che l’utilizzo del modello interno per i rischi operativi, unito ad altre azioni, avrà un impatto atteso positivo di circa 10 punti percentuali sulla Solvency 2020 del gruppo, che a fine 2019 si attestava al 224% e allo scorso 30 settembre al 203%. Per quanto riguarda l’andamento dell’indicatore nei principali Paesi, la business unit Italia al 30 settembre si attestava al 203% (invariata la quota di Btp pari a circa 60 miliardi di euro), la Germania al 324% e la Francia al 189%.

In generale, infine, sono stati confermati l’aumento degli utili per azione (6-8% il range del tasso annuo composto di crescita) e un rendimento più elevato per gli azionisti, con il Roe del 2019 e quello atteso del 2021 superiori all’11,5% «mentre quello del 2020 è stato impattato dal Covid e da oneri non ricorrenti». Allo stesso modo sono stati messi in agenda ulteriori 100 milioni di risparmi al 2021 rispetto all’obiettivo originale di 200 milioni.

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