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Generali, cessioni in 15 mercati Piano da 5 miliardi di dividendi

«Per noi la priorità è Montepaschi. Non possiamo fare allo stesso tempo la conversione dei bond e Atlante 2. Non avrebbe senso e la conversione ha più valore. In consiglio faremo una scelta nell’interesse di tutti gli stakeholder, azionisti e assicurati». Lo ha detto ieri il group ceo di Generali Philippe Donnet durante l’Investor day che si è tenuto a Londra. Il tema Mps è stata una digressione (inevitabile) suscitata dalle domande degli analisti. La lunga giornata, nel corso della quale sono intervenuti diversi top manager del Leone, è stata dedicata ai «nuovi obiettivi di efficienza e redditività per rafforzare il gruppo sul piano competitivo». Il quadro oggi è ben più difficile rispetto a quando è stato approvato il piano triennale 2015-2018, perciò Donnet e la sua squadra hanno studiato misure per accelerare il turnaround industriale. «Vogliamo essere leader ed eccellere in tutto ciò che facciamo e ovunque operiamo», ha detto il numero uno. E il direttore generale Alberto Minali ha precisato che, nonostante lo scenario peggiorato, «sono confermati i target al 2018: dividendi per oltre 5 miliardi nel triennio, generazione di cassa per 7 miliardi, roe sopra il 13%». Le misure principali che Trieste intende adottare comprendono un revisione della presenza geografica. Lo ha spiegato Frédéric de Courtois, responsabile global business lines & international. Il gruppo, presente in oltre 50 Paesi, «procederà all’uscita dalle aree meno profittevoli», razionalizzazione che potrebbe riguardare 13-15 mercati già avviata con Guatemala e Lichtenstein. Le dismissioni porteranno a incassare almeno 1 miliardo entro il 2018. Risorse che non saranno destinate ai dividendi ma a possibili investimenti. Donnet non ha voluto dire quali potranno essere i Paesi interessati e, sugli eventuali investimenti, ha parlato di società medio-piccole che potrebbero essere attive nei rami danni o nel risparmio gestito, business nel quale il Leone vuole rafforzarsi. «Ma solo se si presenteranno vere opportunità». Parallelamente si procederà a sviluppare programmi per aumentare la produttività del 15% e a ridurre i costi operativi nei mercati maturi per 200 milioni netti entro il 2019.

L’obiettivo di una maggiore efficienza comporterà anche, ha detto Donnet, che ogni Paese proceda con adeguati programmi e strumenti. Ciò significherà anche esuberi? Dopo indiscrezioni di stampa sul tema con numeri elevati il titolo martedì aveva fatto un balzo del 3,75, mentre ieri ha ceduto il 3%. «Non c’è un piano di gruppo che riguardi esuberi. Però non possiamo ridurre i costi senza un’attenzione anche a quelli del personale». In alcuni Paesi ci saranno ristrutturazione e riduzioni di forza lavoro e già oggi con «uscite naturali e una riduzione di nuove assunzioni», i dipendenti sono calati di circa 1.500 unità sulle circa 76 mila complessive del gruppo. «Tutti i mercati sono e saranno interessati. Senza eccezioni. Anche in Italia: l’efficienza è già molto buona ma non significa ancora eccellenza». A questo proposito Donnet ha detto che per il nostro Paese «si avvicina la nomina di un country manager», carica che lui ha per il momento conservato». Nomi? il group ceo si limita a dire: sarà una scelta interna.

Sergio Bocconi

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