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Generali cede le quote messicane

Le Generali cedono le minorities messicane realizzando una plusvalenza netta di circa 500 milioni di euro e superano così la soglia del 50% delle cessioni annunciate. Il gruppo triestino – si legge in una nota – ha siglato l’accordo con Grupo Financiero Banorte per cedere le partecipazioni minoritarie del 49% in Seguros Banorte Generali e Pensiones Banorte Generali per un controvalore complessivo lordo di 857,5 milioni di dollari, pari a 649 milioni di euro. Banorte deteneva, infatti, già il 51% di entrambe le società.
L’operazione, curata dall’advisor Barclays, permette al gruppo di rafforzare ulteriormente il suo profilo di liquidità e solidità patrimoniale con un miglioramento di 4 punti percentuali dell’indice di Solvency I. L’ultimo dato comunicato dalla compagnia a fine aprile vedeva l’indice a 145%. Nel dettaglio Seguros Banorte Generali opera nei rami vita e danni, principalmente attraverso il canale bancassicurativo e la cessione del 49% della società, che ha chiuso il 2012 con una raccolta complessiva lorda di 720 milioni di euro e un utile netto di 55 milioni, è stata fatta per un controvalore complessivo lordo di 637 milioni di dollari, pari ad un multiplo intrinseco di 18 volte gli utili 2012. Quanto a Pensiones Banorte Generali, che opera invece nello specifico segmento delle rendite pensionistiche, la vendita è valsa a Generali 220,5 milioni di dollari, pari ad un multiplo intrinseco di 4,9 volte, calcolata sul patrimonio netto 2012.
«Abbiamo colto, alle condizioni a noi più favorevoli, l’offerta di Banorte – ha commentato il ceo delle Generali Mario Greco -. Usciamo così da una posizione di minoranza che non era più coerente con la strategia attuale di Generali di gestire attivamente il capitale investito». Questo non significa però che l’America Latina è un mercato non più strategico: «Resta molto interessante per Generali e rimaniamo quindi impegnati a sviluppare la nostra attività nella regione, in particolare nel mercato brasiliano», ha spiegato Greco. L’operazione di vendita delle quote minoritarie che la compagnia possedeva in Messico – ha sottolineato il ceo – «è conveniente finanziariamente e ci permette di rafforzare la posizione patrimoniale del gruppo, in linea con i nostri obiettivi strategici».
Uscire dal Messico si è tradotto, infatti, per Trieste nel raggiungimento della soglia del 50% delle cessioni annunciate dal management: l’operazione porta, infatti, a oltre 2,2 miliardi di euro gli incassi dalle cessioni partiti dall’agosto del 2012, corrispondenti a più della metà del target di 4 miliardi previsto entro il 2015. La scorsa settimana, infatti, Generali ha firmato con Scor un accordo definitivo per la cessione delle attività riassicurative vita negli Usa per un controvalore lordo di 920 milioni di dollari, circa 700 milioni di euro, con una plusvalenza di circa 150 milioni. A questo bisogna poi sommare le risorse derivanti dalla vendita di Migdal, 705 milioni, e il collocamento lampo del 12,5% di Banca Generali, pari a 185 milioni.
Contestualmente alla campagna cessioni, il ceo delle Generali ha messo sul piatto 2,5 miliardi per acquistare in anticipo rispetto agli accordi il controllo di Gph. L’operazione, per ora, si è perfezionata solo per la prima tranche e sarà completata nel 2014. Insomma il piano Greco prosegue senza intoppi. E i riflettori del mercato sono ora puntati sulla vendita di Bsi, la Banca della Svizzera Italiana, altro asset che Generali ha deciso di dismettere. Offerte per il gruppo di Lugano sarebbero arrivate dal colosso bancario cinese Icbc, dalla brasiliana Safra e dalla spagnola Bankinter assieme al fondo Apollo. La partita per certi aspetti sembra più complicata rispetto a quella degli asset Usa, almeno sul fronte del prezzo. Indiscrezioni riferiscono di proposte al di sotto del target prefissato da Trieste. Si vedrà. Greco, in occasione della presentazione dei dati trimestrali, aveva dichiarato che c’è fiducia che «i processi vadano avanti come nelle attese». Da diversi mesi i rumor raccontano di una prossima valorizzazione dell’asset svizzero anche se a valori inferiori a quello che è il book value, ossia 1,8 miliardi di euro. A prescindere da quale sarà il prezzo finale, la cessione, se avverrà, avrà comunque un impatto positivo sul solvency ratio nell’ordine dei 10-15 punti base.
Ieri in borsa Generali ha chiuso in calo dell’1,4%.

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