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Generali, Cdp completa l’uscita

L’operazione è datata 23 gennaio ed è la prima di una serie di mosse che porteranno la Cassa Depositi e Prestiti definitivamente fuori dal capitale delle Generali. Stando a quanto comunicato ieri da Consob, infatti, nei giorni scorsi il Fondo strategico ha ceduto 8,99 milioni di azioni della compagnia pari allo 0,578% del gruppo triestino. A questo punto Cdp è rimasta azionista del Leone con una quota dell’1,991%. Pacchetto, tuttavia, di fatto già valorizzato. E questo proprio perché circa un anno fa la Cassa ha iniziato a sottoscrivere alcuni contratti a termine per vendere nel tempo la partecipazione detenuta nelle Generali. Lo ha fatto su poco più di 40 milioni di titoli, circa un 2,5% del capitale. L’operazione del 23 gennaio, dunque, è solo un primo passo di un processo che, se le condizioni si riveleranno fair per entrambi le parti, porteranno il braccio operativo della Cdp definitivamente fuori dal capitale del Leone entro la primavera. Di fatto leggermente in anticipo rispetto alla tabella di marcia che dava tempo alla Cassa di cedere il pacchetto entro il 31 dicembre 2015. Il tutto, dovrebbe concludersi senza alcuno scossone per le azioni della compagnia assicurativa che oggi viaggiano attorno a 18,5 euro. La Cdp le ha acquistate da Banca d’Italia a un valore vicino ai 12,5 euro garantendo però una sorta di earn out in caso di valorizzazione particolarmente favorevole. A questo punto, con la Cdp di fatto già uscita, ancora due soci devono ridefinire il proprio peso nella compagnia. Da un lato c’è Mediobanca e dall’altro Ferak, il veicolo che fa capo a Palladio Finanziaria e ai soci veneti e che da poco ha sancito il divorzio da Fondazione Crt.
Le mosse di Mediobanca
Come è noto Piazzetta Cuccia ha stabilito nel proprio piano industriale che scade a giugno 2016 di vendere una quota del 3% delle Generali. All’epoca la decisione fu presa sull’onda della necessità di rivedere la concentrazione delle risorse in un’ottica di migliore allocazione del capitale. Oggi, quel vincolo patrimoniale non esiste più. Resta, tuttavia, ferma la volontà di ridurre il peso nel Leone, oggi prossimo a un 14% complessivo. Ciò, però, non avverrà nei prossimi mesi ma sarà frutto di una valutazione che verrà compiuta a valle della chiusura dell’attuale bilancio (ossia il prossimo settembre). In quella sede, infatti, Piazzetta Cuccia andrà ad analizzare dove dirottare le potenziali risorse rinvenienti dalla vendita. È chiaro che l’area di corporate e investment banking sta lentamente diventando strategicamente sempre più rilevante per l’istituto. E in quest’ottica, i principali investimenti saranno evidentemente orientati a garantirne un ulteriore sviluppo. Ma in che direzione? Italia o estero? È chiaro che il passo compiuto con il rafforzamento del ramo Cib a Londra ha segnato uno spartiacque rispetto alla strategia del passato. A settembre, però, verrà fatto un primo bilancio e solo in quel momento si riuscirà a capire quanto dei denari raccolti, oggi sarebbero quasi 900 milioni, potrebbero essere impiegati per favorire la crescita del business.
Il destino di Ferak
Se il 3% detenuto da Mediobanca al più tardi tra 12-18 mesi verrà messo sul mercato, non è al momento ancora certa la sorte dell’1% del Leone che è nel portafoglio di Ferak dopo lo scioglimento di Effeti. Sullo sfondo, infatti, permane l’ipotesi che la stessa Ferak possa essere scissa. A quel punto i titoli delle Generali finirebbero nella disponibilità dei soci del veicolo che potranno così optare per una gestione più attiva della partecipazione. Come detto, però, al momento è solo un’ipotesi che verrà verificata nei prossimi mesi.

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