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Generali-Cattolica, tavolo congiunto per valutare operazioni straordinarie

MILANO

Dopo l’ingresso di Assicurazioni Generali in Cattolica, in seguito all’aumento di capitale riservato, il Leone di Trieste potrà valutare assieme alla compagnia veronese «una o più operazioni societarie o di mercato che consentano la stabilizzazione della partnership nonchè il consolidamento delle sinergie» tra i due gruppi.

È questo uno dei passaggi-chiave del documento di accordo quadro sottoscritto tra i due gruppi che Il Sole 24 Ore è riuscito a visionare e propedeutico all’ingresso di Generali in Cattolica tramite l’aumento di capitale riservato da 300 milioni di euro, che le attribuirà il 24,4% della compagnia veronese.

In un altro passaggio del documento viene indicato anche che «le parti si impegnano a negoziare in buona fede ed eventualmente concordare eventuali operazioni straordinarie fra il gruppo Generali e il gruppo Cattolica».

Ma per operazioni straordinarie e di mercato cosa si intende? Potrebbe profilarsi un’Opa successiva sul gruppo veronese? Generali, contattata, la esclude e spiega che, con questi passaggi inseriti nell’accordo quadro, punta a prevedere tutte quelle operazioni tecnico-legali (come scissione e conferimento di asset) collegate a una partnership commerciale di lungo periodo con Cattolica.

Le operazioni societarie o di mercato in cantiere, si legge ancora nel documento dell’intesa, dovranno comunque «tutelare l’identità e il legame storico di Cattolica con il proprio territorio di origine, nonché la preservazione per quanto possibile della struttura manageriale, dei livelli occupazionali e della rete distributiva, il riferimento a una entità legale richiamante la società Cattolica e, infine, in riferimento al settore agricolo-assicurativo, al settore enti religiosi e terzo settore e alla bancassurance, la messa a fattor comune delle rispettive esperienze e asset patrimoniali in una logica di sviluppo e valorizzazione dell’attività, basando questi settori presso l’attuale sede di Cattolica e comunque a Verona».

«Il tutto – prosegue il documento – in un’ottica di rispetto e reciproco interesse tenendo conto della salvaguardia degli azionisti di entrambe le parti e, in particolare, della Fondazione Cattolica, anche per quanto riguarda la sua posizione nel successivo assetto societario di Cattolica o della società eventualmente dalla stessa derivante».

Tra le aree dove sviluppare partnership ci sono dunque l’asset management, lo sviluppo dell’Internet of things, il business salute e la riassicurazione.

Un momento cruciale, condizione imprescindibile per l’ingresso di Generali, sarà comunque l’assemblea straordinaria del 31 luglio che sarà chiamata ad approvare la proposta di trasformazione di Cattolica in Spa.

Nel frattempo, è stata fissata al 17 agosto l’udienza presso la sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Venezia per discutere della richiesta di sospensiva della delibera di aumento di capitale adottata dall’assemblea di Cattolica lo scorso 27 giugno, richiesta presentata da alcuni soci contrari all’accordo che dovrebbe portare all’ingresso delle Generali nel capitale della compagnia veronese. I soci dissenzienti, che fanno riferimento alla rete di associazioni Casa Cattolica e a cui si è unita anche la Curia di Verona, hanno chiesto al Tribunale, in via cautelare, di sospendere la delibera sull’aumento da 500 milioni e, in via principale, di dichiarare nulla o comunque annullare e dichiarare invalida la delibera stessa. Casa Cattolica, proprio ieri, ha presentato il piano industriale stand-alone 2020-2024 per il gruppo, ribadendo il no all’ingresso di Generali.

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