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Generali, Cattolica al test della trasformazione in Spa

Per Cattolica Assicurazioni e per i suoi soci la data del 31 luglio, in ogni caso, è un momento di svolta. La decisione di cambiare lo statuto e diventare una società per azioni segna un passaggio storico per la compagnia di Verona. Ed è per questo che più si avvicina la data, più la tensione da parte di alcuni azionisti cresce. La partita del voto capitario è talmente forte che per le banche popolari è stata necessaria una legge. Cattolica, unica coop assicurativa quotata, compirà il passaggio autonomamente. Ma è un passaggio obbligato per portare a termine il maxi aumento di capitale da 500 milioni.

A fine giugno è stato raggiunto un accordo con le Generali che prevede l’adesione del Leone al maxi aumento di capitale imposto a Cattolica dall’Ivass, per circa 300-350 milioni sui 500 milioni richiesti alla società e approvato dall’assemblea del 27 giugno. Un rafforzamento patrimoniale che l’autorità di controllo considera necessario per la continuità della compagnia, date l’alta esposizione ai Btp. E che al momento dell’annuncio era quasi equivalente all’intera capitalizzazione del gruppo. Un impegno finanziario legato alla partnership industriale che i due gruppi hanno deciso di avviare, a cominciare dal ramo danni. Ma il punto critico resta la conversione in Spa, condizione necessaria per l’ingresso del Leone. Sembra difficile che immaginare un maxi investimento da 350 milioni ottenendo un voto singolo in assemblea. Ed è proprio questo il punto: che cosa accadrebbe se i soci di Cattolica decidessero di bocciare la trasformazione? Lo scenario appare improbabile ma in quel caso cadrebbe la condizione del Leone e i 350 milioni sfumerebbero. Ma la richiesta di aumento viene dall’Ivass, l’autorità di controllo guidata da Daniele Franco. Che ha imposto la scadenza del 30 settembre per trovare i fondi. Altrimenti potrebbe anche scattare il commissariamento della compagnia, che in questi ultimi anni ha vissuto molti travagli sotto il profilo della governance. Dal canto loro le Generali, presenti a Verona con la controllata Das, hanno più volte sottolineato la natura collaborativa dell’operazione ed evidenziato, la volontà di mantenere il marchio, la vicinanza ai territori e alle comunità. Durante la pandemia, ad esempio, le Generali hanno sostenuto i loro agenti con le provvigioni anche in assenza di contratti, e nello statuto della Spa è previsto che finanzi la Fondazione Cattolica anche dopo la trasformazione. È in questo quadro che si inserisce la resistenza di alcuni soci locali. Lunedì la Curia di Verona e alcune associazioni hanno chiesto di annullare l’assemblea di giugno per la limitazione al diritto di opzione e la sua sospensione cautelare. Una mossa che di per sé non ostacola la conversione. Ma certo non aiuta il clima.

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