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Generali in campo su Cattolica Pronti 300 milioni per l’aumento

A sorpresa Generali scende in campo su Cattolica. Secondo quanto si è appreso e stando a quanto anticipato da Ilsole24ore.com, la compagnia di Trieste sta valutando di entrare nel capitale del gruppo assicurativo di Verona con un aumento di capitale riservato. In particolare, il Leone di Trieste sarebbe pronto a investire quasi 300 milioni a un prezzo prossimo ai 5,4 euro, ossia ben superiore ai 3,61 euro a cui ha chiuso il titolo ieri, in un’iniezione di liquidità dedicata e funzionale a ripristinare gli adeguati livelli di Solvency erosi dalla recente emergenza Coronavirus, che ha inciso su spread e andamento delle Borse con effetti rilevanti sul profilo della compagnia. Le risorse messe sul piatto da Generali porterebbero il gruppo ad avere una quota di circa il 24,5% in Cattolica.

Perché l’operazione si completi però sono state messe in fila una serie di condizioni. Tra queste, stando a quanto ricostruito, ci sarebbe anche una profondain revisione della governance che porterebbe a una veloce trasformazione spa. Cattolica infatti al momento è una società cooperativa. Il che significa che vige ancora il principio del voto capitario, ossia un voto per ogni socio a prescindere dalle azioni in possesso. Cosa che Trieste non può certamente accettare nel lungo periodo.

Allo stato il primo passaggio di questo eventuale riassetto è l’assemblea dei soci di Cattolica convocata per sabato, che dovrà approvare la delega allo stesso cda per un aumento. Iniezione di liquidità sollecitata da Ivass stessa che il mese scorso con una lunga lettera ha invitato il board a dar seguito in tempi rapidi a una ripatrimonializzazione per ristabilire adeguati livelli di solidità. In particolare, l’autorità di vigilanza ha chiesto che la società mettesse nero su bianco un piano che rimettesse in ordine il profilo finanziario. Il 12 giugno scorso Cattolica ha comunicato che sul fronte degli indicatori di solidità la compagnia non presentava comunque «situazioni di violazione delle soglie regolamentari» visto che si attestava a livello consolidato al 133% e per la capogruppo al 141%. Quanto all’ammontare dell’aumento è stato quantificato «alla luce della situazione generatasi a causa della pandemia e della consapevolezza da parte del management e degli amministratori dell’importanza di disporre di strumenti utili a preservare la solidità patrimoniale potendo agire con tempestività, nonché a finanziarie la crescita prevista, anche per il tramite di operazioni di natura strategica quale la possibile estensione dell’accordo distributivo con Banco Bpm». Allo stesso tempo, si precisa, un intervento patrimoniale di 500 milioni – che Ivass ha chiesto di essere completato entro il 30 settembre – porterebbe il Solvency Ratio del Gruppo Cattolica a circa il 172%, ampiamente sopra le soglie del Sistema di Propensione al Rischio e all’interno dell’intervallo di valori obiettivo attesi in sede di presentazione del piano industriale 2018-2020 (160%- 180%). Riguardo l’ipotesi di sottoscrizione da parte di investitori finanziari di una parte dell’aumento senza diritto di opzione Cattolica, come aveva comunicato la compagnia nelle scorse settimane, la società ha poi precisato che è stato dato mandato a «Kpmg per un supporto, in qualità di advisor finanziario, nelle interlocuzioni con le potenziali controparti eventualmente interessate a proporre possibili soluzioni di mercato, funzionali al buon esito dell’aumento di capitale». È all’interno dunque di queste interlocuzioni che si è inserita Generali e di conseguenza l’ipotesi per Trieste di un rafforzamento in Italia.

Consulenti dell’operazione sono stati Kpmg e studio Cera per Cattolica, Gop, Tremonti e Rothschild per Generali.

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