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Generali e Ca’ de Sass pronte a convertire i subordinati Carige

L’operazione di conversione dei bond subordinati Carige incassa il via libera dei grandi «bondholders». È quanto emerso dalla riunione del cda della banca che ieri ha fatto il punto, oltre che sui bond, anche sugli altri due pilastri del piano: la cessione degli immobili e la tranche da 1,4 miliardi di crediti deteriorati che si dovrebbe definire entro metà novembre.
Le notizie sulle adesioni all’operazione di liability management excercise (Lme) arrivate rispettivamente da Generali, Intesa Sanpaolo e, a ruota, da Unipol potrebbero essere un ulteriore passo in avanti per la ricapitalizzazione del gruppo bancario guidato da Paolo Fiorentino. Si tratta del primo tassello del rafforzamento patrimoniale da 560 milioni, di cui 500 in azioni e 60 dalla conversione di obbligazioni. Sul piano (sostenuto da Credit Suisse e Deutsche Bank) regna così ora un “cauto ottimismo”, anche se non ci sono ancora i dati ufficiali che arriveranno solo alla scadenza dei termini.
Le prime certezze comunque ci sono. Intesa Sanpaolo, Generali e probabilmente anche Unipol, che si era detta disponibile all’operazione e con il “sì” dei grandi investitori, sono pronti infatti ad aderire al piano di conversione dei bond Carige.
Intesa Sanpaolo Vita ha 50 milioni in subordinati che prevedevano un rendimento del 5,7% e li convertirà in 35 milioni di bond senior Carige con un rendimento del 5%. Al contrario l’esposizione di Generali è nell’ordine dei 60 milioni di euro.
Ora il target per il successo della conversione sembra a un passo e gli stessi hedge fund, possessori a fianco di Intesa Sanpaolo, Generali e Unipol di importanti quote dei bond subordinati, potrebbero a questo punto seguire la direzione indicata dai soggetti più «di sistema» e lasciar perdere eventuali disegni ostruzionistici.
Il termine per l’adesione volontaria alla conversione delle quattro tranche di obbligazioni subordinate è il 18 ottobre, ma chi aderisce entro oggi potrà ottenere il prezzo di scambio pieno e secondo gli analisti la soglia minima di adesioni sarebbe già stata raggiunta almeno per tre delle tranche (Tier 1 da 160 milioni, Tier 2 da 100 milioni e Tier 2 da 50 milioni), quelle che vedono protagonisti i grandi investitori, mentre è possibile che sia prevista una proroga di una settimana per la quarta (Tier 2 da 200 milioni), più frazionata, in modo da dare più tempo ai piccoli obbligazionisti per muoversi. Grazie al sì di Generali sarebbe stata raggiunta la percentuale del 60% di adesione alla tranche di bond tier1 da 160 milioni a un prezzo di 30 cent. Il via libera alla conversione di Intesa Sanpaolo, e probabilmente di Unipol, saranno invece propedeutici al raggiungimento della soglia minima di successo anche per la tranche tier2.
«Ci stiamo muovendo su valutazioni che portino a minimizzare l’impatto per la banca ed è ragionevole pensare che la conversione sia la soluzione che comporta il minor impatto» ha spiegato l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. Nel frattempo, si attendono novità sul fronte delle cessioni predisposte da Carige. Per la giornata di oggi sono attese le offerte vincolanti sull’immobile della banca milanese in corso Vittorio Emanuele a Milano per una cifra che si aggira sui cento milioni: sul dossier ci sono Bnp Paribas, Antirion Sgr, il fondo York capital e due family office.
Sulla cessione dei crediti deteriorati (in corsa ci sono Prelios-Dk, Fonspa, Bayview-Crif Servicing e Lindorff Group) i tempi saranno più lunghi, ma l’ipotesi è definire la vendita entro metà novembre. Le notizie sulla conversione ieri hanno contribuito alla seduta di Carige, che ha chiuso con un balzo del9,13% a Piazza Affari.

Carlo Festa

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