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Generali, azione legale contro gli ex vertici

Generali chiede i danni all’ex ad Giovanni Perissinotto e all’ex dg Raffaele Agrusti, capiazienda della compagnia nel decennio che ha preceduto l’insediamento di Mario Greco (2012). Un cda milanese di tre ore, dopo riunioni preparatorie molto più lunghe dei comitati Controllo e Remunerazioni da lunedì, ha dato mandato all’ad «di avviare immediatamente azioni risarcitorie e di responsabilità in sede giuslavoristica nei confronti sia di Giovanni Perissinotto sia di Raffaele Agrusti ». S’è scelto il giudice del lavoro e non la giustizia civile, che prevede l’assenso dell’assemblea dei soci – ritenendola più efficace e rapida per rivalersi sul passato vertice. Ma il cda ha lasciato aperta «ogni facoltà di avvio davanti alle sedi competenti di ogni altra iniziativa e azione». Su 11 consiglieri, solo Lorenzo Pellicioli ha votato contro.
Greco chiederà di «impugnare e contestare gli accordi risolutivi, l’estinzione dei titoli vantati da Agrusti (a fine 2013 siglò un accordo con la società da 6,1 milioni, non ancora versati,ndr),al recupero di somme pagate a Perissinotto, nonché per entrambi alla richiesta di risarcimento dei danni subiti». L’ad 2001-2012 ebbe 9 milioni di buonuscita. Sotto accusa «alcuni investimenti alternativi» del Leone. Un audit interno concluso l’anno scorso fece emergere almeno sette operazioni irrispettose dei vincoli di governance: per inosservanza delle procedure o per mancanza di informativa al cda. Quelle operazioni avevano come interlocutori i tre soci veneti Palladio (Meneguzzo), Finint (Marchi e De Vido) e Valbruna (Amenduni) in rapporti stretti con gli ex manager: tra il 2000 e il 2002 notes per 52 milioni di Capital Appreciation; nel 2003 notes di Cartooner Enterprises per 70 milioni; il finanziamento di una società Finint nel 2007 per 40 milioni; gli investimenti dell’off-shore World Global Opportunities da180 milioni in bond di Allbest per acquistare il 2,95% di Ilva; il coinvolgimento di Wgo nell’operazione con cui Hsbc sottoscrisse nel 2007 il 49% di Pfh1 (Gruppo Palladio); i 150 milioni nel fondo Vei e un bond Finint. Su quei dossier il cda Generali si espresse con un “nulla osta” lo scorso giugno: ma gli inviti di Ivass e Consob a riconsiderare le vicende hanno fatto emergere «fatti e circostanze nuovi».
I due accusati hanno replicatorabbiosamente. «Decisione assolutamente ingiusta e particolarmente lesiva – ha detto Perissinotto -. Benché profondamente amareggiato mi difenderò con determinazione ». E Agrusti: «Ignoro le motivazioni di asserite irregolarità mai contestatemi. All’epoca del perfezionamento di quegli investimenti non ricoprivo ruoli nell’area investimenti. La decisione è sconcertante e singolare: quei fatti erano già noti. Attendo sereno, ma dubito che altrettanta serenità morale e giuridica possa avere chi ha messo in dubbio la mia condotta, e ne risponderà».
Sempre ieri Mediobanca – primo socio di Generali con il 13,2% ha diffuso una semestrale dove l’apporto del Leone è raddoppiato a 130 milioni. L’utile netto è salito da 124 a 305 milioni, più delle attese e spinto da 152 milioni di plusvalenze, specie per le cessioni di Gemina/Atlantia, Telco/Telefonica e Saks. La ripresa di tutte le attività operative vista tra ottobre e dicembre ha fatto dire all’ad Alberto Nagel che l’istituto potrebbe tornareal dividendo.
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