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Generali, azione contro ex-vertici

Non è un’azione di responsabilità in senso classico, come quella disciplinata dal codice civile e come in molti si aspettavano, ma piuttosto una iniziativa a tutela dei danni patrimoniali subiti dalla società. Il consiglio di amministrazione delle Generali, riunito ieri, ha deliberato a maggioranza (con il voto a sfavore di Lorenzo Pellicioli) di dare mandato al ceo, Mario Greco, di «avviare immediatamente le idonee azioni risarciatorie e di responsabilità» nei confronti di Giovanni Perissinotto e Raffaele Agrusti. Greco lo farà, però, di fronte al giudice del lavoro. Questa, infatti, è stata ritenuta la strada più efficace e più veloce per ottenere ristoro dei danni subiti. In quest’ottica il primo obiettivo è quello di recuperare in tempi stretti le somme versate all’ex amministratore delegato quando si è concluso il rapporto di lavoro, 11 milioni, e di bloccare invece il versamento dei 6 milioni ancora dovuti ad Agrusti. Poi si chiederanno i danni «subiti a causa dell’inadempimento degli obblighi derivanti dai rispettivi rapporti di lavoro subordinato».
A occuparsi della questione, davanti al Tribunale del lavoro, sarà lo studio Bonelli Erede Pappalardo, in particolare il socio Marcello Giustiniani. Bonelli Erede Pappalardo aveva già firmato il primo parere, cui aveva fatto riferimento il consiglio Generali del 5 luglio scorso, in cui venivano messe in luce le difficoltà nel procedere a un’azione di responsabilità in sede civile. Nello stesso parere Bonelli Erede Pappalardo metteva in guardia dal fatto che, seppure fosse una strada percorribile, l’ipotesi di un’azione disgiunta, con un differente grado di responsabilità degli ex manager, poteva non essere la soluzione ideale.
Ora, sebbene fino all’ultimo quest’ipotesi sia stata considerata, dal comitato controllo rischi stesso, alla fine si è deciso di procedere con un’azione di tipo giuslavorista. Ipotesi potenzialmente considerata nel parere presentato dai legali dello studio Portale-Visconti e del professor Maresca, che ha preso in mano il dossier dopo che Ivass il 7 novembre scorso ha chiesto alle Generali di riesaminare l’intera vicenda
Lo decisione, spiega una nota del gruppo assicurativo, è stata presa anche alla luce anche di «fatti e circostanze» nuove. Ipotesi che Agrusti, cui vengono contestati investimenti precedenti al 2007 quando lui non aveva ancora le deleghe di Cfo, rispedisce al mittente: «La decisione è sconcertante e singolare – spiega il manager che non è stato sentito dal cda -, i fatti erano già noti». Quanto all’ex ceo Perissinotto, che ritiene «assolutamente ingiusta» la decisione di ieri del cda, annuncia che, «benché amareggiato», si difenderà.
Sul tavolo del consiglio di amministrazione sono finite sette operazioni, tutte riconducibili alla classe degli investimenti alternativi. Nulla circa gli investimenti indiretti, sui quali Consob il 14 giugno scorso aveva comunque chiesto di fare una verifica. Al termine della quale non sarebbero però emerse criticità se non un tema di trasparenza legato alle operazioni con parti correlate. Questione che sarebbe stata affrontata recentemente rivedendo le procedure, un nuovo regolamento è infatti in vigore da gennaio 2014, dopo essere passato al vaglio del board il 16 dicembre scorso.
Riguardo alla parte “alternativi”, cinque di queste operazioni erano già state esaminate al consiglio di amministrazione del 5 luglio scorso che aveva deciso di non procedere all’azione di responsabilità contro la vecchia gestione. Due, invece, sono state inserite di recente nella lista delle transazioni da approfondire. Una è l’investimento da 150 milioni nel fondo infrastrutturale Vei Capital riconducibile a Palladio Finanziaria, la seconda è un’obbligazione targata Fin.Int. L’investimento in Vei fu deciso come via d’uscita dall’operazione Valiance che impegnava le Generali fino a 500 milioni. Quanto all’obbligazione Fin.int, questa dovrebbe essere stata rimborsata il 31 gennaio scorso e non dovrebbe avere comportato perdite per il gruppo triestino.

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