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Generali assicura Bankitalia

di Stefano Sansonetti

Per Cesare Geronzi la Banca d'Italia ha pochi segreti. Il presidente di Generali ha lavorato per circa 15 anni nell'istituto centrale. E ora è al vertice del Leone di Trieste, che è tra i grandi azionisti di via Nazionale. Insomma, devono essersi chiesti dalle parti di palazzo Koch, chi meglio di Geronzi può fornire un'assicurazione per il rischio di morte e di invalidità permanente dei dipendenti della Banca d'Italia?

Per carità, il tutto è arrivato all'esito di una gara, alla quale si erano presentati quattro pretendenti.

La commessa, in effetti, con i suoi 33,5 milioni di euro di base d'asta si presentava più che appetitosa.

Alla fine l'ha spuntata l'offerta presentata da un raggruppamento temporaneo di imprese composto proprio da Generali e da Ina Assitalia, che comunque sempre nel perimetro del gruppo triestino rientra. Il colosso assicurativo fornirà così il servizio di copertura assicurativa per tutta la struttura guidata da Mario Draghi.

Dai documenti di gara si apprende che oggetto dell'appalto è «un contratto quinquiennale con il quale l'impresa assicuratrice, dietro versamento di un premio da parte della Banca d'Italia, garantisce, in caso di morte e di invalidità permanente dell'assicurato, la corresponsione del capitale pattuito».

In termini economici, Generali si è assicurata la commessa per 27.787.368 euro, garantendo all'istituto di palazzo Koch uno sconto di circa 6 milioni di euro rispetto alla base d'asta che era stata fissata in 33 milioni e 500 mila euro.

Nel raggruppamento temporaneo di imprese che è risultato vincitore compare anche Ina Assitalia.

La compagnia di assicurazione fa capo sempre al Leone di Trieste, che infatti ha indicato all'interno del consiglio di amministrazione Giovanni Perissinotto, amministratore delegato di Generali. Lo stesso Perissinotto nei confronti del quale, al di là delle dichiarazioni di facciata, Geronzi non ha mai nutrito grandi simpatie. Sono tanti gli episodi in cui i due protagonisti non hanno rinunciato a velenose «frecciatine». Fino ad arrivare all'ultimo show down andato in scena in occasione di un recente consiglio di amministrazione del gruppo di Trieste. Oggetto del dibattito erano le partecipazioni di Generali in alcune società con attività non coincidenti con il business assicurativo, in primis i pacchetti detenuti in Rcs e Telecom. Partecipazioni che, contrariamente a quanto pensa Geronzi, il cda ha ritenuto di qualificare non strategiche. Un punto a favore di Perissinotto, è stato detto, e di tutti quei consiglieri per i quali la filosofia del gruppo deve essere la creazione di valore.
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