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Generali al test dell’Europa orientale

Il nuovo Ceo delle Generali Mario Greco presenta oggi al board del gruppo i conti della sua prima gestione trimestrale assieme ad un relazione sulle prospettive di crescita del business nell’Europa orientale. Il Cda della compagnia triestina si riunisce oggi a Milano per esaminare i consuntivi della compagnia al 30 settembre e l’appuntamento è atteso tra l’altro per misurare il grado di “resistenza” dell’unica previsione per fine anno formulata ad inizio 2012 dai manager triestini, quella di un risultato operativo tra i 3,9 ed i 4,2 miliardi, confermata anche nella presentazione dell’ultima semestrale.
Le attese degli analisti indicano che l’obiettivo è a portata di mano con un range del risultato operativo per i primi nove mesi dell’esercizio che si colloca, nei diversi report diffusi in questi giorni, tra i 3,1 ed i 3,4 miliardi. Quanto all’utile netto a fine settembre è visto in crescita con un minimo del 34% di Deutsche Bank a un massimo del 45% di Bofa e Merrill Lynch.
Uno specifico punto dell’ordine del giorno della riunione riguarderà le prospettive del business nell’Europa dell’Est. È un’area su cui il gruppo ha molto investito negli ultimi anni considerandola uno dei principali driver della crescita futura del Leone e finora i risultati ottenuti sono stati coerenti con le aspettative.
Sullo sfondo di queste riflessioni c’è sempre il destino della joint venture costituita in quell’area con Ppf, il gruppo ceco di Petr Kellner, che secondo le previsioni è destinata a sciogliersi nel luglio del 2014 con l’acquisto da parte di Generali della quota di minoranza (49%) in mano attualmente al suo partner. Il valore di questa transazione si colloca intorno a 2,5 miliardi, stimato nell’ultima semestrale del Leone tra 2,3 e 2,7 miliardi.
Sarebbe possibile anche un’uscita anticipata da parte di Kellner? L’ipotesi, per la verità, è contemplata nel complesso accordo sottoscritto all’inizio di quest’avventura. E potrebbe teoricamente materializzarsi qualora il Credit Agricole, l’agente del prestito da 2,1 miliardi ottenuto da Ppf e garantito in parte da Generali, richiedesse un rimborso anticipato adducendo come ragione il declassamento della compagnie triestina deciso a luglio di Moody’s. Come in un domino il rientro di quei finanziamento porterebbe con sé l’esercizio anticipato del diritto a vendere (put) in mano al finanziere ceco.
Ma i giochi, appunto, dovrebbero essere avviati dalle banche che finora non hanno manifestato una simile intenzione. Lo stesso Ppf, del resto, ha dichiarato nella sua ultima semestrale di aver preso contatti con gli istituti di credito proprio per evitare che scatti il rimborso anticipato del prestito. Del resto Kellner non sembra avere fretta. La joint venture va bene. Pesa per 2,6 miliardi nei suoi conti patrimoniali, produce utili (78 milioni al giugno di quest’anno). E, per giunta, neppure potrebbe scattare in caso di rottura anticipata della joint venture, la penale del 25% prevista nell’accordo in caso di responsabilità delle Generali poichè – si apprende da fonti vicine al dossier – il declassamento di un’agenzia di rating non è tra le ipotesi prese in considerazione.

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