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Generali, affondo su Cattolica Via all’Opa per integrare Verona

La terza Opa in 22 anni lanciata dalle Generali arriva ancora una volta su una società italiana. Dopo l’offerta su Ina del ’99 e quella su Toro del 2006, ieri è toccato a Cattolica finire nel mirino del Leone.

L’operazione, per certi aspetti attesa dal mercato che immaginava prima o poi un’ascesa di Trieste nel capitale dell’ex coop dopo la trasformazione in spa e la partnership azionaria siglata la scorsa estate, proietta il gruppo guidato dal ceo Philippe Donnet al primo posto in Italia nel mercato danni. Sul piano strategico, dunque, l’operazione è in linea con quanto previsto dagli obiettivi della compagnia assicurativa che punta a massimizzare l’estrazione di valore da un’alleanza, come quella in corso, altrimenti limitata ad alcuni ambiti. Anche a livello di tempistica è stata rispettata una tabella di marcia abbastanza precisa: l’estate scorsa il primo step con Generali che è andata in soccorso di Cattolica, decisamente in panne in quella fase, poi si è atteso il mutamento in spa, il rinnovamento completo della governance e il recupero della solidità patrimoniale per muovere l’affondo.

Un affondo che, sul piano finanziario comporta un esborso massimo di 1,176 miliardi contro i 2,3 miliardi di dote disponibile per l’M&A. In particolare, Generali ha lanciato l’Opa a un prezzo di 6,75 euro per azione che vale un premio del 15,3% rispetto alla chiusura dello scorso venerdì e del 40,5% rispetto al valore medio degli ultimi sei mesi di Borsa. Condizione di efficacia dell’offerta è che venga raggiunta una soglia di adesione minima del 50% più un’azione ma si punta ad ottenere almeno il 66,67% del capitale con l’obiettivo, se possibile, di procedere con il delisting. È poi stato richiesto che Cattolica non dia seguito all’ultima tranche da 200 milioni di aumento di capitale richiesta da Ivass, ma rispetto alla necessità che la ripatrimonializzazione venga fatta o meno si aprirà un successivo confronto con la Vigilanza. Altro tassello cruciale è il via libera delle Autorità competenti, tra le quali soprattutto si attende il sigillo dell’Antitrust.

La mossa è stata votata all’unanimità dal consiglio di amministrazione della compagnia che si è riunito nella prima mattinata di ieri. E non poteva essere altrimenti, per almeno due motivi: per una questione strategica, perché fatto il primo passo su Cattolica i tempi erano ormai diventati maturi per procedere con l’acquisizione dell’asset, e per un tema di prezzo. Il valore a cui è stata promossa l’Opa è inferiore al book value che si aggira attorno agli 8 euro per azione. Questo dovrebbe garantire, tolte alcune partite contabili al momento non certe, di mettere nel cassetto un goodwill potenziale di circa 200 milioni che su un’offerta da poco più di 1 miliardo di euro rappresenta una cifra interessante.

Di fronte a tutto questo, l’animosità che aveva caratterizzato gli ultimi consigli di amministrazione del Leone è stata accantonata a favore del buon esito della manovra. Che d’altra parte permetterà a Trieste di mettere le mani su un gruppo da 3,4 milioni di clienti, 4,7 miliardi di euro di premi e circa 24 miliardi di attivi in gestione. L’integrazione genererà poi 80 milioni di sinergie a fronte di costi integrazione per 150-200 milioni e un’erosione di 7,8 punti dell’indice di solvibilità.

A questo punto la palla passa nel campo di Cattolica chiamata a stabilire se l’offerta sia “fair” o meno per i propri azionisti. A tal proposito, è già in calendario un consiglio di amministrazione della società tra giovedì e venerdì ma non è escluso che dato il contesto il gruppo non decida di anticipare la riunione alle prossime ore. Non sarà evidentemente un board decisivo visto che la procedura prevede che venga chiamato in causa un consulente che aiuti i membri del consiglio ad esprimere un parere sull’Opa. Dal canto suo Cattolica non potrà non tenere conto che entrando nell’orbita del Leone potrà beneficiare «della solidità finanziaria» delle Generali che promettono, peraltro, di preservarne il marchio e il legame con il territorio.

Sul piano delle prossime tappe entro 20 giorni Generali depositerà in Consob il documento d’offerta. Una volta concluso l’iter autorizzativo il cda di Cattolica, che difficilmente considererà l’Opa ostile, potrà fare, come detto, le sue valutazioni rispetto al corrispettivo economico. Dopodiché l’offerta potrà partire per concludersi entro fine anno.

Consob, nel mentre, come da prassi, ha avviato il monitoraggio dei movimenti registrati sul titolo Cattolica negli ultimi giorni. In particolare, è stato acceso un faro sugli acquisti che hanno interessato il titolo lo scorso venerdì. Inizialmente il balzo del 14% era stato ricondotto alla trimestrale oltre la attese ma alla luce di quanto annunciato ieri in mattinata quegli acquisti meritano un approfondimento.

Da ultimo gli advisor, nello specifico Generali è stata assistita da Mediobanca, Rothschild e Bofa.

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