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Generalfinance al bivio: Borsa o un socio bancario

Da una parte la quotazione in Borsa. Dall’altra la valorizzazione tramite l’ingresso di un nuovo socio bancario. Oscilla al momento tra questi scenari di massima il futuro di Generalfinance, principale operatore nel mercato italiano del factoring nel segmento delle imprese distressed.

Il gruppo controllato da Ggh, holding che fa capo al ceo Massimo Gianolli (53%), e per il restante 47% dal Credit Agricole (che ha ereditato la quota dal Creval a valle dell’Opa lanciata nei mesi scorsi) è al bivio del suo percorso e ora ragiona sui prossimi passi da fare.

I prossimi trimestri, del resto, sono improntati a un percorso di crescita che vede un consolidamento nel segmento di appartenenza. Un percorso che potrebbe vedere, se ci sarà un allineamento di intenti tra i due soci, anche novità in termini strategici. «Siamo felici per l’ingresso nell’azionariato di Credit Agricole – spiega al Sole 24Ore Massimo Gianolli – e siamo pronti a dare esecuzione agli accordi sottoscritti nel 2017».

Nella cornice della partnership stretta negli anni scorsi con il Creval era infatti stato sottoscritto un accordo che prevede la valorizzazione di Generalfinance attraverso l’Ipo, progetto peraltro già accarezzato nel 2016 salvo poi sfumare per le avverse condizioni del mercato, o con una “trade sale”, ovvero il disinvestimento a fronte dell’ingresso di un nuovo investitore. Riflessioni poi congelate a fronte dell’Opa lanciata dall’Agricole. Oggi che l’offerta francese è andata a segno, Gianolli riapre il dossier. «L’Ipo entro l’anno – dice il manager – è un’ipotesi che noi vediamo con favore ma siamo aperti a valutare scenari alternativi che peraltro sono anche in fase avanzata».

Sul mercato si mormora dell’interessamento di qualche soggetto bancario. Certo è che in ogni caso si dovrà trovare la quadra con il nuovo partner Agricole, che consapevole dell’accordo in essere vorrà studiarlo formalmente nel quadro della due diligence che verrà fatta sul Creval. Peraltro, proprio entro la settimana, è attesa la conclusione dello squeeze out azionario in vista dell’assemblea del Creval del 18 giugno che sancirà il cambio di assetto nella governance.

Sotto il profilo industriale, intanto, gli obiettivi del nuovo piano al 2023 approvato a febbraio «puntano a consolidare la posizione del gruppo nel settore», dice Gianolli. E prevedono un salto del profilo dimensionale e finanziario della società. Complici gli effetti della pandemia sul tessuto economico e sui livelli di default delle aziende, la società prevede che il turnover, in arco di Piano, arrivi a superare oltre 1,5 miliardi nel 2023, raddoppiando così rispetto ai 761 milioni del 2020, con una crescita aggregata annua (Cagr) del 26,7%, valore peraltro sostanzialmente in linea con quanto verificatosi nel precedente triennio.

In crescita anche la redditività che dai 5,3 milioni del 2020 potrebbe arrivare a 10 milioni di utile netto e una redditività sul patrimonio netto (Roe) superiore al 33% a fine 2023.

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