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General counsel, dopo il covid la professione si è trasformata

Dodici mesi che hanno cambiato il mondo, il modo di lavorare e l’organizzazione delle imprese. Con tutto ciò anche il ruolo dei General counsel non è più quello di prima e gli studi legali che collaborano con le aziende devono saper adeguarsi alla nuova realtà, cogliendone le opportunità che comunque ci sono.

«Il 2020 è stato un anno professionalmente sfidante ma che ha portato anche grandi soddisfazioni e risultati. Durante la pandemia, come funzione legale non solo siamo stati parte attiva del Crisis Management Team ma abbiamo anche seguito e dato supporto legale a grandi negoziazioni con i clienti esterni, interamente da remoto. Abbiamo dato prova di doti organizzative efficaci a fronte di un cambiamento repentino non solo delle modalità di lavoro ma anche del contesto normativo. La decretazione di urgenza ha richiesto da parte della funzione legale un aggiornamento continuo e uno sforzo interpretativo costante per adattare i dettati normativi alle esigenze della nostra organizzazione, con una particolare attenzione alla tutela della salute e della sicurezza dei nostri dipendenti e dei nostri clienti», spiega Alessandra Bini head of Legal department di Ibm Italy Legal Department e responsabile di Aigi Lombardia. «La fase pandemica ha dimostrato che la capacità di trovare soluzioni innovate in un contesto complicato e in rapidissima evoluzione è imprescindibile in una realtà come Ibm. L’investimento che dovremo fare come ufficio legale sarà sulla professionalità e sull’aggiornamento costante rispetto alla strategia della nostra azienda, nonché sullo sviluppo delle soft skills quali la resilienza, lo spirito di adattamento, la capacità di comunicare. Con l’avvento della pandemia il nostro ruolo di trusted advisor si è consolidato grazie alla professionalità e resilienza che tutto il team ha dimostrato in questa fase. Tra due-tre anni le sfide che vedo sono legate allo sviluppo della tecnologia legata al nostro business e all’applicazione della stessa alle sfide dei dipartimenti legali. Gli studi legali esterni continueranno ad essere selezionati per i contenuti che possono apportare alle attività della direzione legale, soprattutto in aree del diritto in evoluzione o che richiedano competenze specialistiche. Si valorizzeranno inoltre l’immediatezza l’abilità di trovare soluzioni innovative sia con riferimento all’ingaggio sulle pratiche che ai sistemi di comunicazione e di billing che, in un contesto spesso complicato, tendono a facilitare la comunicazione e gli scambi».

Secondo Antonia Cosenz, responsabile legale e regulatory affairs di Banco Bpm «il 2020 ha avuto effetti rilevanti sull’intera economia reale che si sono riflessi sulla gestione dei servizi bancari e dunque anche sulla nostra funzione. Flessibilità, semplificazione e rapidità – unitamente alla prevenzione dei rischi legati al mutato contesto – sono stati gli elementi che più hanno caratterizzato la nostra azione con l’obiettivo comune di venire incontro tempestivamente alle esigenze della nostra clientela nonostante le difficoltà legate alle misure restrittive del lockdown. L’esperienza vissuta durante la pandemia ha tracciato un percorso che porteremo avanti anche in questa fase di progressivo ritorno alla normalità. Quanto vissuto deve spingerci a continuare a ricercare una sempre maggiore semplificazione nella comunicazione con i clienti e nella gestione contrattuale dei rapporti con gli stessi e un utilizzo ampio ed efficiente della digitalizzazione a beneficio dei temi più complessi e a maggior valore aggiunto laddove il contributo personale è imprescindibile. In questo contesto il legale d’azienda, pur restando un tecnico del diritto, non può oggi limitarsi alla mera applicazione delle disposizioni ma è chiamato a valutare le tematiche trasversalmente, contestualizzandole al sistema in evoluzione, e a contribuire in modo attivo e costruttivo alla ricerca di soluzioni concrete e adeguate alle esigenze della clientela della Banca e alla mitigazione dei rischi a cui essa è esposta. Gli skills sui quali la nostra Banca focalizzerà il proprio interesse e ai quali come funzione legale siamo chiamati a contribuire includono temi di grande attualità, tra cui, l’evoluzione del digitale e le tematiche correlate riguardanti la sicurezza informatica nonché il perseguimento di obiettivi di sostenibilità. Lavoriamo con molti studi legali, accreditati sulla base di requisiti specifici, apprezziamo molto la qualità e l’expertise nel settore coniugata a un approccio proattivo, flessibile e business oriented in modo da supportare le nostre strutture nell’individuazione della soluzione migliore per un servizio sempre più adeguato alle esigenze della nostra clientela».about:blank

«Per la funzione legal e compliance è stato un anno estremamente complesso. Abbiamo dovuto garantire l’assistenza continuativa al business (l’alimentare rientrava tra le categorie considerate essenziali e di conseguenza non ci siamo mai fermati) e contribuire a «calare» i Dpcm nella realtà aziendale, interpretando e applicando norme che in alcuni casi non portavano ad un’interpretazione univoca» ricorda Daniele Guarnieri, general counsel di Nestlè Italiana, che aggiunge: «analogamente alle altre funzioni aziendali, occorrerà trovare un equilibrio tra modelli di gestione «ibridi», in cui lo smart working rappresenterà necessariamente una componente significativa nella settimana lavorativa delle risorse. Prevedo un crescente coinvolgimento del legale interno nelle decisioni strategiche del gruppo a discapito di attività a meno valore aggiunto, che un maggior ricorso alla tecnologia (AI, contract management software, ecc) dovrebbe contribuire a svolgere in tempi più ridotti. Mi aspetto rilevanti investimenti in ambito Esg e conseguentemente saranno molto ricercate figure «ibride» in ambito sostenibilità, che coniugano conoscenze giuridiche, tecniche e ambientali. Chi vuole lavorare per noi deve avere una forte conoscenza dei nostri mercati di riferimento e sapere andare oltre a sistemi di fatturazione che ritengo obsoleti, come le billable hours».

Cristian Tessari, director legal del Cluster South Italy – San Marino – Greece – Cyprus di Henkel Global Law Group ricorda come «il rientro alla normalità, quella che sarà la nuova normalità, non potrà prescindere dalle conquiste che abbiamo realizzato in questo periodo. Dovremo inventare il modo di poter coordinare l’attività di chi sarà a casa con quella di chi sarà in ufficio, pensando a sistemi di lavoro su file condivisi o sistemi di videoconferenza «real presence». Potremo anche pensare di dedicare la presenza in ufficio ad attività collegiali, corsi di formazione, condivisione di idee e progetti, e lasciare al tempo in modalità remota le attività più autonome, quali revisione di contratti, etichette, materiali di marketing. Sempre di più veniamo coinvolti nella gestione di fasi di crisi o progetti di ampio respiro, nei quali l’ufficio legale interviene non solo come «l’esperto» o «il notaio» che certifica le attività svolte ma partecipa fin dalla fase embrionale ad impostare il progetto nel modo in cui possa produrre il risultato giuridicamente più efficiente e sostenibile. Non nascondo che la richiesta è di diventare sempre meno un puro centro di costo ed invece di impostare attività che producano risultati positivi per l’azienda. Stiamo investendo sul concetto di lavorare in modo equilibrato, tenendo conto di quello che succede intorno a noi. Investiamo sulla curiosità attiva, sulla voglia di migliorare i processi ed il modo di portarli avanti, sul sentirsi un po’ più imprenditori e sentire propri i risultati che l’azienda persegue ed ottiene. Uno studio legale esterno deve capire che noi siamo il punto di contatto tra loro ed il business: quando chiediamo un parere non abbiamo bisogno di un trattato o di un manuale, che come professionisti legali siamo in grado di reperire e leggere da soli, ma di una spiegazione chiara e diretta al punto delle criticità e, soprattutto, di un ventaglio di possibili soluzioni con i relativi risk-assessment: con questi strumenti noi In-house possiamo andare dai C-Level managers e contribuire a definire delle scelte consapevoli».

Per Micaela Vescia, direttore Affari legali e societari di Atm spa, «la sfida sarà quella della gestione dello strumento dello «smart working», che impone la necessità di razionalizzare le attività con l’obiettivo di ottenere una maggiore efficacia ed efficienza anche delle interazioni in remoto. Il General Counsel sarà sempre più un punto di riferimento per le decisioni di tipo operativo e strategico e dovrà pertanto garantire tempestività, completezza, coerenza delle informazioni e della consulenza offerta, anche rispetto al «precedente», e dunque «coerenza di ultima istanza» nonché coordinare le posizioni di diverse direzioni operative e di collegamento tra queste e gli indirizzi espressi dall’organo amministrativo. Sarà fondamentale mantenere una costante apertura al dialogo e al confronto, per lavorare con crescente integrazione sia con il team sia con gli altri manager. Gli studi legali esterni dovranno dimostrare sempre maggiore proattività e disponibilità, «accettando» una collaborazione davvero stretta con le funzioni coinvolte dalle singole attività per le quali sono chiamati a prestare la loro consulenza».

«È stato un anno intenso che ha visto la Funzione Legale svolgere un ruolo di primissimo piano», dice Giorgio Martellino, general counsel di Avio spa. «Ci si è trovati improvvisamente a dover affrontare a livello giuridico le implicazioni connesse all’Emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Covid-19. La Funzione Legale ha dovuto affrontare i problemi legati ai contratti sottoscritti che per forza maggiore hanno visto una sospensione e talvolta addirittura una risoluzione ma anche da un punto di vista compliance per il continuo adeguamento delle procedure di accesso al posto di lavoro da parte delle risorse dell’azienda e la predisposizione dei DPI obbligatori per legge» . In merito alle sfide va detto che la Funzione Legale ancora sta reagendo rispetto a quanto verificatosi nel corso dell’ultimo anno e mezzo. «La sfida maggiore è rappresentata dallo stesso rientro alla normalità garantendo l’applicazione di quella che è uno dei principali obiettivi dell’azienda: la sostenibilità aziendale. Il ruolo della Funzione Legale sarà sempre più incentrato sulle tematiche di sostenibilità e compliance che rappresentano l’obiettivo madre della società. La funzione legale sarà ancora più business oriented in cooperazione con le altre funzioni rilevanti e certamente orientata alla tecnologia che riesce a velocizzare tutti quei processi lenti per definizione. La tecnologia attraverso la digitalizzazione dovrà inevitabilmente velocizzare i processi di routine all’interno del contesto aziendale. Velocità, taglio pratico e competenza ampio spettro sono sicuramente i valori chiave per soddisfare le nostre esigenze. Lo studio legale esterno per poter offrire un valido supporto deve conoscere il business di riferimento, essere competitivo e tempestivo nell’analisi e risoluzione della fattispecie sottoposta alla sua attenzione. All’interno del contesto aziendale i processi sono molto veloci e lo studio legale esterno deve necessariamente stare al passo con la dinamicità aziendale» chiosa.

Secondo Marco Minolfo, global legal counsel della Itt Motion Technologies nel 2021, già VP corporate legal affairs del gruppo DiaSorin nel 2020. «Il 2020 è stato sicuramente un anno di particolari effort per i dipartimenti legali in-house. La funzione legale ha visto sommarsi il fabbisogno di consulenza legato al (core) business as usual con quello riferito ai nuovi protocolli anti pandemia ed alle restrizioni sugli spostamenti e sui luoghi di lavoro da questi ultimi imposti. Ciò, in aggiunta allo smart working e, pertanto, al diverso modo di prestare i servizi rispetto al periodo ante Covid-19, almeno in Italia. La più grande sfida sarà quella sociale e procedurale, legata al rientro ai metodi precedenti ed al sapere combinare ed ottimizzare questi due sistemi lavorativi in parallelo. Da un punto di vista tecnico, mi aspetto ancora una forte richiesta di supporto nelle attività di compliance legate ai protocolli di rientro ed al rispetto delle procedure vigenti o in corso di emissione. Questa esperienza auspico abbia tra l’altro insegnato a tutti, primi tra questi gli imprenditori, che è possibile, e per alcuni aspetti presenta anche un valore aggiunto, lo svolgimento del lavoro in forma flessibile. Dopo questa pandemia probabilmente vi sarà un nuovo modo di lavorare, più efficiente ed anche più comodo per molti dipendenti, e per gli imprenditori che vorranno cogliere questa opportunità e mettere a frutto la «lesson learned» dal Covid-19. Un’area da monitorare sarà quella della compliance con le procedure, già richiesta in relazione ai diversi protocolli di legalità imposti tra l’altro per la data privacy ex Gdpr, dalla Mar, dai modelli ex D.Lgs. 231/01, e adesso anche dalle nuove norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro dove i dipartimenti legali con questa pandemia hanno infatti iniziato a collaborare in modo molto più stretto con i dipartimenti Ehs e Hr. In merito alla consulenza esterna, credo che la scommessa sarà vinta da quegli studi legali che riusciranno ad essere significativamente pratici nel rendere il servizio, reattivi alle nuove modalità lavorative, e che si riveleranno essere sempre più dinamici in un’ottica di multidisciplinarietà e monitoraggio delle normative a livello non più solo domestico, anche considerato il fatto che l’esperienza della pandemia ha tra l’altro ulteriormente accelerato il processo di globalizzazione già in corso».

Infine, il 2020 per Nemio Passalacqua responsabile di Aigi Piemonte e Valle d’Aosta «la funzione legale è stata coinvolta nella gestione dell’emergenza. Il lavoro da remoto ha comportato un nuovo approccio al lavoro, da gestire e organizzare in termini di operatività e gestione del tempo. Il contingentamento delle risorse ha comportato un trend sempre più consolidato di fare di più con meno. La grande sfida per i general counsel è reinventare una normalità facendo tesoro di ciò che di buono è derivato dal periodo emergenziale in termini di organizzazione del lavoro. Far fronte a maggiori richieste, di natura diversa e con tempistiche differenti con meno risorse: questa è la sfida con cui confrontarci. Trovare nuove soluzioni, anche organizzative e gestionali, per rispondere in modo più moderno alle nuove tendenze ed esigenze dell’azienda e del mercato. Il crescente uso del digitale e delle tecnologie dovrebbe accompagnare questo cambiamento e facilitare la transizione. Gli studi devono conoscere il business, essere orientati alla risposta concreta, pratica, che possa essere implementata senza fare solo pareri e dare supporto teorico».

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