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Gemina-Atlantia, fusione in arrivo

La trattativa per la fusione Atlantia-Gemina è partita. Ieri in tarda serata il gruppo autostradale ha comunicato di aver iniziato i colloqui con la holding aeroportuale per provare a definire i dettagli di una possibile aggregazione. «Atlantia ha avviato i contatti con Gemina per la verifica dei presupposti per un’eventuale operazione di integrazione societaria tra le due holding». Con una nota analoga Gemina ha confermato che si sta lavorando per accertare «la sussistenza dei presupporti industriali, finanziari, economici e giuridici per un’eventuale operazione di integrazione». Da ieri, dunque, la macchina si è messa in moto.
Ora le opzioni sul tavolo sono fondamentalmente due, si dovrà valutare quale è la più opportuna: un’Opa con successiva fusione oppure un’offerta pubblica di scambio. Nel corso degli approfondimenti dei prossimi giorni si cercherà di individuare la strada più congeniale all’obiettivo finale, ossia quello di realizzare una società con ramificazioni chiave nel settore infrastrutture e una solida base finanziaria. L’accordo, infatti, non potrà prescindere dalla necessità di mantenere inalterato il rating di Atlantia. Standard & Poor’s riconosce al gruppo autostradale un giudizio BBB+ con outlook negativo ed evidentemente l’obiettivo della compagnia è non discostarsi molto da questo livello (il rating di Adr è BB+). Questo perché essendo una società capital intensive, complice la mole di investimenti che fa ogni anno (nel 2011 il gross capital expenditure si attestato a 1,6 miliardi), deve per forza avere un accesso al credito con oneri sostenibili. Il bond retail da 1 miliardo collocato sul mercato a novembre scorso, per esempio, paga un rendimento lordo annuo del 3,7%.
Di conseguenza, elementi fondamentali per il buon esito dell’accordo saranno il prezzo al quale verrà chiuso e le proiezioni sul rendimento dell’investimento. A fare l’offerta, sarà evidentemente Atlantia che allo stato, come Gemina, non ha ancora affidato alcun mandato ufficiale agli advisor, che saranno tuttavia almeno tre, alcuni sono già stati sondati. Nonostante ciò il mercato si interroga su quali possano essere le condizioni, tanto che ieri il titolo Gemina ha ripiegato leggermente chiudendo in discesa dell’1,01% a 1,18 euro. Questo perché, sebbene gli analisti abbiano individuato un range di prezzo per una possibile Opa compreso tra 1,2 e 1,3 euro per azione, va segnalato che già a 1,2 euro a titolo la valutazione complessiva di Gemina, 1,7 miliardi, è quasi allineata al valore della Rab (regulated asset base) di Aeroporti di Roma stimata da alcuni operatori in massimo 1,8 miliardi. L’incognita Alitalia, giusto ieri peraltro Gemina ha comunicato di aver ristretto alcuni servizi prestati alla compagnia perché quest’ultima è economicamente inadempiente, potrebbe però costare alla holding un piccolo sconto sulla Rab.
Il Ceo di Alitalia Andrea Ragnetti, si è detto subito «esterefatto» della dichiarazione. «Aeroporti di Roma, nonostante la recente firma di un accordo di programma che ci vede obbligati a pagare delle cifre elevatissime – ha detto il manager -, continua ad offrire un servizio ben al di sotto dello standard qualitativo che i nostri passeggeri si aspettano e si meritano, e uno spettacolo di degrado assolutamente ingiustificabile». Insomma, «i ritardi nei pagamenti, di entità ridottissima, qualche giorno, non sono altro che tentativi fatti per cercare di ottenere, con la moral suasion, non riuscendoci, un servizio quanto meno sufficiente».
Polemiche a parte, qualcuno già si chiede in che modo Atlantia conta di finanziare l’operazione. Complice la raccolta recente, 1 miliardo con il bond retail e 500 milioni grazie a un finanziamento concesso dalla Cdp ad Autostrade per l’Italia, Atlantia può contare su una flessibilità finanziaria che si aggira attorno ai 6 miliardi e su una liquidità immediatamente disponibile di 2 miliardi.

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