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Gelmini “In settimana l’agenda delle riaperture No alle isole Covid free”

«Credo che già questa settimana definiremo il cronoprogramma per le riaperture. Perché dobbiamo procedere. Con cautela, per evitare di commettere errori e dover richiudere, ma man mano che il tasso di contagi diminuisce e le vaccinazione coprono i più fragili dobbiamo riaprire. A breve il Cts inserirà proprio il dato sulle vaccinazioni tra i criteri di valutazione per il passaggio delle regioni da un colore all’altro». Prudenza, niente aperture avventate e immediate. Ma la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini parla delle settimane che ci attendono con moderato ottimismo, nonostante la pessima notizia di giornata. E cerchia per la prima volta maggio come mese chiave per le riaperture. Tuttavia, niente isole Covid free: «Lo sarà l’intera Penisola ». Ora «ci sono tutte le condizioni per liberare il Paese da questa morsa».
Lo stop al vaccino J&J negli Usa non è una doccia gelata, ministra Gelmini? Non fa saltare i piani?
«No, perché l’impatto non è determinante nel breve e medio periodo. Diciamo che è un problema soprattutto per gli Stati Uniti. Noi ci affideremo anche in questo caso alle valutazioni di Ema e Aifa. Ma ho sentito il generale Figliuolo e sembra che i casi problematici siano ancor meno significativi rispetto a quelli che hanno bloccato per poco AstraZeneca. Ci atterremo alle indicazioni, ma il piano vaccinale va sicuramente avanti».
Eppure erano attese milioni di dosi di quel vaccino.
«Nell’immediato concentriamoci sui 4,2 milioni di dosi in arrivo tra il 15 e il 22 aprile: saranno consegnate alle regioni 3 milioni di fiale Pfitzer, 500 mila di Astra, 400 mila Moderna e solo 180 mila di Johnson&Johnson.
Ecco perché il momentaneo stop, se dovesse esserci, pesa relativamente nell’immediato».
Resta il problema delle regioni.
Cosa accade se ognuna si attiene al proprio piano di priorità, come minaccia di fare in Campania il governatore De Luca?
«Le regioni stanno seguendo le indicazioni del governo. C’è una collaborazione proficua tra le amministrazioni e il commissario, il generale Figliuolo. Dieci giorni fa avevamo il problema della copertura del fabbisogno per gli over 80.
Adesso è un problema sostanzialmente risolto. Deve essere chiaro che nessuno si salva da solo.
Lo sa anche il governatore De Luca, che si è impegnato ad adeguarsi alle priorità fissate dal governo, per altro su richiesta delle regioni. La competizione tra loro è legittima ma i cittadini italiani sono tutti uguali».
A proposito, come la mettete con le isole minori (e non solo minori) che puntano a diventare Covid free per salvare l’estate? Il governatore Bonaccini è contrario: nessuna scorciatoia.
«L’obiettivo è acc elerare, coprire entro giugno tutti gli over 70 e le categorie più fragili per avere non isole, ma l’intera Penisola Covid free. Solo così l’Italia intera potrà riaprire, nel rispetto delle regole. Se non commettiamo errori, salviamo la stagione estiva».
Intanto, riaprirete quando? E
cosa? Ci sarà il famoso tagliando invocato dalla Lega per il 20 aprile?
«A giorni sarà convocata la cabina di regia per definire le riaperture. Un cronoprogramma credo che lo avremo già in settimana. I ministeri stanno lavorando ciascuno su i propri protocolli di sicurezza. È allo studio anche il pass vaccinale, per il quale attendiamo entro giugno una disciplina europea».
Prime riaperture? Aprile ormai sta andando…
«Aprile è stato il mese della grande svolta con la riapertura delle scuole, almeno fino alle prime medie, e dei concorsi pubblici. Stiamo pianificando il via alle fiere, ai grandi eventi internazionali. Lavoriamo al Salone del mobile, ormai in programma a Milano dal 5 al 10 settembre».
Prima di settembre c’è l’estate.
Da Maggio, per esempio, che accade?
«Si va verso una rapida apertura degli esercizi commerciali. Col passaggio in zona gialla di molte realtà, se il tasso di contagio e quello di vaccinazioni lo consentiranno, potrebbero riaprire ristoranti con tavoli esterni e bar, almeno a pranzo. E, sempre rispettando i protocolli di sicurezza, anche piscine e palestre».
E la data del 2 giugno, suggerita dal suo collega al Turismo Garavaglia per il disco verde definitivo?
«Potrebbe essere la data per le aperture generalizzate, ma non mi va di fare promesse campate in aria.
Guardiamo prima i dati».
Non ci sarà uno spostamento del coprifuoco a mezzanotte?
«Quello sinceramente non lo so».
E i ristoranti aperti la sera?
«Intanto li si può aprire a pranzo, se con spazi esterni. Per la sera attendiamo ancora le prossime settimane».
La lega attacca il ministro della Salute Speranza. Draghi lo difende. È in bilico?
«Teniamo lontane le polemiche.
Restiamo uniti per il Paese. Io continuo a pensare che non ci sia un partito delle chiusure a prescindere.
Anche Salvini dice che bisogna aprire dove possibile e in sicurezza. È quello che vogliamo fare tutti. Ci sono dati positivi: su terapie intensive, contagi, vaccinazioni.
Elementi che ci fanno essere fiduciosi. Ci sono tutte le condizioni per liberare il Paese da questa morsa».
Le piazze restano calde. Servono altri ristori, oltre alle riaperture.
«Avevamo votato uno scostamento da 32 miliardi per far fronte alle chiusure di fine anno. Poi è arrivata la terza ondata. Nel cdm di oggi ci sarà un ulteriore scostamento di dimensioni più ampie per coprire i danni economici e risarcire le attività più colpite: ristoranti, bar, palestre».
Temete al tri disordini?
«Il Paese è molto stanco, il fermo è stato assai prolungato per molte attività, questa tensione è comprensibile anche se non giustificata. Prendiamo esempio dalla Gran Bretagna, che ha aperto pur avendo vaccinato con due dosi solo il 10 per cento della popolazione. La strategia può essere quella: riaprire mentre si mette in sicurezza. Siamo nelle condizioni di farlo anche noi».
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