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Gelata sull’industria italiana calano fatturato e ordinativi. Padoan: tasse giù e riforme

Gelata di marzo su fatturato e ordinativi dell’industria, che soffrono la brusca frenata anche in un settore, come quello delle auto, che da tre anni a questa parte non dava segnali di crisi. Rispetto al precedente mese di febbraio, avverte l’Istat, il fatturato è sceso dell’1,6 per cento (meno 3,6 rispetto al marzo 2015 e, per le auto, meno 6,5). Gli ordinativi sono invece caduti del 3,3 per cento (stabili – più 0,1- sull’anno precedente) soffrendo soprattutto sul mercato esterno e incamerando la battuta d’arresto delle economie russa, cinese, brasiliana e dei paesi Opec.
Sul quadro generale pesa il crollo dei prezzi nel settore energetico che ha trascinato verso il basso il valore del fatturato (al netto dei prezzi alla produzione, la caduta su febbraio si ridimensiona a meno 0,8 per cento), ma la sterzata data ai venti di ripresa è netta, pur se il ministro Poletti chiarisce di non considerarla preoccupante: «Dobbiamo capire che siamo alla “coda” di una crisi durata otto anni e che interessa anche l’apparato produttivo industriale con i suoi alti e i suoi bassi», ha detto. «I dati devono essere valutati nel lungo periodo perché la crescita dell’Italia, anche se non particolarmente dinamica, è positiva e stabile. E il nostro Paese si è guadagnato un tasso di credibilità a livello internazionale e con gli investitori».
A pagare lo scotto della situazione attuale è stata soprattutto l’attività estrattiva (fatturato in picchiata a meno 39,5 per cento), la fabbricazione di coke e dei prodotti petroliferi raffinati, ma anche la pelletteria e le industrie tessili e di abbigliamento, che in un anno hanno perso quasi il dieci per cento. In crescita invece il settore computer-elettronica, i mezzi di trasporto (nonostante i dati negativi delle automobili) e la farmaceutica.
Ora per ripartire bisogna muovere la leva delle riforme e della politica di bilancio. Così ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: «Dopo una prima fase caratterizzata da interventi orientati a rafforzare la competitività del paese e la domanda interna – ha precisato – la politica di bilancio per i prossimi anni, insieme all’attuazione delle riforme strutturali, creerà le condizioni per ricondurre l’economia italiana su un sentiero di crescita sostenuta e favorirà l’occupazione». L’altra leva, ha detto il ministro, arriverà dal taglio alle tasse, finanziata dalle risorse recuperate dalla lotta all’evasione : «Il recupero stabile di risorse favorirà la riduzione della pressione fiscale». Nel 2015, ha ricordato Padoan, sono stati recuperati 14,9 miliardi di euro, il 4,9 per cento in più rispetto all’anno prima. A completare il quadro ci dovrà essere una rapida discesa del debito pubblico che «si è stabilizzato, ha smesso di crescere e non potrà stare fermo per molto tempo: scenderà rapidamente. L’inflazione è risultata molto più alta di quanto atteso – ha commento il ministro – la crescita nominale più bassa, ed è questa che determina la dinamica del debito». In ogni caso l’Italia, ha detto Padoan, «chiederà la flessibilità anche nel 2017, avendone i requisiti» E di crescita, soprattutto di come riagganciarla, si parlerà al vertice del G7 che si apre oggi a Ise-Shima in Giappone e che metterà allo stesso tavolo sette leader preoccupati per una ripresa che stenta ed una domanda che non decolla. Ma sul tavolo del summit rimbalzerà anche il tema dell’immigrazione, che dovrà essere affrontato a livello globale. Il punto era già stato messo all’ordine del giorno dal premier nipponico Shinzo Abe, Renzi ha assicurato che darà una spinta in più per affrontarlo.

Luisa Grion

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