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Gelata dei prezzi a novembre

Scende molto più del previsto la velocità dei prezzi in novembre e l’inflazione su base mensile torna negativa, a -0,4 per cento. L’Istat spiega inoltre che nei dodici mesi aumentano solo dello 0,1 % l’indice nazionale dei prezzi al consumo e l’indice armonizzato (Ipca), quello che viene utilizzato per i confronti nell’eurozona(il mese scorso la variazione tendenziale dei prezzi era stata pari a +0,3%). Resta poi inchiodata a +0,1% anche l’inflazione acquisita per il 2015.
Vista dall’Italia, quindi, l’azione della Bce dopodomani dovrà assolutamente concentrarsi sul potenziamento del Quantitative easing, perchè nel nostro paese l’inflazione è ancora troppo bassa e il piano di acquisti di titoli di Stato per 60 miliardi al mese fino al settembre 2016, finora, non sembra in grado di riportare la dinamica dei prezzi più vicina all’obiettivo di medio termine del 2 per cento. In questo senso si è espresso ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, preoccupato dall’impatto che la deflazione può comportare sul debito pubblico reale: nel dirsi certo che il debito pubblico in rapporto al Pil diminuirà nel 2016, Padoan ha infatti rimarcato che «l’inflazione non dipende dall’Italia e sarebbe utile che fosse un po’ più elevata. Contiamo sulla Bce, che sta insistendo su una politica monetaria eterodossa».
Ma che cosa ha determinato la nuova flessione mensile, dopo il +0,2% di ottobre? Il rallentamento dell’inflazione è dovuto principalmente alla riduzione della crescita della voce servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona(+0,4% tendenziale, contro il precedente +1,4%), dovuta soprattutto alla frenata dei prezzi di alberghi e ristoranti (+0,7% da +2,1% di ottobre). A questi fenomeni , spiega l’Istat, si aggiunge il contenimento della dinamica dei prezzi degli alimentari non lavorati(+3,2% contro il precedente +4,1 per cento). Per contro, si è leggermente attenuata in novembre la flessione tendenziale dei prezzi dei beni energetici non regolamentati(-11,2% contro il -12,7%) di ottobre. Su base mensile, accanto alla flessione di servizi ricreativi, culturali e della cura della persona(-1,8%) e a quella di alberghi e ristoranti(-2,5%) c’è da registrare anche la discesa dei prezzi dei servizi di trasporto(-1,2%). Frena, con grande soddisfazione delle associazioni dei consumatori, anche il cosiddetto “carrello della spesa” ovvero il pacchetto di prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, cresciuti dello 0,3% su base mensile, contro il +1,5% di ottobre.
L’ufficio studi della Confcommercio mette in evidenza l’aspetto positivo della situazione, che è l’aumento di potere d’acquisto delle famiglie: «Il calo rilevato a novembre, superiore alle aspettative, è stato determinato in larga parte da fattori di natura stagionale – è il commento – e il permanere dell’inflazione su valori di poco superiori allo zero rappresenta un segnale positivo in quanto contribuisce a sostenere il potere di acquisto delle famiglie in una fase di ripresa ancora debole».
Inoltre, secondo Anna Maria Grimaldi, economista di Intesa San Paolo,novembre dovrebbe rappresentare un «minimo locale» per l’inflazione italiana, dal momento che tra dicembre e febbraio «un effetto base favorevole dall’energia dovrebbe spingere l’inflazione italiana fino a 0,8% ulteriori aumenti verso l’1% si avranno nella seconda meta’ del 2016, in parte per l’effetto ritardato del deprezzamento del cambio e se la ripresa si consoliderà, offrendo supporto alla dinamica core».
Per Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Federdistribuzione,questo livello di inflazione così basso «facilita una sostenuta politica di incentivo ai consumi, un obiettivo che il Governo si deve porre per consolidare i segnali di ripresa che si sono manifestati dall’inizio dell’anno. Indispensabile, inoltre, evitare qualsiasi iniziativa che rappresenti ostacoli o freni alla ripresa della domanda».

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