Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Gdf nelle sedi Ubi sul caso deleghe

Se non è una manovra a tenaglia contro il voto capitario e la governance delle banche popolari, le assomiglia molto. Da una parte il Governo, che impone il carattere d’urgenza e il decreto legge alla riforma delle banche cooperative, dall’altra la magistratura che raddoppia il carico ordinando, ieri mattina, la seconda perquisizione in dieci mesi a UbiBanca, la prima banca popolare italiana per capitalizzazione di Borsa, 1.730 filiali e 4 milioni di clienti, nonché quinta insegna del credito in Italia. Per giunta le perquisizioni vengono eseguite lo stesso giorno dell’audizione alla Camera dei deputati del presidente della Consob Giuseppe Vegas che, proprio sul tema della governance delle popolari, si è espresso con passaggi e accenti critici (vedere articolo a pagina 30).
Ed è precisamente la governance di UbiBanca al centro del secondo capitolo dell’inchiesta del Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf e coordinata dal pm bergamasco Fabio Pelosi: una governance definita «autoreferenziale», che mirerebbe a somministrare la propria influenza sul territorio stabilendo sin nei dettagli anche le fasi di alternanza tra i due gruppi forti del gruppo: quello bresciano e quello bergamasco. Il passaggio a «pettine fitto» della Gdf nelle sedi Ubi di Milano, Brescia e Bergamo, nonché in quelle della Compagnia delle Opere di Bergamo e della Confiab (il Consorzio fidi degli artigiani bergamaschi) è volto ad acquisire documenti che dimostrino come l’assemblea dei soci del 20 aprile 2013, la stessa che portò all’elezione degli attuali consigli (di sorveglianza e di gestione), sia stata viziata ab origine da pesanti irregolarità. Tra queste l’accumulo di deleghe in bianco compilate in un secondo tempo, se non addirittura sottoscritte con firme apocrife. Se fossimo in politica si parlerebbe, senza mezzi termini, di «brogli». Giorgio Jannone, ex parlamentare di Forza Italia, socio di Ubi, sostenitore di una delle liste di minoranza ed estensore di uno degli esposti che hanno fanno nascere l’inchiesta, ieri ha chiesto le dimissioni immediate del board di Ubi.
A definire la fattispecie di reato è l’articolo 2636 del codice civile. «Chiunque con atti simulati o fraudolenti , determina la maggioranza in assemblea, allo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni». Oltre a questo i magistrati orobici ipotizzano il reato di ostacolo alle funzioni di vigilanza, già contestato (per altre vicende) nella precedente fase dell’inchiesta che include un procedimento per truffa e riciclaggio che coinvolge Ubi Leasing. Gli indagati sono undici. Tra loro spiccano il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli (come presidente dell’Associazione banca lombarda e piemontese), l’ex presidente di Ubi Banca Emilio Zanetti, Andrea Moltrasio e Mario Cera, rispettivamente presidente e vicepresidente del Cds della banca, oltre a Franco Polotti presidente del Cdg e Victor Massiah, consigliere delegato del gruppo. Oltre a loro sono indagati Rossano Breno (ex referente orobico della Compagnia delle Opere), Antonella Bardoni a capo del Confidi degli artigiani e contestualmente membro del Cds di Ubi: avrebbero messo le rispettive organizzazioni – ritengono i pm – al «servizio» della lista. Oltre a Marco Mandelli, direttore generale di Banca popolare commercio e industria (controllata da Ubi), Giuseppe Sciarrotta, responsabile Ubi dei rapporti con le Authorities, e Guido Marchesi, consulente e addetto ai rapporti con i soci. Ma come si sarebbe giunti, nella ricostruzione dei finanzieri e magistrati, alla manipolazione del consenso che portò la lista “istituzionale” a raccogliere 7340 voti sbaragliando le liste alternative? Per capirlo i finanzieri hanno raccolto la testimonianza oltre che di dipendenti, quadri, funzionari e dirigenti della banca, anche quella di un campione di cento soci sostenitori della lista “istituzionale”.
Dalle loro audizioni sarebbe emerso che taluni di loro, sebbene risultassero soggetti deleganti, non «hanno in realtà mai conferito alcuna delega di voto a chicchessia». E una sostanziale coincidenza di fatti emergerebbe dalla relazione della Consob del dicembre 2013 che si riferisce all’ispezione del settembre precedente presso le sedi delle due associazioni di amici della banca, in cui si parla implicitamente (e senza dar luogo a censure) di comunicazioni interne in cui si esorterebbe a una raccolta di deleghe che solo successivamente sarebbero state da assegnare ai soci. Nessuna reazione dalla banca, che già in occasione del primo accesso dei finanzieri aveva scelto una linea low profile. Mentre da Bazoli è giunta una nota in cui si osserva che il nuovo filone d’inchiesta afferisce al medesimo procedimento in corso dall’anno passato e ha tenuto a ribadire «la propria totale estraneità ai fatti che sono oggetto delle nuove prospettazioni di indagine».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non deve essere stato facile occupare la poltrona più alta della Bce nell’anno della peggiore pes...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prelios Innovations e Ibl Banca (società attiva nel settore dei finanziamenti tramite cessione del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pandemia ha spinto le famiglie italiane a risparmiare di più. E questo perchè il lockdown e le ...

Oggi sulla stampa