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Gdf «fuori zona», avviso valido

È legittimo l’avviso di accertamento fondato sulle indagini eseguite dalla Gdf competente per un’altra località. Gli accessi, le ispezioni e le verifiche non sono soggetti alle delimitazioni di competenza territoriale, posti ordinariamente per l’amministrazione finanziaria. Ad affermarlo è la Corte di cassazione con l’ordinanza n. 90 depositata ieri.
Una società impugnava un avviso di accertamento eccependo, tra i diversi motivi, che l’atto era fondato sulle risultanze di una verifica eseguita da un reparto della Gdf non avente competenza territoriale rispetto alla sede della contribuente.
Secondo la società, infatti, i verificatori avrebbero violato il comma 2 dell’articolo 31 del Dpr 600/73, secondo il quale la competenza spetta all’ufficio distrettuale nella cui circoscrizione è il domicilio fiscale del soggetto obbligato alla dichiarazione alla data in cui questa è stata o avrebbe dovuto essere presentata.
La Ctp accoglieva il ricorso della società e la sentenza veniva confermata anche dal giudice di appello.
L’Agenzia ricorreva così per Cassazione evidenziando che la Ctr avrebbe errato poiché la norma fa riferimento all’attività dell’ufficio e non della Gdf.
I giudici di legittimità, ritenendo fondate le doglianze dell’Agenzia, hanno innanzitutto richiamato i principi affermati in passato dalla suprema Corte (Cassazioni 7957/1997 e 9611/2000) secondo i quali gli accessi, le ispezioni o le verifiche che la Guardia di finanza effettua in collaborazione con gli uffici tributari, non sono soggetti alle delimitazioni di competenza territoriale posti per gli organi dell’Amministrazione finanziaria.
Gli ufficiali e gli agenti della Guardia di finanzia, anche quando svolgono atti e inchieste a rilevanza tributaria, non sono organi del ministero delle Finanze, né dipendenti degli uffici nei quali esso si articola, ma operano quali appartenenti ad un corpo militare nazionale, con propri comandi a livello centrale e locale (Corte di Cassazione 7957/97).
A ciò si aggiunga che l’articolo 63 del decreto Iva, prevede che la Gdf cooperi con gli uffici per l’acquisizione e il reperimento degli elementi utili ai fini dell’accertamento delle imposte e per la repressione delle violazioni tributarie. A tal fine, può procedere anche di propria iniziativa o su richiesta degli uffici stessi.
I giudici hanno così precisato che, dal tenore della norma, tale “cooperazione” non necessita della preventiva richiesta da parte degli uffici finanziari, potendo, infatti, la Gdf svolgere l’attività anche di propria iniziativa.
L’apporto della Guardia di finanza, quindi, si concretizza come una collaborazione esterna, alla quale non sono applicabili, in difetto di espressa previsione normativa, i criteri di organizzazione e competenza territoriale dettati per gli uffici delle imposte.
A ciò consegue che i dati reperiti durante le verifiche o le ispezioni sono utilizzabili a fini fiscali indipendentemente dalla loro provenienza e quindi ancorchè derivino da reparti di località diverse dal domicilio del contribuente. Da qui l’accoglimento del ricorso.
La pronuncia, letta sotto altro profilo, attribuisce particolare rilevanza ai criteri di individuazione dell’ufficio dell’Agenzia delle entrate competente che, secondo quanto rilevato dai giudici di legittimità appare essere inderogabile rispetto alla giurisdizione territoriale dei reparti della Gdf.

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