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Gazprom, sfida aperta al gas inglese

MILANO — Gazprom si spinge sempre più nel cuore dell’Europa occidentale. Essere il primo fornitore di gas nella zona euro non basta più al colosso energetico controllato dal Cremlino. Il prossimo obiettivo potrebbe quello di entrare direttamente in concorrenza con i produttori di metano del Mare del Nord a casa loro, portando la materia prima fino in Gran Bretagna. Un’operazione che ha spettatore interessato il gruppo Snam.
Non sono solo suggestioni o progetti di là da venire. Il messaggio mandato l’altro giorno dal presidente di Gazprom Alexei Miller è stato chiaro: la società controllata dal Cremlino e l’operatore olandese Gasunie studieranno la possibilità di prolungare il gasdotto Nord Stream, fino a portare il gas siberiano sull’isola britannica.
Miller lo ha annunciato ieri ad Amsterdam, dove accompagnava il premier Vladimir Putin in quella che è stata una visita politica con sottostante principale una serie di accordi in campo energetico. A cominciare dalla possibilità offerta a Royal Dutch Shell di esplorare assieme a Gazprom l’Artico in cerca di idrocarburi e di sviluppare progetti per l’estrazione di olio da scisto. In pratica, l’equivalente petrolifero dello shale gas che tanto ha rivoluzionato il mercato del metano negli Stati Uniti prima e poi a cascata in tutto il resto del mondo.
Ma ben altro valore avrebbe prolungare il Nord Stream. Ora copre il tratto dalla costa russa fino alla Germania passando per oltre 1.200 chilometri: tre linee con la capacità di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno. In realtà, ne arrivano molto meno per i paletti dell’Antitrust di Bruxelles.
Da qui, l’esigenza di allargare il mercato fino ad arrivare alla Gran Bretagna. Anche se questo significa arrivare nel mercato rifornito dai giacimenti di gas del Mare del Nord, dove negli ultimi due anni sono stati scoperti nuovi giacimenti.
Il consorzio che controlla il Nord Stream è composta oltre che da Gazprom (socio di maggioranza con il 51 per cento delle quote), dalle compagnie tedesche Wintershall e E. on (con quote del 15 per cento a testa), nonché dall’olandese Gasunie e dai francesi di Gdf Suez (9,5 per cento a testa).
C’è un’altra utility molto interessata a quanto potrebbe accadere con lo sbarco dei russi in Inghilterra. È la Snam, la società — appena uscita dal perimetro di Eni — che in Italia gestisce la distribuzione del gas lungo tutta la penisola. Società che da un anno a questa parte ha avviato un percorso per diventare il principale gruppo del settore nell’Eurozona. E la sua prima operazione è stata quella di rilevare il controllo di Interconnector Uk, il tubo e la stazione di pompaggio sulla costa olandese che trasporta il gas sotto la Manica. In entrambe le direzioni: scommettendo sul fatto che, prima o poi, le riserve del mare del Nord finiranno.

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