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Gavio tiene la posizione: niente Opa su Impregilo

di Simone Filippetti

La famiglia Gavio fa quadrato su Impregilo. Chi è intimo con la dinastia di Tortona riferisce di un Benimamino, il figlio del patron Marcellino che ha preso in mano il gruppo, tranquillo e deciso a rimanere alla finestra: nessun passo in avanti. E nemmeno cedimenti: in ogni caso, sia che arrivi o meno un'Opa, nessun passo indietro. Tutto il contrario di Salini che, rastrellato oltre il 22%, starebbe salendo ancora, al 29,9% come si vocifera da tempo.
Che la partita si stia scaldando in vista dell'assemblea, lo dimostra anche l'attivismo di un nome noto a Piazza Affari, Amber Capital, che due anni fa riuscì a ottenere l'Opa su Permasteelisa: dopo essere salito sopra il 2%, il fondo potrebbe incrementare ancora la sua posizione.
Ufficialmente Gavio sta perfezionando il riassetto di Impregilo: ieri il cda di Astm, la holding della famiglia che controlla le concessioni e che acquisirà il 29,9% di Igli, ha messo a punto i dettagli della ricapitalizzazione: sarà di 200 milioni rispetto ai 500 inizialmente preventivati. La famiglia, che ha il 51% di Astm, si impegnerà con 100 milioni, facendo la sua parte. Dopo sette anni di attesa e la non sempre idilliaca convivenza a tre con Benetton e Ligresti, adesso che Gavio è il dominus del costruttore non intende certo mollare la presa adesso. L'idea è quella di creare un gruppo di concessioni (Astm e Sias) e costruzioni (Impregilo) da 4 miliardi di euro con una netta separazione tra famiglia azionista e management: una piccola Vinci (il colosso francese che ha imposto in Europa il modello ibrido).
Pare di capire che difficilmente Gavio farà dunque il primo passo, nè avrebbe alcuna volontà di investire altre risorse. Si muoverà, semmai, solo se sarà costretto da Salini. Le munizioni per un'eventuale contro-Opa non mancherebbero: c'è l'incasso della vendita di Asa ad Atlantia, ci sarebbero 100 milioni di proventi di un bond convertibile e, come jolly nella manica, anche il possibile collocamento di una quota di Sias. Ma al momento questa non sarebbe la strategia della famiglia piemontese. Certo, dovesse Salini tentare l'affondo, allora le cose cambierebbero e un'ipotetica contro–opa non sarebbe un tabù. Se Salini, almeno nell'immediato, non lancerà un'Opa, lo scenario che si va delineando è quello della partita a scacchi. Man mano che passano i giorni, infatti, appare sempre più probabile che lo scontro si giocherà in assemblea: per allora Salini avrà con ogni probabilità il 29,9% e potrebbe puntare a estromettere Gavio dal cda. Sulla carta l'assemblea del 3 maggio prossimo non prevede elezioni perché il cda scade il prossimo anno. Salini potrebbe chiedere però chiedere l'integrazione dell'ordine del giorno, ma un'eventuale revoca del board non sarebbe una cosa così semplice.
Tra alcuni banchieri d'affari di Milano che stanno seguendo il dossier gira, però, anche un'altra interpretazione, più machiavellica: la strategia wait-and-see di Gavio sarebbe pura tattica. Meglio incassare una sconfitta in assemblea per vincere poi la guerra. Intanto, le varie pedine si stanno posizionando sullo scacchiere: Amber, il fondo americano in Italia rappresentato da Umberto Mosetti, da tempo azionista di Impregilo ha deciso di salire sopra al 2 per cento. E probabilmente non si fermerà qui. Amber arriva a dare manforte a Salini? Loro smentiscono e dicono che staranno «dalla parte di chi offrirà di più o di chi avrà il miglior piano industriale per creare valore agli azionisti».

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