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Gavio rilancia, possibile l’Opa su Impregilo

di Federico De Rosa

MILANO — Sullo sfondo, l'idea di risolvere una volta per tutte la questione con un'Opa c'è sempre stata. Ma anche la speranza di non doverci arrivare. Il sottile equilibrio che ha permesso di tenere coperti i giochi per il controllo di Impregilo adesso però si è rotto. E ieri Bruno Binasco, il presidente di Igli, la cassaforte che controlla il 29,9% del gruppo di costruzioni, ha deciso di uscire allo scoperto ammettendo che se non c'è altra soluzione per bloccare la scalata di Pietro Salini al general contractor «siamo pronti a difendere Impregilo anche con un'Opa». Il «siamo» è riferito ovviamente all'azionista di controllo del gruppo, Beniamino Gavio.
È la dichiarazione di guerra. Che forse Salini aspettava per dare il via all'affondo. A stretto giro il costruttore romano ha fatto sapere di non aver alcuna intenzione di mollare la presa e che, anzi «non è escluso che la partecipazione in Impregilo venga incrementata ulteriormente» rispetto all'attuale 25,3%, arrivando al 29,9% per pareggiare così i conti con Gavio in vista dell'assemblea del 3 maggio.
Assemblea che diventerà quasi certamente l'arena di un confronto che, stando alle dichiarazioni di intenti, si annuncia duro. All'ordine del giorno per il momento c'è l'approvazione del bilancio di Impregilo, ma Salini starebbe preparando una richiesta di integrazione che, visto lo scontro, equivale alla minaccia di Opa lanciata ieri dal fronte avversario. Il costruttore romano vorrebbe chiedere la revoca del consiglio di Impregilo e la nomina di un nuovo board. La richiesta di slittamento dell'assemblea sarebbe quindi funzionale al deposito delle candidature.
Certo la minaccia di un'Opa da parte del gruppo Gavio cambia i termini del confronto. È vero che anche Salini ha preso in considerazione la possibilità di un'Opa, per la quale servirebbe però almeno 1 miliardo di euro. E guardando nei bilanci del gruppo romano, una battaglia in assemblea sembrerebbe più alla portata.
Il gruppo di Tortona non avrebbe gradito il modo in cui Salini si è mosso. A dicembre dell'anno scorso, dopo aver messo insieme il 15% di Impregilo, il costruttore romano aveva chiesto un incontro a Gavio, che ha preferito però dirottare la richiesta sul consiglio del general contractor. Le diplomazie hanno tentato anche altre strade. Senza trovare però spiragli. E il rastrellamento si è trasformato in una scalata ostile. «Non siamo abituati a ricevere ultimatum a mezzo stampa — ha spiegato Binasco — e potremo valutare di difendere Impregilo anche con un'Opa, al momento opportuno nel pieno rispetto degli azionisti e delle autorità di vigilanza». Quanto alla possibilità di ascoltare la proposta dell'imprenditore romano «quando leggiamo titoli di giornale con "ultimatum" non capiamo e ci dispiace — ha aggiunto il manager —. Come sempre siamo disposti a parlare» anche con i Salini «ma solo in presenza di proposte serie e concrete. Che finora non si sono viste».

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