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Gavio gioca la carta Brasile su Impregilo

Impregilo vende (in parte) il Brasile. Con una mossa a sorpresa, Gavio spiazza il rivale Salini (e tutto il mercato) vendendo il 19% di Ecorodovias e stringendo un nuovo patto di sindacato sulla società carioca. Non solo: Impregilo gioca anche la carta buy-back che suona quasi come un’Opa parziale per liquidare gli altri soci.
Dopo giorni di battaglia a colpi di esposti alla Consob (uno di Salini e ben quattro dal fronte Gavio), i signori delle autostrade del Nord hanno deciso di passare ai fatti. Il socio brasiliano Primav, che ha il 45% di Ecorodovias, si è fatto avanti per comprare una parte del pacchetto di Impregilo, che ha il 29% della controllata brasiliana. Gli italiani incassano dunque liquidità (l’ammontare non è stato specificato, ma non sarebbe inferiore a 700 milioni di euro) e restano azionisti col 10%. Rimarranno in piedi gli attuali accordi industriali sul portafoglio lavori di Ecorodovias, ma si amplia la partnership strategica tra Impregilo e Almeida a tutto il Sud America e particolarmente in Brasile anche in previsione della Coppa del Mondo di calcio del 20144 e delle Olimpiadi del 2016. Assomiglia a una «poison pill» contro Salini: uno dei pilastri su cui si poggi il piano del gruppo romano è quello di, una volta fuse insieme Salini e Impregilo per creare il “campione nazionale” delle costruzioni, uscire dal business delle concessioni (peraltro ritenuto illegale da Salini perché in violazione dello statuto) e cedere proprio Ecorodovias. Letta in controluce, la mossa, squisitamente industriale, ha anche conseguenze non da poco nella battaglia in corso. La sensazione che ieri a caldo gli analisti finanziai avevano è che la famiglia di Tortona voglia fare terra bruciata attorno a Salini, cercando di spuntare le armi che ha in mano. Tuttavia con la vendita, seppur parziale, di Ecorodovias Gavio sembra dare implicitamente ragione a Salini quando sostiene la necessità di vendere le concessioni. La mossa del gruppo di Tortona è però più sottile perché Impregilo cede solo una quota e sul restante sigla un patto d’acciaio. Così facendo potrebbe essere più difficile per il gruppo romano vendere la quota residua, ammesso che vincerà la battaglia in assemblea. Da ambienti vicini a Impregilo, però, negano intrepretazioni dietrologiche spiegando che si tratta di un’offerta non sollecitata e recapitata dal socio brasiliano, quindi slegata al braccio di ferro con Salini. In ogni caso, niente (nè la vendita, né il buy-back) avverranno prima dell’assemblea del 12 e quindi nessun blitz anti-Salini. Chi in ogni caso non l’ha presa bene, è appunto Salini stesso. Il gruppo romano, che si è detto «stupito e vivamente preoccupato», ha criticato una decisione «frettolosa e distruttrice di valore» presa a sole tre settimane dall’attesa assemblea da un cda ancora non legittimato dagli azionisti e che anzi è a rischio di sfiducia e defenestrazione.
Oltre al Brasile, Impregilo ha anche ventilato l’ipotesi (da sottoporre prima al cda e poi in assemblea) un programma di buy-back sui titoli: la parte più rilevante è che il riacquisto sarebbe perfezionato con un’offerta pubblica di acquisto rivolta a tutti gli azionisti di Impregilo. È come se a Salini venisse offerta una via d’uscita. Sulla vexata quaestio, poi, se Impregilo stia o meno violando la legge gestendo delle concessioni, ieri al cda sono arrivati nuovi pareri legali, tra cui quello di Piergaetano Marchetti: Impregilo opera in pieno rispetto del suo oggetto sociale.

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