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«Gasdotto Tap, ora più export Così l’energia costerà di meno»

Da qualche mese si sta verificando una silenziosa rivoluzione. E il merito è di un gasdotto, il Tap, storicamente osteggiato e invece ora foriero di un’interessante opportunità per il Paese. Per la prima volta si stanno osservando situazioni di flusso inverso di gas. Da Sud verso Nord, il metano transita verso Svizzera e Nord Europa dal punto di uscita di Domodossola. Spiega Luca Schieppati, managing director del Tap (Trans Adriatic Pipeline), che «il presupposto è avere maggiore liquidità. E dopo tre mesi dall’apertura del metanodotto con punto di arrivo in Italia a Melendugno, in Puglia, abbiamo superato un miliardo di metri cubi. Per questo sta scendendo anche lo spread-Paese che penalizza storicamente l’Italia. Stiamo riducendo il differenziale di 2 euro a megawattora per il costo del gas all’ingrosso, frutto del risparmio per l’incontro tra domanda e offerta sulla Borsa del gas. I contratti sono ancorati al prezzo di mercato, con una velocità di adeguamento quasi immediata. In un paio di weekend di gennaio l’Italia ha esportato 60-70 milioni di metri cubi».

Considerando che la capacità di transito del Tap sul punto di approdo in Italia è di dieci miliardi di metri cubi all’anno, ciò significa che potrà prendere sempre più piede anche il concetto di reverse flow commerciale: gli operatori possono acquistare gas dalla borsa italiana col meccanismo virtuale di venderlo in Grecia in modo da favorire la commercializzazione sul mercato dell’area balcanica che pesa 2,5-3 milioni di metri cubi al giorno.

L’Unione europea vede il gas come ingrediente per la transizione energetica nell’area. Scontiamo ancora un alto consumo di carbone e lignite per la produzione di energia elettrica. Diventa centrale investire su questi gasdotti usando anche questo corridoio che parte dal Mar Caspio passando per la Turchia.

La volontà è quella di investire anche sulla gassificazione dell’Albania che si sta preparando per una sua stazione di regolazione. Ma è solo il primo step per raddoppiare la capacità di trasporto fino a 20 miliardi di metri cubi all’anno. E per trasportare anche idrogeno in miscela e biometano.

«Bisogna lavorare sulla compatibilità dei materiali studiando la capacità di risposta dell’acciaio e investendo sulle componenti, le saldature e le centrali di compressione — rileva Schieppati —. Stiamo valutando gli adeguamenti necessari per trasportare idrogeno fino al 10% della capacità complessiva».

Per questo anche Tap ha firmato una lettera alla Commissione Ue per promuovere una regolazione che consideri l’adeguamento delle infrastrutture esistenti sfruttando anche le risorse europee. L’impronta di carbonio in Italia è già minimizzata. A Melendugno ci sono delle caldaie elettriche che non emettono Co2 e per l’espansione della capacità di trasporto, in Grecia e Albania si sta valutando l’installazione di motori elettrici al posto delle turbine per i compressori. È già partita un’interlocuzione con le tre authority dell’energia dei tre Paesi con una proposta tecnico-commerciale.

Ci sono già state manifestazioni di interesse non vincolanti da parte del mercato, e se dovesse esserci una reale rispondenza si potrebbe partire con un progetto di espansione. La particolarità del Tap è che il cervello fisico di controllo del gasdotto è in Italia proprio a Melendugno, con una sede di backup a Brindisi. Con il suo centro di dispacciamento fisico e commerciale per la gestione della portata dei flussi.

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