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Gas, parte Snam-Fluxys è italo-belga la prima infrastruttura paneuropea

La chiede l’Unione Europea in quel documento che prende il nome di “Terzo pacchetto energia”. Il quale raccomanda la creazione di reti sovranazionali, sia per l’elettricità che per il gas. In modo da rendere più efficiente il sistema, sfruttare le infrastrutture che già esistono nei singoli paesi e diminuire la dipendenza dalle importazioni di idrocarburi, in particolare dalla Russia e dai paesi arabi. Se per l’energia elettrica siamo lontani anche soltanto dall’aver avviato un dialogo tra le società di gestione e i governi, per il gas il processo sembra aver preso una accelerazione significativa con un accordo appena sottoscritto tra due delle principali società di trasporto e distribuzione del metano. Un accordo che, per il momento, è soltanto un protocollo di intesa ma che entro la fine dell’anno si trasformerà in una società che avrà come azionisti il gruppo Snam e la società belga Fluxys. La finalità è quella di far confluire nella nuova “scatola” tutte le attività europee delle due aziende. Oltre settemila chilometri di tubi che potenzialmente daranno vita alla struttura portante della rete europea.

Milano L’ accordo tra gli italiani di Snam e i belgi di Fluxys prevede, per la fine del 2014, la nascita di una società per la gestione dei gasdotti di proprietà o di cui hanno quote di rilievo; con l’esclusione dei tubi nei rispettivi territorio nazionali. In sostanza, restano fuori,

per il momento, la rete italiana e quella belga. Basta seguire sulla cartina d’Europa le linee tracciate dai gasdotti e la loro posizione per capire che la joint venture controllerà gli snodi principali dei corridoi sud-nord ed est-ovest della futura rete europea. L’accordo dovrà essere poi sottoposto all’approvazione dell’Antitrust di Bruxelles e potrà, in seguito, essere aperto ad altre alleanze. Ma non c’è dubbio che il lavoro svolto dai manager delle due aziende, che si parlano già da un paio di anni, mette Snam e Fluxys in posizione di netto vantaggio rispetto ai concorrenti. E sposa le raccomandazioni di Bruxelles, dove il progetto – sostengono gli addetti ai lavori- è tenuto già in considerazione. Come, del resto, rivela l’ammini-stratore delegato del gruppo italiano Carlo Malacarne che da tempo sta lavorando all’operazioneo assieme al suo omologo belga Walter Peeraer. «Non abbiamo fatto altro che cogliere quanto già prevede la terza direttiva della Ue, ovvero la creazione di reti europee per un mercato unico dell’energia. Tutti i mercati – prosegue – sono ormai regolati, quello su cui si deve lavorare è la progressiva armonizzazione di regole e direttive a ciascun livello nazionale. Oltre a eliminare alcuni colli di bottiglia che non permettono di sfruttare al meglio le infrastrutture esistenti, come tra Francia e Spagna, ad esempio». Ma quali sono i vantaggi dell’alleanza che andrà a concludersi nei prossimi mesi? «Fondamentale sarà lavorare sull’interconnessione delle reti tra i due gruppi – spiega ancora il manager – perché questo migliora la sicurezza degli approvvigionamenti, garantisce una maggiore flessibilità e liquidità del mercato. Non solo: sarà possibile sottoscrivere un contratto unico di trasporto, anche quando il gas deve attraversare più nazioni, con un risparmio per tutto il sistema». Vediamo nel dettaglio il progetto. Il nucleo originario della futura società di gestione è l’Interconnector, il gasdotto che passa sotto la Manica e che collega la Gran Bretagna al Belgio, di cui Snam/Fluxys detengono congiuntamente il 31% delle quote come unico socio industriale. Da qui parte la collaborazione dei due gruppi che si allargherà agli altri asset che verranno messi in comune. I belgi hanno quote nell’altra infrastruttura sotto la Manica, la Bbl Pipeline (tra Inghilterra e i Paesi Bassi). A cui vanno aggiunte le due reti tedesche: il Nel, che riceve il gas della Russia sul Baltico e lo porta fino al cuore della Ruhr; il Tenp, che attraversa la Germania fino alla Svizzera e il Transitgas, dalla Svizzera fino ai confini italiani. Questi ultimi due, già di proprietà di Eni, sono stati rilevati da una cordata guidata da Fluxys quando l’Antitrust europeo ha imposto al numero uno degli idrocarburi italiani di separare le sue attività nella distribuzione di gas europeo. In aggiunta, Fluxys può disporre della quota di controllo del rigassificatore in costruzione a Dunkerque, che sarà uno dei più grandi d’Europa con i suoi 13 miliardi di metri cubi di capacità. Dall’altra parte, gli asset che verranno conferiti da Snam sono inferiori di numero ma hanno una maggiore estensione chilometrica. Per la fine dell’anno, dovrebbe essere chiusa l’operazione che porterà il Tag, il gasdotto che parte dal cuore dell’Austria dove si trova il punto di snodo del gas russo che passa dall’Ucraina e arriva al Tarvisio, a essere ceduto dalla Cassa Depositi Prestiti a Snam e a questo punto passato alla joint-venture. Sull’asse nord-sud, Snam metterà a disposizione la sua quota nel Tigf, cinquemila chilometri di tubi che corrono per tutto il sud della Francia, società rilevata l’anno scorso da Total, insieme al colosso dell’energia Edf e al fondo sovrano di Singapore: dispone di 5,7 miliardi di metri cubi di capacità di stoccaggio, pari al 20 per cento della capacità complessiva francese. Una alleanza in cui Snam gioca il ruolo di socio industriale. Ed è in questo quadrante d’Europa che si gioca una partita importante per la costruzione della futura rete europea. Tra Francia e Spagna, come anticipato da Malacarne, si trova uno dei colli di bottiglia della distribuzione del metano. Nella penisola iberica ci sono ben sei rigassificatori (cinque in Spagna uno in Portogallo) e soffrono di lunghi periodi di inattività. Sia per il calo della domanda degli ultimi anni, dovuto alla crisi, sia perché al momento c’è solo un gasdotto che collega i due paesi mediterranei. In sostanza, la Spagna potrebbe esportare molto più gas di quanto stia facendo in questo momento, a patto che venga costruita una nuova linea che passi i Pirenei. Secondo i ben informati, non è escluso che già a partire dal prossimo anno si inizi a lavorare al progetto che potrebbe vedere alleati Snam/Fluxys da una parte e dall’altro lato del confine la spagnola Enagas, interessata al progetto viste le sue partecipazioni nei rigassificatori iberici. Tutto questo avrà ricadute anche sull’Italia. Le infrastrutture di cui dispone Snam nel nostro paese fanno parte della spina dorsale del sistema europeo. Perché idealmente mettono in collegamento il gas in arrivo da Algeria e Libia (attraverso il metanodotto sottomarino Greenstream) fino ai giacimenti del Mare del Nord. E un domani ( vedi pezzo qui a fianco) lo stesso può avvenire con il gas del consorzio internazionale che sta lavorando al tubo sotto il canale di Otranto e che porterà in Italia la materia prima estratta nei giacimenti dell’Azerbaijan. Il fatto di diventare l’hub del gas nel cuore del Mediterraneo comporterà vantaggi per l’Italia, a partire da una diminuzione delle bollette dei consumatori? Questo è uno – anche se non il solo – dei possibili vantaggi dell’operazione. Come spiega ancora Malacarne: «Indubbiamente, se l’Italia è solo un paese di arrivo della materia prima il prezzo delle forniture è dato da quello del contratto più le spese di trasporto. Se, invece, ho la possibilità anche di spedirlo altrove, posso massimizzare i risparmi sui costi di trasporto, agire sui prezzi di mercato del gas e vendere i servizi associati. Tutto questo, per l’Italia potrebbe sicuramente essere un vantaggio ». C’è un ultima considerazione a favore dell’alleanza tra le due utility, per nulla marginale. Sia Snam che Fluxys hanno una proprietà prevalentemente pubblica. Snam è tra le disponibilità di Cassa Depositi Prestiti che ne possiede il 30%. Fluxys per il 77,7% appartiene Publigas, una holding le cui quote sono parcellizzate tra le varie aziende delle municipalità locali. Mentre il 20% appartiene alla Caisse de depot et placement du Quebec. Un azionariato ritenuto, dagli addetti ai lavori, stabile e di lungo periodo. E la scatola che verrà creata mettendo in comune gli asset, un domani potrebbe attirare anche investitori istituzionali specializzati nelle attività regolate. Se non addirittura quotata in Borsa. Ma si tratta di ipotesi, il percorso sebbene già avviato nella sua strategia è ancora all’inizio. Nel grafico, come sarà la nuova rete integrata Snam Rete Gas-Fluxys Nella foto qui sotto, una centrale della Fluxys, la compagnia belga del gas con cui Snam ha realizzato un accordo

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