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Gas, Eni fa il bis in Mozambico

Dieci «buchi», dieci centri. Un record. L’Eni si consola così, nell’offshore del Mozambico, con un nuovo maxi-ritrovamento di gas che porta con sé la fondata speranza di avere messo le mani su altre consistenti risorse di idrocarburi, questa volta forse anche di petrolio. Una buona notizia, che serve a stemperare le preoccupazioni legate invece all’andamento della situazione in Libia e in Nigeria, due paesi chiave per il Cane a sei zampe, dove le produzioni viaggiano invece a ritmo ridotto per i disordini interni.
È l’ultimo dei dieci pozzi perforati al largo delle coste del Mozambico a rendere da ieri particolarmente soddisfatti gli uomini dell’Eni. «Ai 2.650 miliardi di metri cubi di gas che avevamo già scoperto ne possiamo aggiungere tra i 180 e i 250 miliardi», spiega l’amministratore delegato Paolo Scaroni. Il che significa che il gruppo di San Donato aggiungerà al suo portafoglio una quantità di gas pari a 4 anni di consumi italiani. Un gas, si badi bene, che non arriverà in Italia, visto che il suo mercato di vendita più che probabile sarà l’Asia. Ma l’ordine di grandezza è quello, paragonabile alla prima scoperta effettuata nel Paese africano nell’ottobre di due anni fa, nell’area di Mamba. Da allora lo sviluppo è stato superiore alle aspettative, e all’Eni confidano che il copione si possa in qualche misura replicare.
A spingere in questa direzione il fatto che da un punto di vista geologico la nuova scoperta (il campo Agulha) viene da tutt’altra formazione, e che si tratti quindi di un nuovo tema completamente da esplorare nelle sue potenzialità (di un nuovo «play», come si dice nel gergo dei petrolieri). «Lo approfondiremo nel 2014 — aggiunge Scaroni — non vogliamo far nascere speranze che non saremo in grado di confermare per un anno, però si tratta certamente di una scoperta paragonabile alla prima che abbiamo fatto in Mozambico».
Reduce da un incontro con il primo ministro iracheno Nuri al-Maliki («abbiamo migliorato la redditività del progetto di Zubair») Scaroni non commenta la situazione in Libia e in Algeria. Tripoli, al momento, produrrebbe all’incirca 100 mila barili al giorno, un quindicesimo della sua quota «normale». In Nigeria l’Eni soffre meno dei suoi concorrenti. Ma la sua produzione giornaliera di idrocarburi non potrà non risentirne anche nel secondo semestre.

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