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Gare, il contenzioso è un salasso

Nuovo salasso per le cause sugli appalti. La giustizia tartassa il contenzioso amministrativo in generale, ma la mano pesante si fa sentire soprattutto nel contenzioso sulle procedure di gara pubblica. Il disegno di legge stabilità per il 2013, attualmente all’esame della camera, fa leva sul contributo unificato per fare cassa e attacca i processi che si svolgono davanti ai tribunali amministrativi regionali e al consiglio di stato. L’effetto immediato sarà di rendere antieconomico il ricorso al giudice amministrativo con possibile incremento del flusso di denunce alla magistratura penale (per la denuncia non si deve versare il balzello in questione). Le disposizioni in discussione contengono anche una possibile beffa quando l’impresa ha ragione, propone ricorso e la stazione appaltante ritira l’atto: l’impresa sarà multata con una sanzione pari al contributo unificato. Come dire «hai sostanzialmente vinto, ma devi pagare lo stesso il disturbo arrecato alla giustizia».

Ecco tutte le novità in itinere.

Contributo salato. Viene innalzato il contributo unificato e i relativi incassi saranno destinati al miglioramento dei servizi inerenti alla giustizia.

In particolare viene elevato l’importo del contributo unificato per le controversie di competenza del giudice amministrativo.

Così si eleva da 1.500 a 1.800 euro il contributo unificato dovuto per le controversie cui si applica il rito abbreviato disciplinato dal Codice del processo amministrativo (articolo 119).Si sostituisce ai 4 mila euro, attualmente previsti per tutte le controversie in tema di affidamento di pubblici lavori e di provvedimenti adottati dalle autorità amministrative indipendenti, una disciplina del contributo unificato diversificata in ragione del valore della controversia (portando il contributo dal valore minimo di 2 mila euro a quello massimo di 6 mila euro).

Si eleva da 600 a 650 euro il contributo unificato dovuto per i restanti tipi di ricorsi amministrativi e anche per il ricorso straordinario al presidente della repubblica.

Appello. Il contributo unificato nel processo amministrativo (disciplinato dall’articolo 13, comma 6-bis, del T.u. delle spese di giustizia) è aumentato sempre della metà per i giudizi di impugnazione.

Gli effetti. Un processo sugli appalti, considerato anche il fatto che le imprese pur di aggiudicarsi la commessa praticano forti ribassi, rischia di diventare antieconomico, soprattutto per la fascia media delle gare di importo da 200 mila euro a un milione.

La percentuale di utile di impresa rischia, infatti, di essere completamente decurtata dalle spese vive di giustizia e in particolare dal contributo unificato.

Basti pensare all’ipotesi in cui occorra proporre il ricorso in primo e in secondo grado per arrivare a cifre notevoli. Nella fascia fino a un milione di euro, primo e secondo grado fruttano allo stato 10 mila euro e nella fascia superiore si arriva a 15 mila euro. Senza contare la parcella dell’avvocato.

Se poi occorresse presentare motivi aggiunti di ricorso (una sorta di ricorso bis su atti non conosciuti prima) si è assoggettati a un prelievo raddoppiato e le cifre già alte diventano astronomiche.

Da qui la possibilità che l’impresa, tagliata fuori da una gara di appalto oppure non risultata vincitrice e che intenda far valere i propri diritti, se non vuole sobbarcarsi le spese di giustizia, avrà come unica alternativa quella della giustizia penale, che rischia di espandersi, magari non sempre a proposito: l’illegittimità di un atto non significa che necessariamente sia stato commesso un reato.

Un altro ripiego, nell’ottica di risparmiare sull’esercizio del diritto di difesa, ma non veloce come un ricorso al Tar con la corsia preferenziale, sarebbe il ricorso al capo dello stato (costa appena 650 euro).

E gli effetti collaterali riguardano anche l’attività dell’avvocato. Il legale deve fare presente tutti i possibili costi del contenzioso e deve mettere in evidenza gli oneri lievitati del contributo unificato. Altro riflesso concerne la necessità di mettere in capo gli istituti previsti dall’ordinamento che possano avere l’effetto di risolvere la controversia senza ricorrere alla magistratura. In materia di appalti questa strada può essere battuta, ad esempio, con l’informativa preventiva sull’intenzione di proporre un ricorso giurisdizionale (articolo 243-bis del codice dei contratti pubblici): si espongono direttamente alla stazione appaltante i motivi di ricorso e la p.a. ha l’obbligo di rispondere.

Peraltro anche in sede di esecuzione la legge prevede forme di conciliazione e accordo bonario che, bilanciando maggiori costi e benefici, potranno risultare maggiormente appetibili.

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